Nelle prime scene del film la storia appare monotona e non originale, e mentre si spacchettano le Voci cogliamo la reale natura della sceneggiatura. Volta per volta le Voci si alternano, palleggiandosi tra i protagonisti, si sommano elementi capaci di arricchire i fatti raccontati in modo calmo, senza urla e senza strafalcioni, e senza sganciarsi dalla realtà si inquadrano i dilemmi di ciascun soggetto. Nel film Una sola verità, una giornalista affermata pubblica un pezzo scottante e si rifiuta di rivelare la fonte per proteggerla e per impedire che venga leso la libertà di stampa. La scelta di non rivelare il nome della persona che ha consentito di rendere pubblico un'operazione di spionaggio, lacera in modo irreversibile la vita personale e professionale della giornalista fino a mettere a repentaglio la testata giornalistica.
L’oggetto immateriale risaltato nel
film Una sola verità riguarda il
confine tra la sicurezza nazionale e il diritto a divulgare notizie di un certo
spessore, da una parte c’è la libertà di stampa e dall’altra il segreto di Stato. In alcuni contesti si sceglie di non divulgare notizie scottanti in nome
della sicurezza di una nazione, mentre in altri casi si sceglie di rendere noto
ciò che sta accadendo con la consapevolezza di interrompere una consuetudine e
le regole stabilite dal legislatore; la giornalista rompe lo schema imposto dal legislatore.
Lo scoop rivelato dalla giornalista Rachel Armstrong, mette il subbuglio l’intero apparato statale per aver diffuso nero su bianco un fattaccio nel quale è coinvolto il Governo e la CIA, non solo, svela il nome di un agente segreto sotto copertura. Il funzionario dello Stato Patton Dubois è incaricato di scoprire i retroscena del lavoro della giornalista, la contatta, le ricorda la norma dello stato che vieta la diffusione di notizie top secret, e pretende di conoscere il nome della fonte dello scoop. La risposta di Rachel Armstrong è negativa, si appella al segreto professionale anche se viola la legge; questa scelta aprirà le porte del tribunale fino all’incarcerazione. Rachel Armstrong perderà la causa e resterà in carcere a lungo per molto tempo, ma non è sola, c’è l’avvocato che continua a lavorare per rovesciare la sentenza, ci sono i colleghi e il giornale, e c’è una sfilza di persone che la sostengono. Rachel Armstrong non perde la calma, salvo casi isolati, tiene duro anche in carcere e non si piega neanche quando è certo di ledere la serenità familiare. Mentre la giornalista è in carcere, all’esterno accadono delle stranezze collegate al pezzo pubblicato, come l’assassino di un personaggio basilare dello scoop.
La giornalista ha più di un
nemico, e in vista c’è quello che la tiene sotto scacco, quello che la ricatta
imprigionandola per non aver ceduto. Su tutte le linee si muove a carte
scoperte il funzionario Patton Dubois, un uomo apparentemente pacato con la
capacità di elaborare frasi contenenti Voci dal sapore amaro e dal contenuto
all’insegna dell’intimidazione, si direbbe un burocrate ben equilibrato e
testardo. Qualcuno potrebbe obbiettare se si etichetta il funzionario come il
cattivo della pellicola, perché costringere la giornalista a parlare è il suo
lavoro, ma la sottigliezza dei suoi metodi poco eleganti in odor di ricatto ci
obbliga a marchiarlo come il burbero elegante, calmo e raffinato.
Come in tutti i contesti
delicati, mentre si segue il film si controllano a vista il lavoro di ciascun
interprete, la sceneggiatura, le ambientazioni come le espressioni facciali.
