“Maurizio Desgrez, che è deceduto a Villa Desgrez l’ultima notte di carnevale, non è morto di morte naturale; è stato avvelenato. Se voi desiderate una prova non avete che rivolgervi al farmacista Dottor Mastrangeli che ha analizzato per conto di Carlo Desgrez il contenuto di una tazza d’argento. Nella tazza c’è un enorme dose di arsenico, quella che ha ucciso il vecchio Maurizio Desgrez. Se volete la prova interrogate la signora Perelli, governante, cuoca di Villa Desgrez, che martedì seta alle 23:15 ha visto commettere il delitto. Chiedetele della donna in costume seicentesca che salì le scale ed entrò nella stanza di Maurizio Desgrez, svanendo poi senza lasciare traccia, sorvegliate Desgrez, Carlo soprattutto. Carlo Desgrez non ha commesso il delitto, ma farà il possibile per nasconderlo. Firmato Amor Giustizia”
Le Voci di oggi si riferiscono a
uno sceneggiato gotico del 1979 mandato in onda dalla Rai e oggetto di culto
per gli appassionati, tanto da essere incluso nella lista dei capolavori per i collezionisti
di un certo spessore. La dama dei veleni
è un cult in bianco e nero del piccolo schermo, anche se, quando uscì, la tv a
colori stava già lavorando a pieno regime. In base a Voci da confermare, lo
sceneggiato non venne girato a colori per logiche di marketing, o meglio si
preferì includerlo tra i classici della tv e per catalogarlo come un lavoro di prestigio,
inoltre la scelta fu determinata dal risicato budget; ma sono dei pretesti che
non sono riuscita a verificare.
La dama dei veleni è tratto da un famoso libro di John Dickson Car dal titolo La corte delle streghe, pubblicato nel 1937, e per ragioni logiche di copione, i nomi e i luoghi hanno subito delle modifiche, perché il libro è ambientato negli USA, invece lo sceneggiato si riferisce a una località italiana e per darle un tocco in più spostarono le lancette del tempo ben cinquant’anni dopo.
Pur avendo avuto un grosso successo da parte della critica e del pubblico, con recensioni positive anche da parte dei collezionisti, sul mercato non si trovano agevolmente i cd o le vecchie cassette, e per poterlo vedere in rete ci sono pochi e rari filmati, circolano poche foto da scaricare, non sono state trascritte le Voci espresse dai personaggi e inspiegabilmente non compare neanche nel canale internet del babbo che lo ideò.
Ho sentito palare dello sceneggiato molto tempo fa, e come capita nella vita avevo messo in soffitta questa notizia, fino a quando è comparso grazie al famoso algoritmo, quello che spia i nostri gusti e che ci fa vedere di tutto e di più. Ultimamente sto rivedendo i vecchi sceneggiati, e sicuramente l’algoritmo ha riconosciuto questa mia curiosità e mi ha presentato La dama dei veleni. Dopo una breve ricerca, mi sono resa conto della rarità di questo gioiello del piccolo schermo, e per non perdere l’opportunità, e soprattutto per non vedere sfumato la visione a causa di cancellazioni varie legate ai diritti d’autore, l‘ho guardato tutto in due giorni. Ho constatato che i collezionisti hanno ragione, La dama dei veleni è un gioiello da inserire tra i grandi degli sceneggiati in bianco e nero.
Gli elementi per catalogarlo come
un lavoro di ottima fattura ci sono tutti: ottima recitazione, sceneggiatura
impeccabile come le ambientazioni, sono stai equilibrati al punto giusto tutte
le categorie prese in considerazione, come quello gotico e il misticismo, il
paranormale, il genere giallo poliziesco e la drammaticità degli eventi. Ogni
sezione è stata ben inquadrata e sviluppata mescolando e amalgamando ogni
componente della storia senza sbavatura o forzature per scopiazzare gli altri
capolavori della tv.
