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domenica 14 giugno 2026

L’amaro caso della Baronessa di Carini

Chianci Palermu, chianci Siracusa

A Carini c’è lu luttu v’ogni casa

Attorno a lu Casteddu di Carini

Ci passa e spassa un beddu cavalieri

Lu Vernagallu di sangu gentili

Ca di la giuvintù l’onoru teni

Amuri chi mi teni a tu’ cumanni

Unni mi porti, duci amuri, unni?

Vidu viniri ‘na cavalleria

Chistu è me patri chi veni pi mmia

Tuttu vistutu alla cavallerizza

Chistu è me patri chi mi veni a ‘mmazza

Signuru patri, chi vinisti a fari?

Signora figghia, vi vegnu a ‘mmazzari

Lu primu corpu la donna cadiu

L’appressu corpu la donna muriu

Nu corpu a lu cori, nu corpu ‘ntra li rini

Povera Barunissa di Carini

 

La Voce musicale è una ballata cantata in siciliano da Gigi Proietti e scritto da Romolo Grano, una versione adattata per uno sceneggiato degli anni settanta. Il testo è costruito prendendo in considerazione un omicidio avvenuto tanti e tanti anni fa, esattamente il 4/12/1563. La scelta di adottare una musica contemporanea fusa con quella popolare, alternando emozioni malinconici o allegri, con fasi disperati impregnati di agitazione sconsolanti, coinvolge fino a intenerire chi lo ascolta anche se alcune parole non si conoscono perché sono espresse in siciliano. La particolarità della ballata sta nel coinvolgere sia l’udito che il corpo, perché chi lo canta e chi ha scritto la musica, in modo magistrale trasportano chi lo ascolta ad immaginare la scena scritta nel testo; ogni parola è cantata e musicata seguendo logiche teatrali e quindi recitative. La scelta di renderla adatta a una recitazione non è un caso, perché da una parte c’è il grande Gigi Proietti, e dall’altra c’è un famoso sceneggiato. La ballata è la colonna sonora dello sceneggiato Rai intitolato L’amaro caso della Baronessa di Carini, considerato un ottimo lavoro per aver fuso eventi di fantasia e fatti reali (anche se ritoccati) ben marcati nel testo della canzone.

La base dello sceneggiato è un fatto di sangue avvenuto nel lontano 1563, un giorno nero impresso nella memoria perché si consumò un delitto d’onore, e la vittima è una donna, la baronessa di Carini. L’amaro caso della Baronessa di Carini è stato costruito prendendo in considerazione due periodi storici, l’anno del delitto, anticipando la data, e l’ottocento. Si prende la radice del delitto del 1563, e con continui salti temporali, il protagonista deve ricostruire i fatti di quel giorno collegandoli a una casata a lui contemporaneo, quindi al 1800. 

L’apertura della prima puntata è paragonabile a una specie di documentario, perché si racconta ciò che accadde nel 1563, come si svolsero i fatti, e si spiega come il regista ha ricostruito la pellicola in quattro parti. Nel “documentario” si avvisa che la base del lavoro è il delitto del cinquecento e che ciò si racconta nello sceneggiato non appartiene alla realtà ma è frutto della fantasia; il regista e lo sceneggiatore hanno incollato il delitto seguendo l’immaginazione.

L’amaro caso della Baronessa di Carini riporta un evento storico di straordinaria importanza quando, con l'emanazione della Costituzione, si annullano i privilegi dei signori, un passo importante in grado di mettere la parola fine alla prepotenza e al potere assoluto con tanto di impunità riservato a pochissimi privilegiati, appunto i feudatari. Per accertare il grado di potere dei latifondisti, il Ministro delle finanze, il Principe di Castelnuovo, invia a Carini un uomo fidato e incorruttibile, Luca Corbara. Durante le sue indagini Luca Corbara conosce i baroni e latifondisti di Carini, e carte alla mano scopre che le terre in possesso di un uomo di potere sono state sottratte ai familiari della baronessa assassinata nel cinquecento. A Carini non c'è un buon ambiente, è ben nutrito di personaggi poco raccomandabili, c'è chi cospira in silenzio per danneggiare il collega, chi organizza la vendetta, chi tradisce, chi segue doppi fini e chi deve accettare il suo stato di inferiorità.

La trama è ben costruita, con aneddoti storici, con la presenza di uomini di potere capaci di ricostruire false accuse da presentare in tribunale per emettere sentenze di morte, il tutto per sbarazzarsi delle persone indesiderate. Le indagini svolte da Luca Corbara sono colme di sorprese, in più, per complicare ulteriormente il suo compito, strada faccenda appare una setta chiamata Beati Paoli. Per molti anni, la setta è stata erroneamente schedata come estinta, estirpata, invece si scopre che è ben strutturata nel paese con uomini pronti a mettere in azione i propri principi contro i padroni di Carini.

Luca Corbara scoperchia il vaso di Pandora e trova il marcio dei potenti, in primis smaschera Don Mariano D’Agrò, un uomo che incarna il potere assoluto da sradicare con la Costituzione. Se Don Mariano D’Agrò si accorge dal primo sguardo la pericolosità della presenza di Luca Corbara, la moglie Laura D’Agrò si fida totalmente di quest’uomo definito da tutti come un pericoloso straniero.

Tra la baronessa Laura D’Agrò e Luca Corbara nasce un forte legame di fiducia, trasformato in breve in una forte relazione adulterina. Tra donna Laura e Luca nasce più di un’amicizia, diventano amanti, anche se l'amore annebbia la mente. Alcune volte Luca Corbara presume che la baronessa lo tradisca e che trami alle sue spalle per allearsi col marito; ben presto entrambi individuano chi lavora per incastrarli. Improvvisamente la sorte di donna Laura e Luca muta capovolgendo in peggio le loro vite. I loro destini ben si adattano al testo elaborato nella ballata, nel quale si preannuncia la morte. Come nel cinquecento, come la ballata presagiva, per ordine di un uomo potente si organizza un delitto d’onore. Gli intrighi messi in atto per incastrare la Baronessa Laura D’Agrò e Luca Corbara sono in odor di morte, la sorte dei due amanti segue la scia di ciò che accadde nel cinquecento. A distanza di due secoli lo schema mortale si ripete, il cinquecento e l’ottocento hanno un punto in comune: si consuma il delitto d’onore per mano di un uomo potente, un familiare.
















































































Scheda dello sceneggiato:

Titolo: L’amaro caso della baronessa di Carini

Regia: Daniele D’Anza

Genere: drammatico, storico

Anno: 1975

Formato: miniserie

Puntate: 4

Durata: circa 60 min. a puntata

Interpreti: Ugo Pagliai (Luca Corbara), Janet Agren (donna Laura D’Agrò), Adolfo Celi (don Mariano D’Agrò), Paolo Stoppa (don Ippolito), Enrica Bonaccorti (Cristina), Vittorio Mezzogiorno (Enzo Santelia/Domenico Galeoni), Arturo Dominaci (il principe di Castelnuovo), Biagio Pellagra (un membro della setta).

 

Nel Taccuino ci sono altre Voci con:

Ugo Pagliai: Il segno del comando

Arturo Dominaci: Ritratto di donna velata

Daniele D'Anza: Orgoglio e pregiudizio, Il segno del comando

 

Annotazione: le foto le ho scattato quando stavo guardando lo sceneggiato, per questo motivo sono molto mosse e non perfette.

 

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