«Deh, quando tu sarai tornato al mondo, / e riposato della lunga via», /
seguitò ‘l terzo spirito al secondo, / «ricorditi di me, che son la
Pia, / Siena mi fé, disfecemi Maremma: / salsi colui che ‘nnanellata pria
/ disposando m’avea con la sua gemma».
Lo scrittore W. Somerset Maugham, leggendo queste righe tratte dal Purgatorio di Dante, rimase talmente
colpito, da utilizzarlo come spunto per il suo romanzo intitolato “Il velo
dipinto”. Nell’opera dantesca, un marito, non avendo il coraggio di assassinare
la propria moglie perché colpevole di
adulterio, allo scopo e nella speranza che morisse presto, decise di portarla
nel castello in Maremma, ma poiché ciò non accadde la fece gettare dalla
finestra. Nel romanzo, una donna adultera, per evitare il divorzio e uno
scandalo, sceglie la proposta del marito di accompagnarlo in un luogo contaminato
dal colera: in questo modo il marito, evitando lo scandalo, si libera della
moglie perché col colera la morte è assicurata.
Lo scrittore intitola il
romanzo come una frase tratta da un sonetto scritto da Percy Bisshe Shelley, un
noto poeta inglese della prima metà dell’ottocento: “Non sollevare quel velo
dipinto, che quelli che vivono chiamano
vita”.