Gli elementi per incollare i
telespettatori alla tv hanno dato i loro frutti perché ancora oggi è oggetto da
collezione, e se misteriosamente sembra che sia introvabile, chi lo vide in prima visione o con le repliche identificò i presupposti per non lasciarsi sfuggire neanche un frammento. Le varie sezioni della storia sono stati incastrati per incollare i
telespettatori alla tv per tutte le tre puntate, e il sunto del successo
riguarda la storia già ben delineata in altri sceneggiati della RAI. Ne La dama dei veleni gli ingredienti per catturare i telespettatori alla tv sono stati incastrati alla grande come i
precedenti sceneggiati RAI, ad esempio si può citare Il segno del comando.
La trama è ben nutrita di
particolari, si parla di una donna misteriosa apparsa molti secoli prima, di
avvelenamenti, di reincarnazione, di morti sospette, cadaveri trafugati, stanze segrete nascoste da porte invisibili, oggetti misteriosi tra i
quali un imbuto e un bracciale raffigurante la testa di un gatto, il
soprannaturale è ben presente, e i sospetti sono ben messi in risalto con
continui salti temporali.
Gli ingredienti del mistero sono
tramandati da una famiglia, e dei particolari libri raccontano strane storie, e
soprattutto si citano due volumi, il primo è scritto da un uomo contemporaneo e
l’altro in un’altra epoca. Il primo libro racconta la vita di personaggi
misteriosi con tanto di foto, mentre il secondo prende in considerazione anche
nozioni varie con descrizioni minuziose sul paranormale e il misticismo. Le
storie prese in considerazione dai due libri e quelle segretamente tenute nel
cassetto da una nota famiglia, collegano il passato al presente, appaiono
uomini e donne vissuti nel seicento e nel settecento con le stesse sembianze di
personaggi appartenenti al presente.
Nello sceneggiato La dama dei veleni si rompe uno schema
ben impresso nel mondo della tv, capace di aggiungere un ulteriore tassello che lo contraddistingue da altri lavori dello stesso genere, perché
mentre i protagonisti principali si nutrono di fatti legati al misticismo e al
paranormale, sorprendentemente alla fine della terza puntata un personaggio
avvisa e spiega che le morti non sono causati da eventi inspiegabili ma da una
mano umana. Se in altri sceneggiati si conclude la storia lasciando i telespettatori
con la certezza dell’esistenza di fatti mistici e paranormali con fantasmi, ne La dama dei veleni si conclude aprendo
gli occhi e la mente di chi ascolta, portando gli uomini alla ragione. Per cui, se dietro
un omicidio non c’è un fantasma ma uno o più uomini in carne e ossa, la
soluzione dei misteri è di tipo razionale. La dama dei veleni si conclude additando gli assassini, si scovano tra i personaggi capaci di depistare le indagini, scoprendo così il Vaso di Pandora in odor di normalità.
Il gioiellino Rai del 1979, La dama dei veleni, è ricordato come il capolavoro che ha concluso il ciclo degli sceneggiati doc, i cult del piccolo schermo, e molti appassionati e critici ritengono che dopo la sua comparsa sia iniziato un graduale declino dei lavori della tv.
Altre Voci tratte dallo sceneggiato:
. Ha mai sentito di una
certa Marie Dobré?
. Marie!
. Marie Dobré
. Marie Dobré. Marie Dobré.
No
. Un’avvelenatrice
. Ah, sì, sì, ci sono. Sì,
però questo è il suo nome da ragazza. Non è così che è passata alla storia.
Anzi, adesso che me ne parla, mi sono sempre dimenticato di chiederle se sua
moglie….
. Fu ghigliottinata per
assassinio nel 1861
. Ah, no, no, allora non
stiamo parlandi della stessa persona. Nel 1861 ne è proprio sicuro? Lo afferma
Santa Croce nel suo ultimo libro
. Ah, beh, se lo dice Santa
Croce allora sarà senz’altro così. ,a la persona a cui, alludevo io è vissuta
prima, molto tempo prima nel 1600, la Marchesa di Brinvilliers ne avrà
senz’altro parlare
. Credo
. Vissuta al tempo del Re
Luigi X, una figura classica, la grande avvelenatrice per antonomasia. Non si
ricorda che una volta che lei doveva andare a Parigi, io le consigliai di
passare a vedere la sua casa?
