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domenica 14 luglio 2019

Generazione Perduta di Vera Brittain

Da quasi dieci anni sentivo il bisogno, con un’insistenza ormai improrogabile, di scrivere qualcosa per mostrare a tutti quello che la guerra in sé e il periodo successivo a essa (più o meno dagli anni che vanno al 1941, e poi fino a circa il 1925) abbiano significato per gli uomini e le donne che sono nati e cresciuti poco prima che scoppiasse. Se mai ci fossi riuscita, volevo anche dare un’idea dei cambiamenti che quel periodo ha provocato nelle vite di individui molto diversi tra loro e che appartenevano all’ampia classe media della società da cui proviene anche la mia famiglia

  
Il libro “Generazione perduta” è stato inserito tra i classici della letteratura inglese, e già dalle prime pagine si avvertono i punti centrali di un drammatico periodo storico del secolo scorso: gli anni prima, durante e dopo la prima guerra mondiale. Gli occhi esplorativi del libro sono di Vera Brittain, una giovane donna borghese, che vide la propria esistenza, della famiglia e degli amici stravolta in un soffio a causa del conflitto mondiale; una donna che vide sgretolarsi in un colpo il futuro perdendo per sempre le certezze e i punti di riferimento: il fratello, il fidanzato, amici stretti, il suo presente e il suo futuro.
 
Vera Brittain decise di scrivere il libro per lasciare alle generazioni future un testamento per non dimenticare la guerra, perché distrusse e mutò il destino di un’intera generazione. A tal fine la scrittrice elaborò il suo “testamento” dividendolo in tre parti: i primi vent’anni della sua vita, gli anni della guerra e gli anni della ricostruzione, al cui interno indica fatti personali e storici, forniti di date, avvenimenti scordati dai libri di storia, senza celare la paura, lo stato psicologico di chi vive al fronte o a casa mentre si aspettano con ansia le buone notizie sperando di non ricevere mai quelle terribili. La Brittain con i suoi scritti riferì ciò che vide sia con i suoi occhi e sia dei suoi amici e familiari, e raccontò ciò che accadde durante il conflitto con i dialoghi rendendoli ancora più profondi utilizzando le lettere e i telegrammi che ricevette e che spedì ai suoi cari, fissando così indelebilmente ciò che i loro sensi registrarono attimo su attimo, giorno dopo giorno.
 
“Generazione perduta” è un libro autobiografico e inizia riassumendo la storia della sua famiglia e dei suoi primi vent’anni valicando i confini del suo Paese. La sua famiglia era benestante e possedeva un’industria cartaria, frequentò un prestigioso collegio, e  a differenza delle sue coetanee aveva un sogno che realizzò passando dure prove provenienti dalla società e dalla famiglia: laurearsi in un periodo nel quale tale scelta era preclusa alle donne. Per entrare a Oxford dovette studiare duramente fino allo sfinimento per superare una severa selezione composta di due esami, il preliminare e l’esame di ammissione; e oltre ad essere ammessa a una delle più prestigiose università, riuscì anche a vincere una borsa di studi.
 
Ma il suo esame più tosto fu la società, perché appena si sparse la voce che desiderava laurearsi non ricevette il classico “in bocca al lupo”, perché in quel periodo le donne non dovevano e non potevano studiare. Vera Brittain prese la sua strada e divenne una delle prime donne ammesse all’università di Oxford. Durante gli anni universitari entrò in contatto con le suffragette e compì i primi passi per lottare e ottenere la parità di genere, ad esempio fece parte dell’Associazione di Oxford per il suffragio delle donne, e poi in altre associazioni come nel Beach Choir e dell’Associazione per la pace e la guerra.
 
Vera Brittain contestava il ruolo attribuito alle donne come moglie, madre, casa; lei voleva di più; Vera Brittain voleva la parità tra uomo e donna e gli stessi diritti civili e politici riservati agli uomini, come il diritto di voto, il diritto di studiare all'università e avere una carriera. E durante i primi anni della giovinezza mosse i primi passi assieme ad altre donne per raggiungere questi obbiettivi. E col libro, con il “testamento” scritto dalla Brittain, noi lettori ripassiamo ciò che nel corso degli anni si ottenne in Inghilterra e in altri Paesi europei grazie alle loro lotte. 
 
La prima guerra mondiale lo percepì come un’interruzione dei suoi progetti personali, in seguito capì il senso della tragedia della guerra, così interruppe gli studi universitari per aiutare il suo Paese come infermiera volontaria diventando una Vad (acronimo di Voluntary Aid Detachment).
In un attimo finirono in modo doloroso gli anni della spensieratezza e la guerra distrusse la sua giovinezza, e per usare le sue parole le fu rubata la giovinezza.
 
