Benvenuti nel mio salotto virtuale, un luogo dove posso condividere le mie passioni con chi passa da qui. Si parla di piccole chicche quotidiane, di curiosità lontane e vicine, di storie locali e non solo. Mettetevi comodi e partiamo per un lungo viaggio.

sabato 15 febbraio 2020

A scuola di Zeppole

Non c’è nulla da fare … per mettere in pratica i segreti culinari ci vuole l’aiutino dell’insegnante. Dopo aver constatato che alcune di noi (“noi” inteso come allieve del corso di cucina) non siamo in grado di lavorare l’impasto di uno dei dolci più complessi e diffusi del carnevale sardo, se non come assistenti, tra un messaggio e l’altro, una chiacchierata e l’altra abbiamo fissato un giorno da dedicare alle mitiche zeppole.
La lezione è stata molto utile sotto tutti i punti di vista: per quattro ore abbiamo seguito passo dopo passo le spiegazioni dell’insegnante assieme a un’assistente speciale. Una donna di ottanta anni ha accettato di condividere con noi la lezione, e i suoi gesti e i suoi preziosi consigli hanno tamponato i dubbi, quello di lavorare l’impasto delle zeppole con le nostre mani senza l’aiutino dell’impastatrice.

lunedì 3 febbraio 2020

Un film così così

“Ci sono 239 passeggeri a bordo, 83 israeliani. Legalmente è un problema dei francesi, la compagnia è la loro, come quasi tutti i passeggeri. Se è un dirottamento, assicuriamoci che la stampa la capisca”
“Posso chiamare gli editori”
“È un dirottamento, hanno la chiara intenzione di sfidarci. Lo fanno sempre. Primo Ministro, questo è un nostro problema”
“Vuoi dire un mio problema”

sabato 1 febbraio 2020

Storia del nuovo cognome

Nella primavera del 1966 Lila, in uno stato di grande agitazione, mi affidò una scatola di metallo che conteneva otto quaderni. Disse che non poteva più tenerli in casa, temeva che il marito li leggesse. Portai via la scatola senza fare commenti, a parte qualche accenno ironico al troppo spago che le aveva stretto intorno. In quella fase i nostri rapporti erano pessimi, ma pareva che li considerassi tali solo io. Lei, le rare volte che ci vedevamo, non manifestava nessun imbarazzo, era affettuosa, mai che le sfuggisse una parola ostile. Quando mi chiese di giurare che non avrei aperto la scatola per nessun motivo, giurai. Ma appena in treno sciolsi lo spago, tirai fuori i quaderni, cominciai a leggerli. Non era un diario, anche se figuravano dettagliati resoconti di fatti della sua vita a partire dalla fine delle elementari. Pareva piuttosto la traccia di una cocciuta autodisciplina alla scrittura 

sabato 25 gennaio 2020

Miss Sloane. Giochi di potere


Una lobbista deve prevedere, deve anticipare le mosse del suo avversario e trovare le contromisure. Chi vince, trama un passo avanti ai suoi nemici e svela gli assi nella manica dopo che gli altri hanno svelato i loro. Deve essere certa che gli sorprenderà e che non si farà mai sorprendere
 
Miss Elizabeth Sloane è una lobbista di successo;  è un raro talento e non rivela le sue mosse a nessuno, neanche ai suoi collaboratori; è una macchina d’intelligenza con un asso nella manica che la distingue da tutti gli altri: vince sempre e non conosce il verbo “fallire”. È una donna forte, una professionista che lavora nel cinismo più totale. Usa il cervello con astuzia, e pur di vincere, e pur di ottenere il massimo dei risultati, si avvale di tutti gli strumenti a sua disposizione, e in assenza di qualsiasi appoggio li ricava a suo piacimento. In più è una professionista di altissimo livello che non conosce limiti perché è iperattiva con ritmi di lavoro snervanti, anche per i suoi più stretti collaboratori sempre a sua disposizione anche nel cuore della notte.

domenica 19 gennaio 2020

L’amica geniale

La volta che Lila e io decidemmo di salire per le scale buie che portavano, gradino dietro gradino, rampa dietro rampa, fino alla porta dell’appartamento di don Achille, cominciò la nostra amicizia. Mi ricordo la luce violacea del cortile, gli odori di una serata tiepida di primavera. Le mamme stavano preparando la cena, era ora di rientrare, ma noi ci attardavamo sottoponendoci per sfida, senza mai rivolgerci la parola, a prove di coraggio. Da qualche tempo, dentro e fuori la scuola, non facevamo che quello. Lila infilava la mano e tutto il braccio nella bocca nera di un tombino, e io lo facevo subito dopo a mia volta, col batticuore, sperando che gli scarafaggi non  mi corressero su per la pelle e i topi non mi mordessero. Lila s’arrampicava fino alla finestra a pianterreno della signora Spagnuolo, s’appendeva alla sbarra di ferro dove passava il filo per stendere i panni, si dondolava, quindi si lasciava andare giù sul marciapiede, e io lo facevo subito dopo a mia volta, pur temendo di cadere e farmi  male. Lila s’infilava sotto pelle la rugginosa spilla francese che aveva trovato per strada non so quando ma che conservava in tasca come regalo di una fata, e io osservavo la punta di metallo che le scavava un tunnel biancastro nel palmo, e poi, quando lei l’estraeva e me la tendeva, facevo  lo stesso 

