Benvenuti nel mio salotto virtuale, un luogo dove posso condividere le mie passioni con chi passa da qui. Si parla di piccole chicche quotidiane, di curiosità lontane e vicine, di storie locali e non solo. Mettetevi comodi e partiamo per un lungo viaggio.
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sabato 7 settembre 2024

Maria Antonietta. La trilogia

Mia madre amava gloriarsi del fatto che le sue numerose figlie fossero 'offerte sacrificali per la politica'. Non ho mai osato confessare a mia madre, imperatrice del Sacro Romano Impero, che quella frase mi terrorizzava più di quanto potesse pensare. Ogni volta che la pronunciava, la mia immaginazione dipingeva un quadro a forti tinte di Abramo e Isacco. Inflessibile nel suo atteggiamento pragmatico, Maman ci preparò ad accettare i nostri destini non solo con grazia e serenità, ma anche senza tanto clamore. Così ero stata educata ad aspettarmi, con la stessa certezza che l’estate segue alla primavera, che un giorno la mia vita spensierata di più giovane arciduchessa d’Austria sarebbe cambiata per sempre. Quel che non avevo previsto era che il giorno in questione sarebbe arrivato tanto presto

sabato 22 giugno 2024

La scuola degli specchi

Mia madre non mi spiegò molto. Mi disse che sarei dovuta andare a servizio. Non era ciò che lei o il mio defunto padre avevano sperato per me, ma così doveva essere. Avrei potuto cavarmela bene, se solo avessi imparato in fretta, o meglio, se avessi imparato a compiacere. Sempre, non solo quando ti conviene, perché sei una fanciulla capricciosa, disposta ad ascoltare tutti tranne la tua carne e il tuo sangue. Avrei forse dovuto immaginare quale affare aveva concluso in mio nome? Forse, ma ero ancora una bambina, anche se avevo già compiuto tredici anni. Non sapevo indovinare il pericolo nel silenzio delle parole. Non conoscevo la sequenza di passi nella danza del sacrificio e del tradimento 

martedì 10 ottobre 2023

L’abbazia di Northanger

Nessuno, vedendo Catherine Morland da bambina, avrebbe mai immaginato che fosse destinata a diventare un’eroina. La condizione sociale, il carattere del padre e della madre, il suo stesso aspetto e il temperamento: tutto era contro di lei”. Così inizia il romanzo di Jane Austen, noto per essere un’opera minore dell’autrice, carico di parodie, tanto da prendere in giro il genere gotico sentimentale in voga tra il XVIII e il XIX secolo. Se lo paragono agli altri romanzi, lo considero atipico e ben lontano dalle eroine descritte nei suoi romanzi più popolari.  La protagonista Catherine Morland è molto diversa dalle eroine austeniane perché non è bellissima e non ha doti particolari; il suo carattere non include quella spiccata intelligenza di Elizabeth tratto dal romanzo Orgoglio e Pregiudizio; ancora, se diamo uno sguardo alla figura di Ann di Persuasione non è audace, o se la paragoniamo alle eroine di Ragione e Sentimento non segue la razionalità o la passione.

martedì 17 gennaio 2023

La ragazza con la macchina da scrivere

E’ una verità universalmente riconosciuta che una donna in possesso di una lunga storia abbia bisogno di una memoria adeguata. Senza memoria, ogni cosa perde di valore e di utilità, come ad esempio l’oggettino insignificante che stringi tra le dita: freddo al tatto, liscio, di forma circolare e senza alcun valore. L’hai ritrovato nella tasca del soprabito, avvolto in un fazzoletto che riporta le tue iniziali da signorona coronate da una ghirlanda di fiorellini a punto croce: D.B.,Dalia Buonaventura

giovedì 17 novembre 2022

Incipit: La grande pioggia

Era l’ora del giorno che Ransome amava di più, quella in cui, seduto sulla veranda, sorseggiava il suo cognac e guardava la luce dorata del sole inondare i banani, la casa giallogrigia, le piante rampicanti scarlatte, prima che l’astro, con un tuffo improvviso, precipitasse sotto l’orizzonte, abbandonando l’intero paese alle tenebre. Era uno spettacolo prodigioso, quello, per lui, uomo nordico, abituato ai lunghi crepuscoli viola dell’Inghilterra settentrionale: era come se, improvvisamente, il mondo intero si arrestasse per un secondo e poi scivolasse rapido in un abisso di tenebre. Per Ransome c’era sempre un’ombra di terrore primitivo nei tramonti indiani

domenica 5 dicembre 2021

La ragazza dei colori

Le lancette del tempo saltano da un’epoca all’altra, tra i giorni nostri e gli anni della Seconda guerra. La trama attraversa forti sentimenti mescolati con la responsabilità, la passione, il dolore e la gioia, in più, c’è un altro elemento ben inquadrato in ogni capitolo: l’incognita di scegliere se condividere le proprie emozioni svelando il passato oppure decidere di tacere. La base della trama sono i colori, per cui ogni oggetto, ogni impulso e ogni emozione si tinge di luce propria o di oscurità, e sono capaci di penetrare e scavare ogni attimo della vita. I colori si espandono e cambiano forma quando la protagonista riceve in dono una valigia strapiena di disegni, perché contengono immagini appartenenti a un passato oscuro. 

