Benvenuti nel mio salotto virtuale, un luogo dove posso condividere le mie passioni con chi passa da qui. Si parla di piccole chicche quotidiane, di curiosità lontane e vicine, di storie locali e non solo. Mettetevi comodi e partiamo per un lungo viaggio.
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giovedì 17 novembre 2022

Incipit: La grande pioggia

Era l’ora del giorno che Ransome amava di più, quella in cui, seduto sulla veranda, sorseggiava il suo cognac e guardava la luce dorata del sole inondare i banani, la casa giallogrigia, le piante rampicanti scarlatte, prima che l’astro, con un tuffo improvviso, precipitasse sotto l’orizzonte, abbandonando l’intero paese alle tenebre. Era uno spettacolo prodigioso, quello, per lui, uomo nordico, abituato ai lunghi crepuscoli viola dell’Inghilterra settentrionale: era come se, improvvisamente, il mondo intero si arrestasse per un secondo e poi scivolasse rapido in un abisso di tenebre. Per Ransome c’era sempre un’ombra di terrore primitivo nei tramonti indiani

domenica 20 settembre 2020

RIP Rossana

Non ho trovato il comunismo in casa, questo è certo. È neanche la politica. E poi dell’infanzia non ricordo quasi niente, e poco dei primi sette anni nei quali -secondo Marina Cvetaeva- tutto sarebbe già compiuto. Non ho nostalgie di un’età felice né risentimenti per lacrime versate nella notte. Dev’essere stata un’infanzia comune, affettuosa, un’anticamera, una crisalide dalla quale avevo fretta di uscire per svolazzare a mo’ di farfalla. Tutti mi sembravano farfalle salvo i bambini

martedì 11 agosto 2020

Possessione. Una storia romantica

Il libro era spesso e nero e coperto di polvere. La copertina era incurvata e grinzosa; doveva essere stato maltrattato, ai suoi tempi. La costola non c’era più, o meglio sporgeva tra i fogli come un segnalibro voluminoso. Un nastro bianco sporco, legato con un bel fiocco, avvolgeva più volte il volume. Il bibliotecario lo porse a Roland Michell, che lo aspettava seduto nella sal di lettura della London Library. Il libro era stato prelevato dallo scaffale protetto n. 5, in cui era normalmente custodito tra le Pranks of Priapus e the Graecian Way of Love. Erano le dieci del mattino di un giorno di settembre del 1986. Roland sedeva al tavolo singolo che prediligeva, nascosto da una colonna quadrata che tuttavia non gli impediva di vedere l’orologio sopra il caminetto

mercoledì 29 luglio 2020

Storia della bambina perduta

A partire dall’ottobre 1976 e fino a quando, nel 1979, non tornai a vivere a Napoli, evitai di riallacciare rapporti stabili con Lila. Ma non fu facile. Lei cercò quasi subito di rientrare a forza nella mia vita e io la ignorai, la tollerai, la subii. Anche se si comportava come se non desiderasse altro che starmi vicina in un momento difficile, non riuscivo a dimenticare il disprezzo con cui mi aveva trattata
Sono salita in ascensore, mi sono chiusa nel mio appartamento. Ho esaminato le bambole con cura, ne ho sentito l’odore di muffa, le ho disposte contro i dorsi dei miei libri. Nel constatare che erano povere e brutte mi sono sentita confusa. A differenza che nei racconti, la vita vera, quando è passata, si sporge non sulla chiarezza ma sull’oscurità. Ho pensato: ora Lila si è fatta vedere così nitidamente, devo rassegnarmi a non vederla più

sabato 16 maggio 2020

Mia cugina Rachele di Daphne Du Maurier


Una volta gli assassini venivano impiccati a Four Turnings. Ora non più. Ora un assassino paga il filo del suo delitto a Bodmin, dopo aver subito il suo bravo processo alle Assise. Vale a dire che, se la legge lo dichiara colpevole, è la sua coscienza per primo a ucciderlo. Meglio così. È come un’operazione chirurgica. È il corpo, benché venga sepolto nella fossa comune, ha un funerale, modesto. Quando ero ragazzino le cose andavano diversamente. Ricordo di aver visto un impiccato all’incrocio delle quattro strade. Aveva tutto il corpo spalmato di catrame perché si conservasse. Rimase appeso così per cinque settimane, e alla quarta lo vidi. Penzolava dalla forca tra terra e cielo o, per usare un’espressione di mio cugino Ambrose, tra il Paradiso e Inferno. Mio cugino lo punzecchiò col bastone. Mi pare ancora di vederlo oscillare, come uno spaventapasseri appeso a un palo. La pioggia aveva fatto marcire i suoi calzoni e sfilacciature di stoffa gli pendevano dalle gambe, gonfie come fossero di carta inzuppata

