Benvenuti nel mio salotto virtuale, un luogo dove posso condividere le mie passioni con chi passa da qui. Si parla di piccole chicche quotidiane, di curiosità lontane e vicine, di storie locali e non solo. Mettetevi comodi e partiamo per un lungo viaggio.

domenica 16 maggio 2021

Il segno del comando

Correva l’anno 1971 quando la RAI trasmise in cinque puntate uno degli sceneggiati più belli e perfetti della tv. Se dico sceneggiato doc degli anni Settanta, ognuno ha in mente un titolo, e tutti, proprio tutti, ripeteranno “Il segno del comando”. Le basi per definirlo un capolavoro ci sono tutti: ottima sceneggiatura, eccellente fotografia, storia accattivante, musica perfetta per ogni scena, una regia che fece scuola, e più di ogni cosa la recitazione perché in un colpo solo c’è la crema DOC del teatro italiano. Il punto di forza dell’intera opera d’arte (io la definisco così) è l’intreccio di una serie di generi, i quali si mescolano, si amalgamano, si toccano e si sfiorano con un tatto geniale, talmente perfetto da mandare in visibilio un’intera nazione paralizzandolo sullo schermo dalla prima fino all’ultima puntata, ripetendo lo stesso risultato ogni volta che la RAI trasmise le repliche.

Questa volta non trascrivo nel Taccuino i punti salienti della trama perché non si può raccontare, le puntate si devono vedere senza riportare i segreti della storia, si deve invogliare i telespettatori a rivederla, o per chi non lo conosce dare l’occasione di scoprirla. Nel Taccuino si può trascrivere la miscela delle Voci sviluppate per raggiungere l’alta qualità, perché in quel periodo era inusuale unirli in una sola pellicola da trasmettere nella tv di Stato.


Gli antichi manoscritti sono il personaggio immateriale e il principio base della sceneggiatura (o almeno è quello che il telespettatore ipotizza nelle primissime scene), e come un incantesimo si uniscono tutti gli altri elementi, come il misticismo, lo spiritismo, l’esoterismo, l’occultismo, fino a  sommare ulteriori elementi, tra i quali l'astrologia, la magia, la reincarnazione e i fantasmi. E se il mistero accompagna il telespettatore, dalla prima scena fino alla fine non c’è spazio per la noia, e tra Voci dark emesse in rituali spiritici in luoghi ugualmente dark, sia in un palazzo o in un camposanto, volano le cinque puntate entrando nella storia del piccolo schermo.

La stesura dello sceneggiato ha un’altra base che la distingue da tutti gli altri prodotti di quel periodo, perché contiene una serie di locuzioni degne di essere trascritte nel Taccuino, iniziando dalle poesie di Lord Byron, un poeta inglese che soggiornò a Roma come lo sceneggiato ci informa. Perciò, un altro aspetto da cogliere nelle cinque puntate è l’arte, si librano illustri nomi, si parla dei pittori, dei poeti e dei musicisti che vissero in un tempo passato.

Il salto di qualità dell’intero sceneggiato è da attribuire dall’incontro tra la realtà e il misticismo, e unendo personaggi maggiori e minori, tutti intrecciati tra di loro, ha trasformato la pellicola in un’opera d’arte intramontabile.

Ogni figura è legata all’altra, ogni azione compiuta da un personaggio è un punto essenziale per risolvere l’enigma. Ogni soggetto, che sia un pezzo grosso o una semplice comparsa, ha uno specifico ruolo, e col passare delle scene le carte si mescolano mutando il centro del mistero.

La capacità di trasformare un ambizioso lavoro (così lo definisco l’esperimento, o un azzardo, di fondere nella storia più elementi mai collaudati prima in uno sceneggiato per la tv) si deve attribuire, come ho accennato, alla crema degli attori, il fiore all’occhiello della recitazione italiana. In parole povere l’eterna giovinezza dello sceneggiato è data anche dagli sguardi degli attori, dalle loro Voci sussurrate o impostate in modo naturale senza alzare il tono, con l’oscillazione lenta dei loro corpi assieme alla lentezza dei movimenti della cinepresa, con immagini create dall’unione del genere giallo, noir, per poi passare al fantastico con definizioni dark, allo spionistico miscelato col mistero e atmosfere gotiche.

Per assaporare la perfezione dell’intero staff si può accennare la data della prima puntata, 16 maggio 1971, e quindi salta all’occhio l’assenza di effetti speciali creati al computer ma solo con una risicata tecnologia, l’assenza del colore perché era in bianco e nero e mai tinteggiato; tutti elementi che non svalutano lo sceneggiato, anzi lo esaltano.