Ciascun interprete ha dato un segnale, ma non sempre la Voce espressa va di
pari passo con la storia raccontata in alcune scene. Qualcuno risulta troppo
pacato e ingessato per poi correggere il tiro, elementi capaci di compromettere
in negativo l’intero lavoro. Qualcuno raddrizza il tiro poco elegante espresso
del collega salvandosi a vicenda. Questi aspetti negativi, a mio parere, non
bollano del tutto il film Una sola verità,
tuttavia si poteva osare di più, le capacità non mancavano, possiamo supporre
che siano scelte determinate a monte durante la scrittura. Non si possono
bocciare del tutto le interpretazioni di ottimi attrici e attori, con nomi
stellari, facciamo finta che dietro ci sia una timida regia capace di ingessare
la performance di eccellenti professionisti.
In compenso, il film Una sola verità non lascia l’amaro in
bocca, punzecchia la mente, si aprono le lampadine dell’intelligenza per aver
portato a galla uno degli aspetti più delicati del giornalismo, esattamente
quella linea sottile esistente tra il diritto di stampa e la sicurezza
nazionale. E se mi permettete di spifferare l’individuo che ha parlato con la
giornalista, si può estendere l’intensità della storia, perché c’è di mezzo una
bambina, un’innocente piccina che ingenuamente si confida non con una professionista
(una giornalista) ma con un‘amica di famiglia; la bimba rivela di aver sentito
in casa delle conversazioni tra i genitori e svela il contenuto. Rachel
Armstrong indaga e apre il vaso di Pandora, decide di pubblicare la notizia
scottante giurando a sé stessa di proteggere la bambina a discapito della sua
vita professionale e privata.
Il film va oltre un fattaccio
governativo, rivela che dietro a uno scoop non esiste solo la libertà di stampa, ma anche il dovere di tutelare un minore, e per rafforzare la sua decisione
svia i dettagli della fonte lasciando intuire in tribunale che fosse un adulto.
Rachel Armstrong decide di non consegnare alla gogna mediatica un minore e
incentra il suo articolo giornalistico sui contenuti e sullo scandalo; per la
giornalista nessuno deve conoscere il nome della fonte, neanche i genitori
della bimba. Una scelta stralcia la libertà personale per impedire che una
bambina venga perseguitata dai poteri forti e dall’opinione pubblica, e la
scelta della giornalista appaga in umanità e serenità interiore.
Si può concludere la Voce di oggi, evidenziando un fatto: per scrivere il film il regista ha preso come spunto un fatto realmente accaduto, ma come succede nel mondo del cinema la finzione e la realtà sono distanti.
Voci tratte dal film:
. Salve signora Armstrong, entri, sono Patton Dubois,
Procuratore federale. Prego, si accomodi. Grazie di essere venuta
. Avevo forse una scelta?
. Certo che sì
. Non ho nulla da dire, e quindi se ha un problema contatti il
mio giornale
. Prendete del caffé?
. No, grazie
. Per me sì, grazie. Grande scoop. Complimenti. Se non farà
carriera con questo, Dio sa solo con che cosa. Oh! Cavolo! Roba che scotta.
Bene. Fra pochi giorni, appena saranno pronti tutte le carte, sarò nominato
Procuratore per indagare su questa bella spia, su Erica Van Doren
. Che tempismo!
. Già! È vero. È un po’ insolito, ma il tizio alla giustizia
sembra pensare a un affare piuttosto urgente a cui dare massima priorità,
quindi ieri sera mi hanno chiamato, sta mattina mi sono registrato all’Hotel ed
eccoci qui. Il Procuratore generale vuole dormire tranquillo. La fonte potrebbe
essere nel suo ufficio
. Credo che chiamerò il mio avvocato
. No, non è necessario. Non le farò alcuna domanda, non qui, ad
ogni modo. Non è ne il momento ne il posto, volevo solo una specie di vantaggio
personale. Possiamo parlare in via confidenziale?