sabato 2 gennaio 2021

Il profumo sa chi sei

Elena Rossini ha un raro dono, quello di avere un perfetto olfatto, il cui principale e automatico effetto le ha consentito di creare dei profumi speciali adattandoli in base alla personalità dei suoi clienti. A Parigi la sua profumeria è molto popolare ed è diventata una garanzia di ottima qualità, e per ogni cliente sa che otterrà un’essenza perfetta. Per Elena creare profumi è uno stile di vita iniziata quand’era piccina, e la sua grandiosità è parte essenziale della sua natura ereditata dai familiari, in primis grazie ai consigli e agli insegnamenti ricevuti dalla nonna. 

domenica 20 settembre 2020

RIP Rossana

Non ho trovato il comunismo in casa, questo è certo. È neanche la politica. E poi dell’infanzia non ricordo quasi niente, e poco dei primi sette anni nei quali -secondo Marina Cvetaeva- tutto sarebbe già compiuto. Non ho nostalgie di un’età felice né risentimenti per lacrime versate nella notte. Dev’essere stata un’infanzia comune, affettuosa, un’anticamera, una crisalide dalla quale avevo fretta di uscire per svolazzare a mo’ di farfalla. Tutti mi sembravano farfalle salvo i bambini

martedì 11 agosto 2020

Possessione. Una storia romantica

Il libro era spesso e nero e coperto di polvere. La copertina era incurvata e grinzosa; doveva essere stato maltrattato, ai suoi tempi. La costola non c’era più, o meglio sporgeva tra i fogli come un segnalibro voluminoso. Un nastro bianco sporco, legato con un bel fiocco, avvolgeva più volte il volume. Il bibliotecario lo porse a Roland Michell, che lo aspettava seduto nella sal di lettura della London Library. Il libro era stato prelevato dallo scaffale protetto n. 5, in cui era normalmente custodito tra le Pranks of Priapus e the Graecian Way of Love. Erano le dieci del mattino di un giorno di settembre del 1986. Roland sedeva al tavolo singolo che prediligeva, nascosto da una colonna quadrata che tuttavia non gli impediva di vedere l’orologio sopra il caminetto

lunedì 3 agosto 2020

La stanza della tessitrice

Un capo d’abbigliamento non è soltanto un pezzo di stoffa da utilizzare per proteggere o coprire un corpo, deve avere anche la capacità di emettere emozioni a chi lo indossa e a chi lo osserva. Un vestito deve risaltare l’anima, ogni creazione deve proteggere e offrire sicurezza, e ogni corpo deve avere un abito creato su misura per esaltare il carattere e il lato nascosto di chi lo indossa. Queste capacità non riguardano soltanto gli abiti nuovi e mai indossati, ma anche quelli vecchi, quelli rinchiusi in un armadio, perché ogni capo indossato può donare emozioni, ogni piccolo e insignificante straccio è capace di trasformarsi in una nuova vita.

mercoledì 29 luglio 2020

Storia della bambina perduta

A partire dall’ottobre 1976 e fino a quando, nel 1979, non tornai a vivere a Napoli, evitai di riallacciare rapporti stabili con Lila. Ma non fu facile. Lei cercò quasi subito di rientrare a forza nella mia vita e io la ignorai, la tollerai, la subii. Anche se si comportava come se non desiderasse altro che starmi vicina in un momento difficile, non riuscivo a dimenticare il disprezzo con cui mi aveva trattata
Sono salita in ascensore, mi sono chiusa nel mio appartamento. Ho esaminato le bambole con cura, ne ho sentito l’odore di muffa, le ho disposte contro i dorsi dei miei libri. Nel constatare che erano povere e brutte mi sono sentita confusa. A differenza che nei racconti, la vita vera, quando è passata, si sporge non sulla chiarezza ma sull’oscurità. Ho pensato: ora Lila si è fatta vedere così nitidamente, devo rassegnarmi a non vederla più

