Benvenuti nel mio salotto virtuale, un luogo dove posso condividere le mie passioni con chi passa da qui. Si parla di piccole chicche quotidiane, di curiosità lontane e vicine, di storie locali e non solo. Mettetevi comodi e partiamo per un lungo viaggio.
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giovedì 28 gennaio 2016

Labyrinth. Il film del 1986

Dammi il bambino. Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande. Non hai nessun potere su di me 

Sono frasi tratte dal libro preferito di Sarah, una ragazzina di 15 anni, che ripete a memoria ad alta voce molte volte al giorno .

Sarah è un‘adolescente che si rifugia e che vive nelle favole allo scopo e nella speranza di allontanarsi dalla vita reale. Una sera il padre e la matrigna la obbligano a stare a casa per accudire il fratellino Toby, ma Sarah non sopporta il bambino così racconta la favola del suo libro:

mercoledì 19 novembre 2014

La finestra della Sardegna

Spostiamo le lancette del tempo in senso antiorario fino alla prima settimana del mese di  agosto del 1490 per rivivere ciò che accadde nella capitale della Barbagia; ricordiamo una terribile storia di sangue collegata ad un evento storico e ad una leggenda tramandata di generazione in generazione fino ai giorni nostri. In quegli anni le famiglie più potenti della capitale barbaricina erano gli Arbau, legati agli Aragonesi, e i Ladu che patteggiavano per la casata degli Arborea. Le contese tra le due famiglie sfociarono in una vera disamistade e la guerra esplose, senza via di ritorno, quando scomparve un bambino della famiglia Ladu affidato per la sua educazione ai frati francescani presenti nel territorio tra il 1464 e il 3 agosto del 1490. I Ladu cercarono il bimbo dai frati ma non lo trovarono perché, come tutti i giorni, dopo la lezione, uscì dal convento per tornare a casa, ma senza nessuna motivazione non fece più ritorno. Gli abitanti del luogo, appena appresero la notizia, fecero delle ricerche approfondite in tutto il territorio, ma di lui nessuna traccia, fino a  quando videro un corpo in un pozzo: il bambino fu barbaramente assassinato e gettato nel pozzo del convento. Dell’efferato delitto, senza prove, senza testimoni e senza una sentenza di condanna emanato da un tribunale, furono accusati i frati francescani e contro di loro si scatenò una vera persecuzione,  si organizzò una caccia spietata, ma, i frati, per evitare il linciaggio e quindi la morte, si nascosero per un paio di giorni nella boscaglia sopra gli alberi fino a quando riuscirono a scappare a piedi per raggiungere Oristano.