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sabato 22 giugno 2024

La scuola degli specchi

Mia madre non mi spiegò molto. Mi disse che sarei dovuta andare a servizio. Non era ciò che lei o il mio defunto padre avevano sperato per me, ma così doveva essere. Avrei potuto cavarmela bene, se solo avessi imparato in fretta, o meglio, se avessi imparato a compiacere. Sempre, non solo quando ti conviene, perché sei una fanciulla capricciosa, disposta ad ascoltare tutti tranne la tua carne e il tuo sangue. Avrei forse dovuto immaginare quale affare aveva concluso in mio nome? Forse, ma ero ancora una bambina, anche se avevo già compiuto tredici anni. Non sapevo indovinare il pericolo nel silenzio delle parole. Non conoscevo la sequenza di passi nella danza del sacrificio e del tradimento 

Le lancette del tempo tornano indietro, e si fermano nella Francia di Luigi XV. L’ambiente principale preso in considerazione non riguarda la Rivoluzione francese in senso stretto, e non si riportano i discorsi politici del Re e dei cortigiani di palazzo. No. Il romanzo non ha nulla a che vedere con i classici problemi politici. Si tratta di un romanzo storico ambientato a Parc-aux-cerfs, una residenza lussuosa attaccata a Versailles. Questo luogo misterioso non è la residenza d’illustri personaggi tediosi e annoiati, non è una villa per rilassarsi, ma è la sede principale delle “élèves”, che sono delle giovanissime ragazze, tutte bellissime, immacolate e candide dentro e fuori e privi di mezzi, scelte da madame Pompadour per creare un harem reale a disposizione del Re.

“La scuola degli specchi” analizza un ambiente nel quale delle fanciulle sono state vendute dai familiari per una manciata di denaro al solo scopo di trasformarle in prostitute. Queste ragazze sono state strappate dalle loro famiglie con l’inganno per manipolarle e per ottenere delle donne addomesticate pronte a soddisfare i capricci sessuali del Re. Le famiglie d’origine non sanno che stanno vendendo le loro figlie per questo scopo, perché, con un marchingegno ben collaudato da menti finissime, sono state raggirate, perciò sono convinte di affidarle nelle mani giuste e pensano di cederle per diventare le domestiche del cugino della Regina.

Parc-aux-cerfs è un lussuoso bordello gestito da personalità vicine al Re di Francia, nel quale si ottengono delle ragazze finemente ammaestrate come un animale domestico in base ai gusti del regnante francese. Nel caso in cui non si riesca a ottenere “quel prodotto”, le ragazze si allontanano dalla villa senza pietà, riportandole dai loro genitori senza prendere in considerazione lo stato psicologico di ciascuno di esse.

Ciascuna ragazza non conosce realmente a cosa vanno in contro, perché, come i genitori, presumono che il duro allenamento sia previsto per trasformarle in domestiche da introdurre nella dimora del cugino della Regina, invece, quando ormai è troppo tardi, quando è stato tutto programmato, si rendono conto che sono diventate delle prostitute.

I frutti di queste relazioni forzate modificano ulteriormente la vita di queste ragazze, perché definite non più “fanciulle pure” ma madri e non degne dell’harem. Con la maternità si separano i figli dalle madri seguendo un protocollo attuabile in modo automatico. Le madri, ormai appassite, seguono un percorso ben collaudato affidandole alle braccia di uomini sconosciuti o semplicemente allontanate sbrigativamente in modo drastico, mentre i figli illegittimi sono affidati a delle balie dietro un generoso compenso a patto di impartire un’educazione superiore alla media.

“La scuola degli specchi” di Eva Stachniak è un romanzo storico elaborato dividendo la  storia in due parti: nella prima parte si descrive l’ambiente di Parc-aux-cerfs incentrando l’attenzione sulla figura di Véronique, la fanciulla diventata la prostituta del Re, mentre la seconda parte è dedicata alla storia di sua figlia Marie-Louise affidata alle cure e all’educazione di diverse balie, e nel mezzo, tra le due parti, c’è il silenzio, un vuoto di un paio di anni nel quale non si conoscono fasi essenziali per capire la sorte di entrambe in questo lasso di tempo.

La scelta dell’autrice di impostare il romanzo separando la storia delle due protagoniste, da l’impressione di leggere due distinti libri, per poi ricongiungerli in poche righe quando stanno terminando le pagine.

La stesura non è lineare, ci sono dei vuoti da colmare con la fantasia del lettore, inoltre le prime cento pagine sono lente e a tratti tediose, e quando la storia di Véronique prende forma accelerando il racconto, con un duro colpo di penna si depenna questo personaggio, sostituendolo con un altro riscostruendo le ambientazioni in modo indipendente slegandolo totalmente dalla prima parte.