domenica 26 luglio 2020

La rilegatrice di storie perdute

Un libro da restaurare contiene un segreto nascosto e ben custodito in una minuscola tasca ricavata tra la copertina e la controguardia. 
Il segreto fu riportato in una lettera scritta a mano nell’800 in lingua tedesca da una misteriosa donna, Clarice Marianne Von Harmer, una signora con alle spalle un passato triste e doloroso, perché perse i genitori quando era piccola e adottata dagli zii, e per controllare il suo patrimonio fu promessa sposa a un uomo che venne assassinato e poi data in sposa a un uomo violento. Chi scrisse la lettera non fu una donna qualunque, ma una signora benestante e colta con la passione della lettura, e in un momento difficile conobbe per caso un rilegatore che le insegnò di nascosto dalla società l’arte della legatura. Clarice divenne un’apprendista e un’abile rilegatrice in un periodo nel quale le donne non potevano esercitare la professione, e quando dopo l’ennesima violenza fisica e psicologica fuggì di casa usò le sue competenze per mantenersi economicamente aprendo un laboratorio di legatura; ebbe un enorme successo.

sabato 20 giugno 2020

Nel ritmo del piacere

“È una notte di lunedì al Brighton Dome, due settimane prima dell’uscita di Girls on Film, il nostro terzo singolo. Una settimana dopo il mio ventunesimo compleanno.
Le luci si abbassano e attacca Tel Aviv. Per l’apertura abbiamo scelto un’accattivante traccia strumentale in stile mediorientale dal nostro novo album. Per avvisare il pubblico che lo show sta per cominciare.
Ma sta capitando qualcosa di strano. Nessuno di noi riesce a sentire la musica. Che succede tra il pubblico? È il suono della folla che si fa sempre più rumorosa. Un continuo crescendo. Un coro.
Sono urla

sabato 16 maggio 2020

Mia cugina Rachele di Daphne Du Maurier


Una volta gli assassini venivano impiccati a Four Turnings. Ora non più. Ora un assassino paga il filo del suo delitto a Bodmin, dopo aver subito il suo bravo processo alle Assise. Vale a dire che, se la legge lo dichiara colpevole, è la sua coscienza per primo a ucciderlo. Meglio così. È come un’operazione chirurgica. È il corpo, benché venga sepolto nella fossa comune, ha un funerale, modesto. Quando ero ragazzino le cose andavano diversamente. Ricordo di aver visto un impiccato all’incrocio delle quattro strade. Aveva tutto il corpo spalmato di catrame perché si conservasse. Rimase appeso così per cinque settimane, e alla quarta lo vidi. Penzolava dalla forca tra terra e cielo o, per usare un’espressione di mio cugino Ambrose, tra il Paradiso e Inferno. Mio cugino lo punzecchiò col bastone. Mi pare ancora di vederlo oscillare, come uno spaventapasseri appeso a un palo. La pioggia aveva fatto marcire i suoi calzoni e sfilacciature di stoffa gli pendevano dalle gambe, gonfie come fossero di carta inzuppata

venerdì 24 aprile 2020

La macchia umana di Philip Roth

Fu nell’estate del 1998 che il mio vicino Coleman Silk (che prima di andare in pensione, due anni addietro, era stato per una ventina di anni professore di lettere classiche al vicino Athena College, dove per altri sedici aveva fatto il preside di facoltà), mi confidò che all’età di settantun anni aveva una relazione con una donna delle pulizia trentaquattrenne che lavorava al college. Due volte la settimana questa donna puliva anche l’ufficio postale, una piccola baracca rivestita di scandole grigie che pareva aver protetto una famiglia di braccianti dai venti della Dust Bowl negli anni trenta e che, piantata solinga e derelitta a metà strada tra la pompa di benzina e l’emporio, fa sventolare la bandiera americana all’incrocio delle due strade che caratterizzano il centro commerciale di questa cittadina di montagna

La ragazza del Lion d’Or

Negli anni trenta i giornali francesi fornivano al pubblico una miscela di dicerie, voci tendenziose e inesattezze; di solito ce n’erano in abbondanza per tutti i gusti. In una serena giornata di novembre, un quotidiano nazionale in vendita per le vie di Parigi pubblicò in prima pagina tre articoli. Il primo riportava le ultime novità sulle indagini relative alla morte di un ministro di gabinetto, Roger Salengro, ritrovato cadavere dalla cameriera nel suo appartamento di Lilla. Il secondo riguardava alcuni strascichi dell’affare Stavisky, un caso di corruzione negli ambienti dell’alta finanza in cui soltanto la fine sospetta del protagonista, due anni prima, aveva impedito che restasse coinvolto un numero ancora più nutrito di personaggi influenti. Il terzo articolo occupava non più di un paragrafo in fondo alla pagina