mercoledì 15 gennaio 2020

Biscotti colorati con la glassa

Nel mese di dicembre, per finire l’anno in bellezza, al corso di cucina è stato organizzato una giornata singolare in compagnia dei piccoli della materna e delle elementari. Noi allievi del corso abbiamo imparato e acquisito quella manualità necessaria per decorare i dolci con la glassa: abbiamo impastato lo zucchero a velo con l’acqua fino a ottenere una consistenza morbida, non troppo dura o molle, per poi colorarla con i colori per alimenti in gel. Con il saccapoche monouso, i bambini hanno dipinto con la nostra glassa i biscotti di varie grandezze e forme.

martedì 14 gennaio 2020

Un Menhir

Ogni piccolo borgo nostrano ha un angolo da esplorare, ogni sito archeologico è degno di essere rivalutato e scoperto.
Uno dei siti da sondare si può assegnare al piccolo centro della Marmilla, Villa Sant'Antonio, perché in aperta campagna custodisce uno dei Menhir più interessanti: da più parti ho letto che si può considerare il più grande della Sardegna e tra i più alti d’Italia.
Il sito non è semplice da trovare per chi non conosce il territorio, e grazie alle persone del luogo e alle indicazioni ben fornite di ogni particolare si può raggiungere la località della sua “dimora”: Monti Corri Tundu.

domenica 12 gennaio 2020

Sposi di cotone all'uncinetto

È stato il lavoro più impegnativo sotto tutti i punti di vista, iniziando dal soggetto, all’esperimento di nuove tecniche fino agli imprevisti mal calcolati, e non sono mai mancate le sorprese. In rete circolano diversi schemi, uno più originale dell’altro e uno più elegante dell’altro. Ma aimè, con tutti gli schemi pubblicati in rete, non sono riuscita a trovare il soggetto per me: o troppo piccoli o troppo grandi, o troppo prevedibili o bizzarri. Con pazienza li ho creati sperimentando, disfando i giri fino a quando ho trovato nella mia mente uno schema da applicare agli sposi di cotone fatti con l’uncinetto. L’ultimo ostacolo ha investito un po’ tutti, vale a dire farli stare in piedi, e su questo punto potrei parlare per ore e ore raccontando aneddoti e risate perché soltanto io riuscivo nell’opera. Anche se avevo già infilato il filo di ferro zincato, per tamponare l’ostacolo, ho inserito diversi spiedini che hanno percorso le gambe fino ad arrivare all'altezza delle spalle, e li ho conficcati nella torta attraversandola completamente.

sabato 11 gennaio 2020

Muffole all’uncinetto

Quando abbiamo bisogno di un paio di guanti di lana fatti a mano con l'uncinetto, e il tempo a nostra disposizione scarseggia, si possono creare le muffole, perché hanno solo il pollice e sono super veloci, talmente veloci da non accorgerci che abbiamo finito il lavoro. 
Per crearli con le nostre mani possiamo seguire diversi procedimenti: nel primo metodo si inizia dal polsino, nell'altro dalla punta; ancora, il pollice si può lavorare separatamente per poi attaccarlo in un secondo momento mentre creiamo la muffola, oppure si può ricavare quando la muffola è finita raccogliendo i punti sospesi realizzati con alcune catenelle.

mercoledì 8 gennaio 2020

Suite Francese. Il film.

Un vecchio baule accoglieva un manoscritto incompiuto, e in ogni pagina si narrava ciò che accadde in Francia durante l’occupazione nazista.
Ogni pagina del libro, scritta con una calligrafia fittissima senza sprecare nessun angolo, racchiudeva il dolore della guerra, della deportazione, della fame e della sopravvivenza.
La scrittrice Irene Nemirovsky aveva previsto cinque parti, e non riuscì a completare il romanzo perché la deportarono e la  uccisero nel campo di sterminio di Auschwitz nel ’42, e per 60 anni il manoscritto ha aspettato che qualcuno lo leggesse.
Nel 2004 la figlia Denise Epstein Dauplè lo consegna alla stampa, e il romanzo "Suite Francese" diventa un caso editoriale tra i più toccanti degli ultimi anni.