Chianci Palermu, chianci Siracusa
A Carini c’è lu luttu v’ogni casa
Attorno a lu Casteddu di Carini
Ci passa e spassa un beddu cavalieri
Lu Vernagallu di sangu gentili
Ca di la giuvintù l’onoru teni
Amuri chi mi teni a tu’ cumanni
Unni mi porti, duci amuri, unni?
Vidu viniri ‘na cavalleria
Chistu è me patri chi veni pi mmia
Tuttu vistutu alla cavallerizza
Chistu è me patri chi mi veni a ‘mmazza
Signuru patri, chi vinisti a fari?
Signora figghia, vi vegnu a ‘mmazzari
Lu primu corpu la donna cadiu
L’appressu corpu la donna muriu
Nu corpu a lu cori, nu corpu ‘ntra li rini
Povera Barunissa di Carini
La Voce musicale è una ballata cantata in siciliano da Gigi Proietti e scritto da Romolo Grano, una versione adattata per uno sceneggiato degli anni settanta. Il testo è costruito prendendo in considerazione un omicidio avvenuto tanti e tanti anni fa, esattamente il 4/12/1563. La scelta di adottare una musica contemporanea fusa con quella popolare, alternando emozioni malinconici o allegri, con fasi disperati impregnati di agitazione sconsolanti, coinvolge fino a intenerire chi lo ascolta anche se alcune parole non si conoscono perché sono espresse in siciliano. La particolarità della ballata sta nel coinvolgere sia l’udito che il corpo, perché chi lo canta e chi ha scritto la musica, in modo magistrale trasportano chi lo ascolta ad immaginare la scena scritta nel testo; ogni parola è cantata e musicata seguendo logiche teatrali e quindi recitative. La scelta di renderla adatta a una recitazione non è un caso, perché da una parte c’è il grande Gigi Proietti, e dall’altra c’è un famoso sceneggiato. La ballata è la colonna sonora dello sceneggiato Rai intitolato L’amaro caso della Baronessa di Carini, considerato un ottimo lavoro per aver fuso eventi di fantasia e fatti reali (anche se ritoccati) ben marcati nel testo della canzone.
La base dello sceneggiato è un
fatto di sangue avvenuto nel lontano 1563, un giorno nero impresso nella memoria perché si consumò un delitto d’onore, e la vittima è una donna, la
baronessa di Carini. L’amaro caso della
Baronessa di Carini è stato costruito prendendo in considerazione due
periodi storici, l’anno del delitto, anticipando la data, e l’ottocento. Si
prende la radice del delitto del 1563, e con continui salti temporali, il
protagonista deve ricostruire i fatti di quel giorno collegandoli a una casata
a lui contemporaneo, quindi al 1800.
L’apertura della prima puntata è
paragonabile a una specie di documentario, perché si racconta ciò che accadde nel
1563, come si svolsero i fatti, e si spiega come il regista ha ricostruito la
pellicola in quattro parti. Nel “documentario” si avvisa che la base del lavoro
è il delitto del cinquecento e che ciò si racconta nello sceneggiato non
appartiene alla realtà ma è frutto della fantasia; il regista e lo
sceneggiatore hanno incollato il delitto seguendo l’immaginazione.
L’amaro caso della Baronessa di Carini riporta un evento storico di straordinaria importanza quando, con l'emanazione della Costituzione, si annullano i privilegi dei
signori, un passo importante
in grado di mettere la parola fine alla prepotenza e al potere assoluto con
tanto di impunità riservato a pochissimi privilegiati, appunto i feudatari. Per accertare
il grado di potere dei latifondisti, il Ministro delle finanze, il Principe di
Castelnuovo, invia a Carini un uomo fidato e incorruttibile, Luca Corbara. Durante
le sue indagini Luca Corbara conosce i baroni e latifondisti di Carini, e carte
alla mano scopre che le terre in possesso di un uomo di potere sono state
sottratte ai familiari della baronessa assassinata nel cinquecento. A Carini non c'è un buon ambiente, è ben nutrito di personaggi poco raccomandabili, c'è chi cospira in silenzio per danneggiare il collega, chi organizza la vendetta, chi tradisce, chi segue doppi fini e chi deve accettare il suo stato di inferiorità.
La trama è ben costruita, con
aneddoti storici, con la presenza di uomini di potere capaci di ricostruire
false accuse da presentare in tribunale per emettere sentenze di morte, il
tutto per sbarazzarsi delle persone indesiderate. Le indagini svolte da Luca
Corbara sono colme di sorprese, in più, per complicare ulteriormente il suo
compito, strada faccenda appare una setta chiamata Beati Paoli. Per molti anni, la setta è stata erroneamente
schedata come estinta, estirpata, invece si scopre che è ben strutturata nel paese con uomini
pronti a mettere in azione i propri principi contro i padroni di Carini.
Luca Corbara scoperchia il vaso di Pandora e trova il marcio dei potenti, in primis smaschera Don Mariano D’Agrò, un uomo che
incarna il potere assoluto da sradicare con la Costituzione. Se Don Mariano
D’Agrò si accorge dal primo sguardo la pericolosità della presenza di Luca
Corbara, la moglie Laura D’Agrò si fida totalmente di quest’uomo definito da
tutti come un pericoloso straniero.
Tra la baronessa Laura D’Agrò e
Luca Corbara nasce un forte legame di fiducia, trasformato in breve in una
forte relazione adulterina. Tra donna Laura e Luca nasce più di un’amicizia,
diventano amanti, anche se l'amore annebbia la mente. Alcune volte Luca Corbara presume che la baronessa
lo tradisca e che trami alle sue spalle per allearsi col marito; ben presto entrambi
individuano chi lavora per incastrarli. Improvvisamente la sorte di donna
Laura e Luca muta capovolgendo in peggio le loro vite. I loro destini ben si
adattano al testo elaborato nella ballata, nel quale si preannuncia la morte.
Come nel cinquecento, come la ballata presagiva, per ordine di un uomo potente
si organizza un delitto d’onore. Gli intrighi messi in atto per incastrare
la Baronessa Laura D’Agrò e Luca Corbara sono in odor di morte, la sorte dei
due amanti segue la scia di ciò che accadde nel cinquecento. A distanza di due secoli lo schema mortale si ripete, il cinquecento e l’ottocento hanno un
punto in comune: si consuma il delitto d’onore per mano di un uomo potente, un familiare.
Scheda dello sceneggiato:
Titolo: L’amaro caso della
baronessa di Carini
Regia: Daniele D’Anza
Genere: drammatico, storico
Anno: 1975
Formato: miniserie
Puntate: 4
Durata: circa 60 min. a puntata
Interpreti: Ugo Pagliai (Luca
Corbara), Janet Agren (donna Laura D’Agrò), Adolfo Celi (don Mariano D’Agrò),
Paolo Stoppa (don Ippolito), Enrica Bonaccorti (Cristina), Vittorio Mezzogiorno
(Enzo Santelia/Domenico Galeoni), Arturo Dominaci (il principe di Castelnuovo),
Biagio Pellagra (un membro della setta).
Nel Taccuino ci sono altre Voci
con:
Ugo Pagliai: Il segno del comando
Arturo Dominaci: Ritratto di donna velata
Daniele D'Anza: Orgoglio e pregiudizio, Il segno del comando,
Annotazione: le foto le ho scattato quando stavo guardando lo sceneggiato, per questo motivo sono molto mosse e non perfette.





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