sabato 14 marzo 2020

Biancaneve e i Sette Nani Amigurumi

Tanto tanto tempo fa, un lontanissimo paese posto ai confini della terra era saggiamente governato da un Re e una Regina. Il Re era giusto e saggio e le Regina era tanto bella e tanto buone che tutti i suoi sudditi l’amavano di grandissimo amore. Eppure, malgrado in quel regno la vita sembrasse trascorrere felicemente, la Regina portava nel cuore una malinconica tristezza. Non avevano un figlio, ed ella lo desiderava immensamente. Trascorreva così le sue giornate nell’attesa, con questo acuto, profondo desiderio nel cuore e molto difficile le riusciva di sorridere. Un giorno –si era d’inverno- la buona Regina stava ricamando accanto alla finestra del suo palazzo un bel lenzuolo bianchissimo, e si divertiva a vedere scendere dal cielo i candidi fiocchi di neve, allorché, certamente per distrazione, si punse un dito. Tre piccole gocce di sangue caddero sulla candida tela del lenzuolo e, per un istante, brillarono come tre bellissimi rubini

domenica 23 febbraio 2020

Storia di chi fugge e di chi resta

Ho visto Lila per l’ultima volta cinque anni fa, nell’inverno del 2005. Stavamo passeggiando di buon mattino lungo lo stradone e, come ormai da anni, non riuscivamo a sentirci a nostro agio. Parlavo solo io, mi ricordo: lei canterellava, salutava gente che nemmeno rispondeva, le rare volte che mi interrompeva pronunciava solo frasi esclamative, senza un nesso evidente con ciò che dicevo. Erano successe negli anni troppe cose brutte, alcune orribili, e per ritrovare la via della confidenza avremmo dovuto dirci pensieri segreti, ma io non avevo la forza di trovare le parole e lei, che forse la forza ce l’aveva, non ne aveva voglia, non ne vedeva l’utilità. Le volevo comunque molto bene e quando venivo a Napoli cercavo sempre di incontrarla, anche se, devo dire, ne avevo un po’ paura. Era cambiata molto

sabato 1 febbraio 2020

Storia del nuovo cognome

Nella primavera del 1966 Lila, in uno stato di grande agitazione, mi affidò una scatola di metallo che conteneva otto quaderni. Disse che non poteva più tenerli in casa, temeva che il marito li leggesse. Portai via la scatola senza fare commenti, a parte qualche accenno ironico al troppo spago che le aveva stretto intorno. In quella fase i nostri rapporti erano pessimi, ma pareva che li considerassi tali solo io. Lei, le rare volte che ci vedevamo, non manifestava nessun imbarazzo, era affettuosa, mai che le sfuggisse una parola ostile. Quando mi chiese di giurare che non avrei aperto la scatola per nessun motivo, giurai. Ma appena in treno sciolsi lo spago, tirai fuori i quaderni, cominciai a leggerli. Non era un diario, anche se figuravano dettagliati resoconti di fatti della sua vita a partire dalla fine delle elementari. Pareva piuttosto la traccia di una cocciuta autodisciplina alla scrittura 

domenica 19 gennaio 2020

L’amica geniale

La volta che Lila e io decidemmo di salire per le scale buie che portavano, gradino dietro gradino, rampa dietro rampa, fino alla porta dell’appartamento di don Achille, cominciò la nostra amicizia. Mi ricordo la luce violacea del cortile, gli odori di una serata tiepida di primavera. Le mamme stavano preparando la cena, era ora di rientrare, ma noi ci attardavamo sottoponendoci per sfida, senza mai rivolgerci la parola, a prove di coraggio. Da qualche tempo, dentro e fuori la scuola, non facevamo che quello. Lila infilava la mano e tutto il braccio nella bocca nera di un tombino, e io lo facevo subito dopo a mia volta, col batticuore, sperando che gli scarafaggi non  mi corressero su per la pelle e i topi non mi mordessero. Lila s’arrampicava fino alla finestra a pianterreno della signora Spagnuolo, s’appendeva alla sbarra di ferro dove passava il filo per stendere i panni, si dondolava, quindi si lasciava andare giù sul marciapiede, e io lo facevo subito dopo a mia volta, pur temendo di cadere e farmi  male. Lila s’infilava sotto pelle la rugginosa spilla francese che aveva trovato per strada non so quando ma che conservava in tasca come regalo di una fata, e io osservavo la punta di metallo che le scavava un tunnel biancastro nel palmo, e poi, quando lei l’estraeva e me la tendeva, facevo  lo stesso