. Certo
. Intendo come fosse una faccenda tra me e lei
. Una confidenza è una confidenza
. D’accordo, bene. Cercherò di non perdermi in chiacchiere. Ora
è nei suoi diritti pubblicare l’informazione che ha ottenuto, senza dubbio, ma
non rientra nei suoi diritti coprire chi le ha parlato di Erica, che ha voluto
smascherarla. C’è una legge dell’82 a protezione dell’identità
dell’intelligence. Il suo informatore è in guai seri
. Non ho intenzione di parlare della…
. Aspetti, aspetti. Non mi sono perso in chiacchiere o mi
sbaglio
. D’accordo
. Bene, ascolti. Le verrà chiesto di comparire davanti a una
giuria, di dichiarare il nome del suo informatore. Io glielo chiederò. Se per
qualche ragione non rivelerà la sua fonte, sarà oltraggio alla Corte. Andrà in
carcere e non sarà una passeggiata, una detenzione con tanto di servitù.
Perciò, Rachel, contatti la sua fonte, le chieda il permesso di rivelare il suo
nome. La sua volontà di proteggerlo potrebbe stupirla. Le persone sanno di
essere molto corrette
. Sì, se fosse così lei non lavorerebbe più, no?
. Beh! Ora le ho detto tutto. Ci vediamo in aula
. Temo dovrò deluderla, signor Dubois
. È impossibile!
. Lei lavora come giornalista per il Capital Sun Times, è
corretto?
. Sì
. Esattamente corrispondente di politica interna, giusto?
. È così. Sì. Sì
. D’accordo
. Una di loro
. Bene. Perfetto. Stiamo andando alla grande. Giorni fa lei ha
scritto un articolo, eccolo, nel quale rivelava che la signora Erica Van Doren,
moglie dell’ex ambasciatore USA Oscar Van Doren, era un agente della CIA
sottocopertura
. L’ho scritto. Sì
. E lei è sicura della veridicità della notizia citata?
. Lo sono al cento per cento
. Chi è la sua fonte, signora Armstrong
. Un secondo per favore. Col dovuto rispetto mi rifiuto di
rispondere per non vedere violare i miei diritti in base al primo emendamento e
alle leggi federali
. È consapevole che per chiunque conosca ufficialmente
l’identità di un agente della CIA è proibito per legge divulgare questa
informazione?
. Lo so. Sì
. Allora, chi è la sua fonte?
. No, non posso rivelare la mia fonte
. Va bene. Senta signora Armstrong, questa è una faccenda molto
molto seria. Si prenda il tempo necessario. Facciamo una pausa. Diciamo che
ritorniamo qui all’una e trenta. Voglio che vada a casa e che parli con la sua
famiglia, che parli col suo direttore, ok? E poi voglio che parli con la sua
fonte. Ci pensi, e veda se ciò vale una citazione per oltraggio poi ci
riuniremo di nuovo e io glielo chiederò di nuovo
. Non mi farei illusioni
. Non sono l’unico qui che non deve farsi illusioni
Scheda del film:
Titolo: Una sola verità
Titolo originale: Nothing but the truth
Regia: Rod Lurie
Genere: drammatico
Anno: 2008
Durata: 108 min.
Interpreti: Kate Beckinsale
(Rachel Armstrong), Matt Dillon (Patton Dubois), Vera Farmiga (Erica Van
Doren), Angela Bassett (Bonnie Benjamin), David Schwimmer (Ray Armstrong), Noah
Wyle (Avril Aaronson).
Nel Taccuino ci sono altre Voci
con:
Kate Beckinsale: The golden bowl, Amore e inganni;
Angela Bassett: Strange days.
Annotazione: le Voci in corsivo sono tratte dal film e le ho
sbobinate per il Taccuino.
N.B. immagini
prelevate dalla rete tramite il motore di ricerca Google.


















Ciao Innassia, non ricordavo questo film, probabilmente non l'ho visto. È una tipologia di storia che solitamente mi appassiona e tu ne hai parlato in modo esaustivo.
RispondiEliminaVedo se lo trovo su qualche piattaforma, sono sempre alla ricerca di buoni film 🙂
Grazie per il consiglio e buona giornata
Ciao @Angela
EliminaIl film pecca di leggerezza. Il regista doveva osare di più, stava rischiando di ottenere un risultato piatto, fortunatamente la situazione è stata raddrizzata dagli attori stellari.