Durante il conflitto lavorò come volontaria in patria, a Malta, in Francia; curò feriti, vide soffrire e morire un’intera generazione; e il suo impegno la portò a curare negli ospedali dove c’erano i tedeschi catturati, feriti e in fin di vita, e per questo motivo non capita dai conterranei per essersi presa cura dei nemici. Il duro lavoro negli ospedali è ben descritto nel libro, e non risparmia un solo pensiero e una sola descrizione, anche se spaventosi e terribili pur di esternare i sentimenti, il dolore, la tragedia, il dramma nell’accudire uomini mutilati, stremati dalle battaglie in trincea, fino a descrivere l’innominabile: la morte. I giorni in ospedale sono duri e interminabili, pieni d’ansia, le ore trascorrono pensando ai feriti e in attesa delle comunicazioni provenienti dai suoi cari. Il filo di collegamento tra la sua casa e i suoi più stretti amici furono le lettere e i telegrammi, alcuni ricchi di pensieri felici, di spensieratezza, e altri erano un mezzo per scontrarsi, offendersi, risolvere dilemmi personali. Dinanzi a una lettera o a un telegramma c’era la paura di ricevere brutte notizie di feriti o peggio, e alcune la portarono alla totale disperazione quando lesse della morte del fratello Edward, del fidanzato Roland e degli amici Victor e Geoffrey.
 
A Londra, l’11 novembre 1918, alle ore 11, suonarono con i cannoni la fine della guerra e le donne e gli uomini non commentarono con la frase “abbiamo vinto la guerra” ma “la guerra è finita”, e in quel momento i pensieri di Vera erano per coloro che non c’erano più: “a Roland, così intelligente, ardito e ambizioso, che era morto senza gloria nel coscienzioso svolgimento di un lavoro di routine … a Victor e a Geoffrey, gentili e diffidenti, che sottomisero la loro natura con devota risolutezza e morirono entrambi con estremo coraggio in un grande spettacolo … e infine a Edward, musicale, sereno, amante della pace, che aveva combattuto valorosamente tante battaglie e alla fine era stato ucciso mentre dirigeva un contrattacco virale, in una delle poche azioni decisive della guerra” (pag. 470).
 
La guerra era finita ma per Vera, anche se stava iniziando un nuovo percorso di vita, non considerava il conflitto mondiale come un’apparentesi perché una parte della sua giovinezza era stata stroncata per sempre. Disse addio alla guerra iniziando dallo studio, iscrivendosi all’università cambiando percorso, e per approfondire la storia passò dal corso di letteratura inglese al corso in storia; e riuscì a laurearsi con la sua amica e collega senza ricevere il massimo dei voti tanto ambiti, perché per la commissione era una donna, e per gli insegnanti uomini le donne non potevano essere superiori agli uomini, pertanto le donne riuscirono ad ottenere il traguardo “dimezzato” dagli uomini. Tra il 1919 e il 1920 iniziò a collaborare con la testata l’Oxford Chronicle, un quotidiano locale, in cui scrisse diversi pezzi considerandoli un trampolino di lancio per la scrittura, in seguito, dopo diversi rifiuti, riuscì a pubblicare il suo primo romanzo.

La scrittura guidò la sua nuova vita e divenne membro del partito laburista; lottò per i diritti delle donne senza dimenticare i cari deceduti in guerra; partì per la Francia alla ricerca della tomba del fidanzato Roland, e intraprese un lungo viaggio in Italia per "ritrovare" il fratello.

Vera Brittain, grazie all'aiuto delle persone locali, trovò la tomba di Edward in Italia sull’altopiano di Asiago; la trovò vicino “a un muro in mezzo a un gruppo di soldati semplici dello Sherwood Foresters che erano morti tutti il 15 giugno, trovai il suo nome 'Capitano E. H. Brittain, M.C.. II° Notts. E Reggimento Derby, ucciso in azione il 15 giugno 1918. Età 22 anni' (pag.527)
 
 

 
Terminato il libro “Generazione Perduta”, si approfondiscono gli anni della prima guerra mondiale confrontandoli col periodo antecedente e con quella attuale. E prima di posare il libro nello scaffale si cercano altre notizie non visibili e non trascritti nel suo “testamento”.
Tra gli approfondimenti colpiscono una serie di episodi, una delle più toccanti sono sicuramente le sue ultime volontà: desiderò che alla sua morte le sue ceneri fossero disperse nella tomba del fratello per essere vicini per sempre, anche se la guerra aveva interrotto il loro rapporto, e la figlia rispettò la sua volontà. Vera Brittain, una donna pacifista, scrittrice e giornalista, morì il 29 marzo 1970, e a settembre le sue ceneri furono sparse dalla figlia nella tomba di Edward.
 