I luoghi sono un altro aspetto degno di essere preso in considerazione, e con i bei panorami di Roma aggiungiamo nuova bellezza, e ancora, assieme ai protagonisti, scopriamo degli spazi anonimi o inesplorati; in prima fila ci sono le ville, palazzi settecenteschi intatti o in rovina, e dei siti colmi di mistero. Uno dei siti dark per antonomasia è il cimitero, dove oltre agli incontri casuali, le coincidenze visibili in una lapide accresce il misticismo: ad esempio si scopre che tre personaggi, Brandani, Tagliaferri e Forster, sono nati nello stesso giorno e mese con cento anni di differenza, i primi due sono morti nello stesso giorno e mese sempre a distanza di 100 anni esatti, e se i calcoli sono giusti per il terzo sta sopraggiungendo la data dell’ipotetica morte. Un luogo gotico da esplorare è la “Taverna dell’Angelo e qui ci chiediamo se esiste, se è reale, o frutto della fantasia, o se ancora siamo in presenza di offuschi presenze. E ancora, ci sono altri luoghi pieni di mistero e di coincidenze: via Margutta 33, appartamento 13, l’Hotel Galba stanza n° 33, le vie di Trastevere, via delle tre spade 119, la Biblioteca Angelica e altre illustri biblioteche, la chiesa di Sant’Onorio al Monte, la Basilica di Massenzio, la sartoria teatrale "Pasellì", uno studio di pittura e scultura, l’antico caffè greco, l'isola Tiberina e la metropolitana romana in costruzione.

Gli oggetti sono un altro piatto forte della storia, al primo posto un medaglione, ovvero un amuleto su cui è stato inciso una civetta, e poi antichi orologi da collezione collegati a una superstizione, quadri, candelabri, candele che si accendono da sole, carte da gioco, una chiave, foto ritoccate, una valigetta piena di microfilm, vari Taccuini, la statua di un angelo, porte che si aprono da sole, una banconota strappata in due da unire per salvare una vita umana, una pistola, un pugnale, uno scalpello e un martello, un calendario, antichi diari e manoscritti, libri (forse) trafitti da un pugnale, tarocchi e simboli mistici, il telefono a disco, la tv, accenni a una nave a remi, una collezione di Salmi musicati da un noto compositore e spartiti scomparsi, un organo, collezioni private, un libro del Settecento, registri parrocchiani, la macchina anni Settanta del protagonista con targa 317 FJB, molta polvere con ragnatele nei palazzi antichi (forse) disabitati o infestati dai fantasmi e ... il segno del comando.

Per ultimo, accenno un altro cavallo di battaglia dello sceneggiato, la colonna sonora, e anche in questo caso chi se lo dimentica la canzone fischiata dal cantante accompagnando le note; ma questa è un’altra storia da trascrivere in un altro post.


Il segno del comando è un cult della televisione italiana, e se uscì in tv il 16 maggio 1971, oggi compie cinquant’anni; una data da trascrivere nel Taccuino. Auguri. 





























Scheda dello sceneggiato:

Titolo: Il segno del comando

Regia: Daniele D’Anza

Sceneggiatura: Giuseppe D’Agata, Dante Guardamagna, Flaminio Bollini, Lucio Mandarà

Scenografia: Nicola Rubertelli

Fotografia: Marco Scarpelli

Costumi: Giovanna La Placa

Musiche originali: Romolo Grano

Testo musica: Fiorenzo Fiorentini

Cantante della sigla: Nico Tirone canta “Cento Campane

Genere: giallo, fantastico, misticismo

Anno: 1971

Puntate: cinque in b/n

Durata: circa 1 h a episodio

Attori: Ugo Pagliai (Edward Forster), Carla Gravina (Lucia), Massimo Girotti (George Powell), Rossella Falk (Olivia), Paola Tedesco (Barbara), Laura Belli (un’amica di Powell), Augusto Mastrantoni (Marco Tagliaferri), Silvia Monelli (la signora Giannelli), Andrea Checchi (il commissario Bonsanti), Franco Volpi (il Principe Raimondo Anchisi), Serena Michelotti (la zingara), Leopoldo Valentini (il custode del cimitero), Angiola Baggi (Giuliana), Carlo Hintermann (Lester Sullivan), Giorgio Gusso (il prete), Armando Alselmo (il cieco), Leopoldo Valentini (il custode del cimitero).

 

Link utile: www.raiplay.it/programmi/ilsegnodelcomando

 

N.B. immagini prelevate dalla rete tramite il motore di ricerca Google.


2 commenti:

  1. Tra tutti gli sceneggiati storici della Rai questo è il mio preferito, ricordo di averlo visto da bambino. ne ho parlato più volte da me, ma sono felicissimo di aver letto anche la tua recensione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il tuo post mi è sfuggito, lo cercherò per leggere il tuo punto di vista, perché per me "Il segno del comando" è un'opera d'arte. Ciao.

      Elimina