venerdì 24 aprile 2020

La macchia umana di Philip Roth

Fu nell’estate del 1998 che il mio vicino Coleman Silk (che prima di andare in pensione, due anni addietro, era stato per una ventina di anni professore di lettere classiche al vicino Athena College, dove per altri sedici aveva fatto il preside di facoltà), mi confidò che all’età di settantun anni aveva una relazione con una donna delle pulizia trentaquattrenne che lavorava al college. Due volte la settimana questa donna puliva anche l’ufficio postale, una piccola baracca rivestita di scandole grigie che pareva aver protetto una famiglia di braccianti dai venti della Dust Bowl negli anni trenta e che, piantata solinga e derelitta a metà strada tra la pompa di benzina e l’emporio, fa sventolare la bandiera americana all’incrocio delle due strade che caratterizzano il centro commerciale di questa cittadina di montagna

La ragazza del Lion d’Or

Negli anni trenta i giornali francesi fornivano al pubblico una miscela di dicerie, voci tendenziose e inesattezze; di solito ce n’erano in abbondanza per tutti i gusti. In una serena giornata di novembre, un quotidiano nazionale in vendita per le vie di Parigi pubblicò in prima pagina tre articoli. Il primo riportava le ultime novità sulle indagini relative alla morte di un ministro di gabinetto, Roger Salengro, ritrovato cadavere dalla cameriera nel suo appartamento di Lilla. Il secondo riguardava alcuni strascichi dell’affare Stavisky, un caso di corruzione negli ambienti dell’alta finanza in cui soltanto la fine sospetta del protagonista, due anni prima, aveva impedito che restasse coinvolto un numero ancora più nutrito di personaggi influenti. Il terzo articolo occupava non più di un paragrafo in fondo alla pagina

sabato 14 marzo 2020

Biancaneve e i Sette Nani Amigurumi

Tanto tanto tempo fa, un lontanissimo paese posto ai confini della terra era saggiamente governato da un Re e una Regina. Il Re era giusto e saggio e le Regina era tanto bella e tanto buone che tutti i suoi sudditi l’amavano di grandissimo amore. Eppure, malgrado in quel regno la vita sembrasse trascorrere felicemente, la Regina portava nel cuore una malinconica tristezza. Non avevano un figlio, ed ella lo desiderava immensamente. Trascorreva così le sue giornate nell’attesa, con questo acuto, profondo desiderio nel cuore e molto difficile le riusciva di sorridere. Un giorno –si era d’inverno- la buona Regina stava ricamando accanto alla finestra del suo palazzo un bel lenzuolo bianchissimo, e si divertiva a vedere scendere dal cielo i candidi fiocchi di neve, allorché, certamente per distrazione, si punse un dito. Tre piccole gocce di sangue caddero sulla candida tela del lenzuolo e, per un istante, brillarono come tre bellissimi rubini

mercoledì 16 ottobre 2019

Ritratto di Signora

Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio. Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda il tè o no –c’è della gente che non ne vuole sapere- quel momento è in sé delizioso. Le condizioni alle quali io penso, incominciando a scrivere questa semplice storia, offrivano un assetto mirabile per l’innocente passatempo. Gli oggetti necessari alla piccola cerimonia erano stati disposti sulla prateria di una vecchia casa in campagna inglese, nel cuore di uno splendido pomeriggio estivo. Una parte della quale era già trascorsa, ma ancora molta ne rimaneva, ch’era della più bella e fine qualità. Il crepuscolo sarebbe disceso di lì a parecchie ore, ma l’empito della luce estiva aveva incominciato a scemare, l’aria s’era addolcita e le ombre s’allungavano sul folto e vellutato tappetto d’erba. Ma a rilento, e la scena spirava quel largo senso di benessere di chi sa di avere ancora tante ore davanti, e che di solito, in un tal ora, ci rende così piacevoli scene come quella. Dalle cinque alle otto corre talvolta una piccola eternità che, nel nostro caso, non poteva essere che un’eternità di piacere. Le persone che vi prendevano parte assaporavano quel piacere pacatamente e non appartenevano al sesso che di solito fornisce regolari adepti a una tale cerimonia. Le loro ombre si proiettavano sulla linda prateria, dritte ed angolose: l’ombra, cioè, di un vecchio signore seduto in un’ampia poltrona di vimini, accanto alla bassa tavola da tè era servito, e quella di due uomini più giovani che passeggiavano sul prato discorrendo tra loro

domenica 14 luglio 2019

Generazione Perduta di Vera Brittain

Da quasi dieci anni sentivo il bisogno, con un’insistenza ormai improrogabile, di scrivere qualcosa per mostrare a tutti quello che la guerra in sé e il periodo successivo a essa (più o meno dagli anni che vanno al 1941, e poi fino a circa il 1925) abbiano significato per gli uomini e le donne che sono nati e cresciuti poco prima che scoppiasse. Se mai ci fossi riuscita, volevo anche dare un’idea dei cambiamenti che quel periodo ha provocato nelle vite di individui molto diversi tra loro e che appartenevano all’ampia classe media della società da cui proviene anche la mia famiglia

