Benvenuti nel mio salotto virtuale, un luogo dove posso condividere le mie passioni con chi passa da qui. Si parla di piccole chicche quotidiane, di curiosità lontane e vicine, di storie locali e non solo. Mettetevi comodi e partiamo per un lungo viaggio.
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domenica 14 giugno 2026

L’amaro caso della Baronessa di Carini

Chianci Palermu, chianci Siracusa

A Carini c’è lu luttu v’ogni casa

Attorno a lu Casteddu di Carini

Ci passa e spassa un beddu cavalieri

Lu Vernagallu di sangu gentili

Ca di la giuvintù l’onoru teni

Amuri chi mi teni a tu’ cumanni

Unni mi porti, duci amuri, unni?

Vidu viniri ‘na cavalleria

Chistu è me patri chi veni pi mmia

Tuttu vistutu alla cavallerizza

domenica 7 giugno 2026

Ritratto di donna velata

Nel 1975 uscì uno sceneggiato della RAI, un mito del piccolo schermo capace di incollare in massa i telespettatori alla TV per tutte le cinque puntate. Lo sceneggiato s’intitola Ritratto di donna velata, e probabilmente la trama non dirà nulla alle nuove generazioni degli anni duemila, ma è ben impresso nella mente di coloro che lo videro in prima visione con una schiera di repliche. Lo sceneggiato è un giallo stile thriller storico, esoterico con argomentazioni legati al mistero della magia fino al soprannaturale. Le varie trattazioni sono legate a un segreto di tipo archeologico, con riferimenti alla civiltà degli Etruschi, e scrupolosamente ogni personaggio deve sbrogliare la matassa di un’urna funeraria contenente un mistero sulle varie incisioni che riporta sulla superficie, inoltre si cerca di trovare i grovigli inseriti in una leggenda. Chi sa, e chi ha appena appreso le notizie sulla leggenda, è in cerca di un misterioso tesoro racchiuso in una necropoli etrusca. La mappa per trovare la necropoli è incisa nell’urna divisa in due parti, ed ogni personaggio è in cerca di averle tutte e due. 

lunedì 2 febbraio 2026

Dov’è Anna? Sceneggiato del ’76

Oggi registro le Voci di uno sceneggiato andato in onda nel 1976, catalogato come un mito, capace di incollare in massa una marea di telespettatori davanti alla tv. Ho sempre sentito parlare dello sceneggiato RAI “Dov’è Anna?”, ma io non ricordo di averlo visto. Ne ho sempre sentito parlare con opinioni più che positive, così l’ho cercato e trovato; l’ho visto in un paio di serate. La recitazione e le immagini sono lentissime, in alcuni casi rilassano per l’assenza di schiamazzi, anche se la scena è impregnata di drammaticità, la calma degli atteggiamenti è la regola, i rumori di sottofondo e la musica sono tenui quasi assenti, impercettibili se paragonati allo stile dei film attuali; in sostanza ci dobbiamo scordare i ritmi delle miniserie dei giorni nostri. Lo sceneggiato è in bianco e nero, le ambientazioni sono quelli tipici di un Italia semplice degli anni Settanta, si riconoscono gli appartamenti arredati con divani, tavoli, cucine tipici di quel periodo, si individuano le utilitarie senza le cinture di sicurezza non più in circolazione se non tra i collezionisti, in più si identifica la moda dallo stile inconfondibile con pantaloni a campana, con i classici capi colorati, senza trascurare le acconciature voluminose e ondulate.

domenica 5 gennaio 2025

Orgoglio e pregiudizio. Sceneggiato del 1957

. La vostra coscienza vi dice sicuramente perché sono venuta

. Si sbaglia, Signora, me lo sto ancora chiedendo

. Signorina Bennet, dovreste aver capito che con me non si scherza. Se voi non volete essere sincera, io non farò altrettanto. Vi parlerò con la mia franchezza

. L’ascolto

. Ho visto mio nipote questa mattina, e purtroppo mi ha parlato di voi

. Ah!

. Ah! Vedo che incominciate a capire. Ora io vi domando, avete per caso intenzione di accettare la proposta che vi ha fatto in un momento di infatuazione?

domenica 16 maggio 2021

Musica. "Il segno del comando"

Nun me lo dì stanotte

A chi hai stregato er core

La verità fa male

Lasciame sta visione pe’ spera’

Din don, din don, amore

Cento campane stanno a dì de no

Ma tu, ma tu, amore mio

Se m’hai lasciato ancora nun lo dì

No, nun lo dì, nun parlà

Sei una donna o una strega, chissà?

Me resta ‘na speranza, la speranza di quer sì

Din don, din don, amore

Pure le streghe m’hanno detto no

Ma tu, ma tu, amore mio

Se m’hai stregato dimmelo de sì

Il segno del comando

Correva l’anno 1971 quando la RAI trasmise in cinque puntate uno degli sceneggiati più belli e perfetti della tv. Se dico sceneggiato doc degli anni Settanta, ognuno ha in mente un titolo, e tutti, proprio tutti, ripeteranno “Il segno del comando”. Le basi per definirlo un capolavoro ci sono tutti: ottima sceneggiatura, eccellente fotografia, storia accattivante, musica perfetta per ogni scena, una regia che fece scuola, e più di ogni cosa la recitazione perché in un colpo solo c’è la crema DOC del teatro italiano. Il punto di forza dell’intera opera d’arte (io la definisco così) è l’intreccio di una serie di generi, i quali si mescolano, si amalgamano, si toccano e si sfiorano con un tatto geniale, talmente perfetto da mandare in visibilio un’intera nazione paralizzandolo sullo schermo dalla prima fino all’ultima puntata, ripetendo lo stesso risultato ogni volta che la RAI trasmise le repliche.