Quando finalmente il cervello ha smesso di cercare Véronique, dopo duecento pagine s’incappa in un altro sbandamento, perché con un altro colpo di penna si ripresenta con un aspetto fisico e mentale totalmente differente, e la scrittrice mostra pochissimi indizi per ricostruire il pezzo mancante, solo il tanto indispensabile per illuminare la fantasia del lettore; ma non conosceremo mai la sorte che toccò al primissimo personaggio, e il romanzo termina senza colmare il vuoto.

Questo sistema sbanda la lettura, e se puntualizzo che nella sinossi non c’è traccia della seconda parte, la mente perde la concentrazione e s’indirizza verso altri orizzonti per assimilare il nuovo che si affaccia senza avvisare. Il taglio netto del personaggio principale di Véronique, e la comparsa di un nuovo soggetto con un vuoto centrale per lo scambio della staffetta, è la pecca di tutto il romanzo. La sinossi pubblicata nel libro crea lo sbandamento della lettura, e avrei preferito che si avvertisse su questa caratteristica.  

Questa pecca e la lentezza delle prime cento pagine sono la causa del difetto del romanzo, di conseguenza non c’è quella spinta iniziale e quell’ingranaggio indispensabile per accompagnare la lettura. Togliendo questa caratteristica, anche se grave, considero il lavoro della scrittrice onesto e particolare, perché, anche se non ho potuto appurare la veridicità di ciò che si racconta, “La scuola degli specchi” di Eva Stachniak espone una parte della vita del palazzo del Re di Francia da nascondere nei libri di storia.

La scrittrice accende gli animi mostrando la vita di ciascuna fanciulla iniziando dalle loro famiglie, evidenziando i problemi economici e sociali nella Francia di quel periodo.

Nei vari capitoli, si presentano molti spunti da approfondire in altre letture, in più si trovano una serie di circostanze che accendono le coscienze di ciascuno di noi.

Il romanzo è una continua sollecitazione delle nostre menti per aver preso in considerazione argomenti reali, ben presenti anche nel nostro mondo contemporaneo; vedasi ad esempio l’adescamento di donne per prostituirle contro la loro volontà. Mentre si sfogliano le pagine, non si possono chiudere gli occhi difronte allo sfascio fisico e mentale di ragazzine inermi, segregate con l’inganno e trasformate in prostitute del regnante francese. Non si possono chiudere gli occhi e la mente quando si parla d’infanzia/adolescenza rubata, dell’allontanamento di bimbi dalle loro madri con la forza, per poi proseguire con i dubbi dei bimbi illegittimi che mai e poi mai potranno conoscere e abbracciare i genitori.

Nel romanzo si aprono questioni che riguardano lo stato psicologico dei figli illegittimi perché la madre è stata allontanata con la forza subito dopo il parto, mentre il nome del padre non si può e non si deve nominare; sono figli soli nel mondo, il cui unico compagno è il quesito dei genitori che lo hanno abbandonato.

Nel romanzo, la psicologia di ciascun personaggio è ben tracciata, si inquadrano tutta una serie di argomentazioni da non sottovalutare che accendono l’attenzione di ciascun lettore.

Come si può notare, ci sono validi motivi per leggere “La scuola degli specchi” di Eva Stachniak, ma, aimè, si incappa in quel difettuccio che ho riportato in queste poche righe.

 

Scheda del libro: 

Titolo: La scuola degli specchi

Titolo originale: The school of mirrors

Autrice: Eva Stachniak

Traduzione: Ada Arduini

Genere: romanzo storico

Casa editrice: Beat

Prezzo di copertina: € 20,00

Anno: 2022

Pagine: 431

 

Ricordo un precedente romanzo della stessa autrice:

Il respiro della danza, clicca QUI

N.B. le Voci iniziali, scritte in corsivo, sono tratte dal libro e le trovi a pagina 11.

 

2 commenti:

  1. Ciao Innassia, trama interessante che ci porta in un periodo storico ricco d'intrighi. Sicuramente non sapere cosa sia successo alla protagonista della prima parte del libro è avvilente. Comunque ci sono temi importanti come la povertà, il rapporto genitori figli, le illusioni che nascondono la dura realtà. Un caro saluto, leggerti è sempre un piacere :)

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    1. Non è semplice leggere le prime cento pagine un po' noiosette, per poi scoprire che non si parlerà più della protagonista presentata nella copertina del libro per buona parte del romanzo, se non frettolosamente quando la letteratura sta giungendo alla fine. Fortunatamente, complessivamente, è scritto bene con argomentazioni ben delineate.
      Buona domenica.

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