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venerdì 24 aprile 2020

La macchia umana di Philip Roth

Fu nell’estate del 1998 che il mio vicino Coleman Silk (che prima di andare in pensione, due anni addietro, era stato per una ventina di anni professore di lettere classiche al vicino Athena College, dove per altri sedici aveva fatto il preside di facoltà), mi confidò che all’età di settantun anni aveva una relazione con una donna delle pulizia trentaquattrenne che lavorava al college. Due volte la settimana questa donna puliva anche l’ufficio postale, una piccola baracca rivestita di scandole grigie che pareva aver protetto una famiglia di braccianti dai venti della Dust Bowl negli anni trenta e che, piantata solinga e derelitta a metà strada tra la pompa di benzina e l’emporio, fa sventolare la bandiera americana all’incrocio delle due strade che caratterizzano il centro commerciale di questa cittadina di montagna

 
 
  
In questi giorni delicatissimi della nostra epoca, in cui siamo costretti a stare a casa in quarantena, ho preso in mano il libro di Philip Roth dal titolo “La macchia umana”. Sinceramente l’avevo iniziato parecchi anni fa, avevo letto le prime cinquanta pagine per poi mollarlo perché dovevo restituirlo in biblioteca. La voglia di riprenderlo mi ha sempre accompagnata nelle mie scelte letterarie, e siccome c’è sempre il timore di non riuscire a leggerlo, come accade spesso quando si prendono in prestito più di un libro in biblioteca, l’ho acquistato. La storia è travolgente ed è paragonabile ad una maschera al cui interno è imprigionato la vera e dura realtà del nostro passato, una maschera che indossiamo e che siamo obbligati a tenere stretto per non scoppiare in mano denudando così il nostro vero aspetto mentale e fisico; e un altro punto basilare del romanzo si incrocia col detto “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, perché tutti gli esseri umani hanno una macchia e uno scheletro nell'armadio fatto di segreti e paure celate. Recensire il libro, che definisco un capolavoro, è un lavoro arduo e non me la sento di scrivere il riassunto perché ognuno di noi deve avere la possibilità di scoprire in prima persona ogni riga e ogni frammento. Ogni personaggio ha uno spettro, ognuno mostra il suo lato positivo e negativo, e si svela in ogni pagina con tutte le macchie indelebili accumulati nel corso della loro vita presente e passata, e ognuno appare con tutti i difetti come la natura ci ha creati; si svelano e si rendono pubblici segreti celati, verità nutrite col silenzio per dimenticare ciò che si è oppure si camuffa la realtà per non sentire i pareri altrui sulle realtà private. Nel romanzo si intrecciano storie apparentemente diverse ma tutte accomunate dallo stesso istinto umano, fatto di calunnie, di ipocrisie, di narcisismo, di potere, e di tanta voglia di modificare un mondo bugiardo e avvizzito. Il personaggio principale del romanzo è un noto professore accademico, Coleman Silk, il quale all’improvviso le crolla il “suo” mondo addosso come una castello di carta per aver pronunciato la parola “spook” riferito ad alcuni suoi studenti, il cui significato abbraccia due lati opposti: in senso positivo si traduce in “spettro” e in senso dispregiativo invece significa “negro”, e questa parola pronunciata dinnanzi ai suoi studenti lo condanna all’oblio e all’allontanamento sociale. Nel libro ci sono anche altri personaggi, e tutti hanno qualcosa da insegnarci e da scoprire: c’è Faunia Farley, una donna che invecchia troppo presto e che si nutre di crucci infiniti; c’è un uomo, un ex soldato reduce della guerra in Vietnam, con seri problemi psicologici  e che non riesce a tornare alla vita reale; c’è una donna che desidera raggiungere l’apice del successo con le proprie forze lontana dalla sua famiglia potente e borghese. Infine c’è la Voce narrante del romanzo, il cui unico scopo non riguarda esclusivamente il suo lavoro, vale a dire imprimere in un libro la vita passata del noto professore, ma in modo accurato e diligente ci presenta ogni personaggio con tutti i loro segreti e i loro timori.
 
Dal libro è stato tratto un film drammatico di Robert Bentos presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, interpretato da Nicole Kidman (Faunia Farley), Anthony Hopkins (Coleman Silk) e Gary Sinise (lo scrittore Nathan Zuckerman).


Nel film ho scovato diverse modifiche iniziando dal protagonista, perché nel libro lo percepisco più giovane mentalmente e fisicamente, invece nella pellicola è più maturo e avanti con l’età. Alcuni personaggi compaiono stando nell’ombra anche se nel libro figurano in prima pagina con una storia  ben documentata. Tra i personaggi assenti, se non in un piccolo frammento, figura la moglie  di Coleman, una donna ben delineata nel romanzo con una particolare storia familiare, e invece chi ha scritto il film ha preferito ignorarla. Un elemento profondamente trasformato è stato la causa dell’allontanamento di Coleman dalla facoltà, perché la parola “spook” nella pellicola è stata tradotta in “zulù” e non come “negro”, sicuramente è stato adattato in questo senso per non creare ulteriori  inesattezze al pubblico italiano.  In più nella pellicola si è taciuto su una serie di fattori, quelli fondamentali che hanno ricompensato il romanzo definendolo come un capolavoro, tra questi elementi posso citare i rapporti tra diverse generazioni, i conflitti tra genitore e figli, la storia attuale americana. Ma ripeto, il libro è complesso per chi lo legge, figuriamo trasporre tutto su una pellicola. Potrei stare qui per ore raccontando le varie differenze tra il romanzo e il film, tuttavia se meditiamo sulla complessità dell’opera di Philip Roth difficilmente si riuscirebbe a contenere tutti gli elementi in due ore e ottenere lo stesso livello.
 
 
Scheda del libro
Titolo: La macchia umana
Autore:  Philip Roth
Titolo originale: The human stain
Traduzione: Vincenzo Mantovani
Editore: Einaudi
Genere: romanzo
Prezzo di copertina: 13,50 euro
Pagine: 397


Scheda del film
Titolo: La macchia umana
Regia: Robert Bentos
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Nicholas Meyer
Musica: Rachel Portman
Anno: 2003
Durata: 106 min
Interpreti: Anthony Hopkins (Coleman Silk), Wentworth Miller (Coleman “giovane”), Nicole Kidman (Faunia Farely), Gary Sinise (lo scrittore Nathan Zuckerman), Ed Harris (Lester Farely).
 
Le prime righe in corsivo del post sono tratte dal libro e le trovi nel primissimo capitolo.

 


4 commenti:

  1. Gran romanzo e grande autore, il film l'ho apprezzato di meno questo lo devo dire.

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    1. Ciao Nick. Ho visto il film per primo e anche se la base non è stata stravolta, dopo aver letto il libro, adesso li vedo distanti, non so se mi sono spiegata. Ho trovato il libro complesso e non l’ho finito in due giorni, e dopo la lettura definisco il film un riassunto. Non so se sono riuscita a trovare le parole giuste... mi sono piaciuti entrambi, però il libro è un capolavoro e il film è un bel film come molti altri.

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    2. Complesso ma chiaro. Tutti sappiamo di non sapere.
      Ciao Innassia.

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    3. Mah, parecchi fanno finta di non sapere e indossano una maschera per coprire le loro macchie. Questo argomento è stato oggetto in diversi tuoi post e l'hai ben sviluppato prendendo in considerazione i diversi caratteri delle persone e diversi stili di vita, e per aggiungere nuovi elementi ti consiglio il libro. Buona domenica @Gus

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