. Francamente, continui
. La grande dama seducente criminale. Una figura affascinante, sa dovrebbe leggersi il resoconto del suo processo. Godeva ne veder soffrire, godeva nel veder morire. Per farsi l’amante incominciò a provare i suoi veleni, i poveri dell’Hotel d’Ospeval. Poi liquidò tutta la sua famiglia. Un momento sensazionale nella vita del Regno. I casi si moltiplicarono tanto che il Re fu costretto a istituire uno speciale tribunale per giudicare i delitti di beneficio e stregoneria. La famosa camera ardente che lei saprà perfino delle dame di corte e dei marescialli di Francia furono coinvolti nello scandalo salvandosi per il rotto della cuffia. Ma la bella Brinvilliers non si salvò. Fu decapitata e arsa nel 1677
“La credenza dei non morti
si è sviluppata nella Francia di Luigi XIV, il Re Sole. In breve i non morti
sono le persone condannate a morte per beneficio e i cui corpi sono stati vivi
o morti arsi sul rogo. È qui che la criminologia si ricollega alla stregoneria.
Le dame di Luigi XIV si davano al satanismo, praticavano la messa nera e altri
riti diabolici. In seguito a questo susseguirsi di delitti, un tribunale
speciale, passata alla storia con nome di Camera Ardente, cu insediata
all’Arsenale vicino alla Bastiglia, ma il fatto più sensazionale fu il processo
di Brinvilliers che si concluse con la condanna a morte alla Gran Dama. I
delitti della signora Brinvilliers furono scoperti in seguito alla morte del
suo amante, il capitano Goden Cruis. Fra le sue cose fu scoperto uno scrigno
contenente dell’arsenico, la marchesa fu sottoposta alla tortura dell’acqua che
faceva parte del sistema giudiziario dell’epoca dopo essere stata legata ad un
cavalletto alla condannata veniva introdotto a forza tra i denti un imbuto di
cuoio”
“Un altro caso famoso
avvenne nel 1737. Una ragazza di nome Teresa La Voisin, omonima della famosa
strega e avvelenatrice arsa 50 anni prima, fu trovata colpevole di circa venti
delitti sotto il guanciale di ciascuna delle sue vittime fu trovata una
cordicella a nove nodi, la cosiddetta scala della strega, che mette la vittima
sotto la soggezione magica dell’omicida. La ragazza parlò di un misterioso
unguento che una volta spalmata sulla pelle le dava il potere di passare
attraverso i muri, si sottrarsi alle comuni dimensioni materiali”
“Portava un cappellino di velluto lilla molto elegante e intorno al polso un curioso braccialetto col fermaglio a forma di testa di gatto”
Scheda dello sceneggiato:
Titolo: La dama dei veleni
Regia: Silverio Blasi
Genere: giallo fantastico
Soggetto: John Dickson Car
Durata: 60 min.
Anno: 1979
Interpreti: Ugo Pagliai (Dario
Gherardi), Susanna Martinkova (Marie D’Aubray), Warner Bentivegna (Carlo
Desgrez), Paola Bacci (Giulia Desgrez), Manlio Guardabassi (Maurizio Desgrez), Luigi
Basagaluppi (Bruno Desgrez), Corrado Gaipa (Guido Santacroce), Alessandro
Sperlì (commissario Giovanni La Volpe), Annamaria Gherardi (Gaetana Bianchi),
Gabriella Giacobbe (Agata Perelli), Giorgio Bonora (Cesare Urbinati).
Segni particolari: in bianco e nero
Nel Taccuino ci sono altre Voci
con:
Ugo Pagliai: Il segno del comando, L’amaro caso della Baronessa di Carini
Corrado Gaipa: Ritratto di donna velata, Dov’è Anna?
Annotazione: le Voci tratte dal film le ho sbobinate per il
Taccuino.
N.B. immagini prelevate dalla rete tramite il motore di ricerca Google.













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