domenica 23 giugno 2019

Il porto delle nebbie

Quando aveva lasciato Parigi, verso le tre del pomeriggio, la folla brulicava ancora sotto un pallido sole autunnale. Poi, verso Mantes, si erano accese le lampade dello scompartimento. A Evreux, fuori era tutto buio. E adesso, attraverso i finestrini lungo i quali scivolavano gocce di vapore, si vedeva una fitta nebbia che circondava di un alone lattiginoso le luci della strade ferrata. Sprofondato in un angolo, con la nuca appoggiata al bordo del sedile e gli occhi socchiusi, Maigret osservava meccanicamente i due personaggi che aveva di fronte, così diversi l’uno dall’altro.
 
 
Un uomo vaga per le vie di Parigi, ha una vistosa ferita alla testa causata da un colpo di pistola perfettamente medicata da mani esperte e in via di guarigione; l'uomo misterioso non è in grado di parlare e di ricordare l'accaduto e le sue generalità, indossa abiti nuovi e puliti, non ha documenti, non possiede un portafoglio, ha qualche spicciolo in tasca.

sabato 5 maggio 2018

Le parole che non ti ho detto

La Bottiglia venne lanciata in acqua in una calda serata estiva, poche ore prima che incominciasse a piovere. Naturalmente si sarebbe rotta se fosse stata gettata in terra, ma, sigillata con cura e affidata al mare, si trasformò in un natante dei più sicuri, in grado di galleggiare sulle correnti più pericolose. Era l’involucro ideale per il messaggio spedito per esaudire una promessa. Come tutte le bottiglie lasciate al capriccio degli oceani, aveva una rotta imprevedibile.
 
 
Theresa Osborne è una giornalista del Boston Times, è una donna divorziata che vive da sola col figlio. In un momento particola della sua vita privata, con l’aggiunta di un forte stress determinato dal proprio lavoro, si reca per una breve vacanza da un’amica, Deanna, e mentre cammina tutta sola in una spiaggia nota un oggetto: è una bottiglia sigillata con dentro un foglio legato da un nastro. Theresa dentro la bottiglia non trova il classico messaggio, ma una lettera commuovente scritta da un misterioso uomo, Garrett, indirizzata ad una donna, Catherine. La sorpresa è enorme, le parole toccano profondamente la donna, e colta da una forte emozione, mostra la lettera a Deanna che la sollecita a scrivere il contenuto nella sua rubrica.

mercoledì 23 dicembre 2015

Il bicentenario di Emma

“Emma Woodhouse, avvenente, intelligente e ricca, con una casa provvista di ogni agio e un’indole felice, pareva riunire in sé alcuni dei migliori vantaggi dell’esistenza; ed era vissuta circa ventun anni nel mondo senza quali conoscere dispiaceri o contrarietà”

Sono le prime righe del romanzo Emma, scritte dalla penna di Jane Austen, la cui pubblicazione avenne in tre volumi il 23/12/1815 con frontespizio datato 1816: calcolando ha ben 200 anni.

Con queste poche righe iniziamo a conoscere il carattere della protagonista: bella,  ricca e intelligente, la quale non ha bisogno di lavorare o di cercare una buona posizione sociale e, a differenze delle sue coetanee, non ha intenzione di convolare a nozze. Così si espresse durante una conversazione con la sua amica Harriet:

venerdì 9 maggio 2014

Il bicentenario di Mansfield Park

Nel taccuino annoto queste poche righe in lingua originale perché furono pubblicate 200 anni fa.

“About thirty years ago, Miss Maria Ward, of Huntingdon, with only seven thousand pounds, had the good luck to captivate Sir Thomas Bertram, of Mansfield Park, in the county of Northampton, and to be thereby raised to the rank of a baronet's lady, with all the comforts and consequences of an handsome house and large income”

Sono tratte dal romanzo Mansfield Park di Jane Austen, le scrisse tra il 1811 il 1813. L’autrice lavorò per la stesura dell’opera interamente nel cottage di proprietà del fratello Edward a Chawton e fu pubblicato su commissione in tre volumi, a spese dell’autrice, il 9 maggio 1814 dall’editore Egerton. La pubblicazione avvenne in forma anonima e furono messi in vendita per circa 18 scellini e realizzarono profitti netti pari a circa 350 sterline; la prima edizione fu un enorme successo: in poco tempo terminarono tutte le copie.
Mansfield Park, rispetto alle altre opere austeniane, come “Ragione e sentimento” o “Orgoglio e pregiudizio”, viene considerato un romanzo complesso, il più controverso e cupo, siamo di fronte ad una saga famigliare ambientato in un circuito chiuso, non c’è più una storia individuale che circonda un’eroina da ammirare di cui identificarsi.