Nel 2014 James Kent ha dato un corpo e un anima ai personaggi descritti da Vera Brittain in “Testament of Youth”, e i fatti raccontati nel "testamento per non dimenticare la guerra" li ha trasformati in immagini imprigionandoli in una pellicola cinematografica. Alicia Vikander impersona Vera Brittain.
 
 
Trailer
 


 
Clip
 
 
 
 
 

Alcune frasi tratte dal libro: 


A quei tempi le scuole private femminili attraevano pochi genitori e ancor meno erano quelli veramente intenzionati a preparare le figlie per carriere impegnative o, semplicemente, per lavori pratici” … pag. 32

Nonostante i numerosi scontri con le infermiere, la nuova vita mi diede la serenità necessaria per allontanare i miei pensieri dalle lettere che non arrivavano o dai telegrammi che sarebbero potuti arrivare” … pag. 178 

Prendevamo servizio alle 7.30 del mattino e finivamo alle 8 di sera: le nostre ore lavorative, incluse le tre di pausa e mezza giornata libera a settimana, ammontavano così a dodici ore e mezza al giorno (…) I turni di notte consistevano in dodici ore di servizio senza interruzione, per tutto questo lavoro ricevevamo la magnifica somma di venti sterline all’anno, oltre a una divisa pulita e il rimborso dei costi di lavanderia” … pag. 216   

Vorrei che chi scrive con tanta superficialità che questa è una guerra santa potesse vedere almeno uno -per non dire dieci- dei soldati esposti al gas iprite nelle sue prime fasi … che potesse vedere quei poveri esseri bruciati, con il corpo coperto di grosse vesciche color mostarda e piene di pus, le palpebre incollate e appiccicose, che lottano continuamente per respirare, e le cui voci, ridotte ormai a un mero sospiro, rivelano che le loro gole si stanno chiudendo” … pag. 402

 “Dopo giorni di turni continui e pesanti e pasti inadeguati e frettolosi, i nostri nervi non erano più affidabili e suppongo di non essere stato l’unico membro del personale a cui battevano i denti per il terrore mentre a tentoni ci dirigevamo verso i capannoni, in risposta all’ordine di sparpagliarsi” … pag. 424

 
“Il Six Point Group, era stato inaugurata nel febbraio del 1921 sotto la presidenza della viscontessa Rhondda, allo scopo di promuovere sei obiettivi strettamente connessi tra loro: la pensione per le vedove, gli stessi diritti di custodia legale dei figli, per i genitori sposati, il miglioramento delle leggi relative alla violenza sui minori e alla posizione delle madri non sposate, parità di salario per gli insegnanti e uguali opportunità per uomini e donne nel servizio civile” … pag.563 


Sebbene gli uomini possano lentamente cambiare e lascino prova dei loro progressivi cambiamenti in statuti e trattati, nessun cambiamento sarebbe arrivato abbastanza presto da riuscire a salvare le prossime generazioni dal dolore e dalla rovina che aveva travolto la mia” … pag. 621


Scheda del libro:
Titolo: Generazione perduta; Autrice: Vera Brittain; Titolo originale: Testament of youth;Traduzione: Marianna D’Ezio; Editore: Giunti; Collana: narrativa non fiction; Genere: autobiografico; Anno di pubblicazione: 2015; Prezzo di copertina: € 16,00; Pagine: 640.
  
Scheda del film:
Titolo: Testament of youth; Anno: 2014; Durata: 129 min.; Genere: drammatico; Regista: James Kent; Interpreti e personaggi: Alicia Vikander è Vera Brittain, Taron Egerton interpreta il fratello Edward, Dominic West è il padre e Emily Watson è la madre, Kit Harington interpreta il fidanzato Roland Leighton.

 

 
Annotazione: le prime righe del post sono tratte dal libro "Generazione Perduta" di Vera Brittain e le trovi a pagina 9. 
 

4 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie @Gus del commento. Se non mi sbaglio, ti interessano le poesie. Potresti dare un’occhiata al libro: i capitoli iniziano con le poesie scritte da Vera Brittain e il fidanzato; non ne ho copiato per evitare di scrivere un post kilometrico. Buon lunedì

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  2. Decisamente un libro che fa riflettere e che pone domande mai risolte. Da leggere. Buon inizio di settimana e buona giornata.
    sinforosa

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    1. Il libro è colmo di notizie ci vorrebbe un’enciclopedia per approfondire ogni singolo capitolo. Buona settimana @Sinforosa

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