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sabato 16 maggio 2026

Due romanzi a confronto

Due storie a confronto, scritte dalla stessa penna, per raccogliere differenze nello stile e paragonare le Voci elaborate nei romanzi prendendo in considerazione la realtà. Le trame sono colme di situazioni drammatiche, utopistiche, di fatti allacciati alla probabilità o meno che si attuino, e in uno specifico caso al desiderio che si attui una fantasia umana. Le due letture lasciano un certo effetto, si inseguono Voci e avvenimenti drammatici carichi di significati, tutti inventati dall’autore per dare uno scossone alla società. La trama s’incolla alla vita reale, ci si domanda come potrebbe mutare l’esistenza umana se ciò che si racconta si dovesse consolidare sul pianeta terra. Il confronto tra i due romanzi, paragonandolo alla realtà inserendo questioni utopistiche registrate nelle pagine, si elabora in solitudine per poi esternarli in famiglia, tra conoscenti, e nel mio caso svilupparli in una seconda sede all’interno di un gruppo di lettura. I contenuti trascritti sono storie imprevedibili carichi di effetti da capogiro in grado di colpire la mente, e mentre si passa da una pagina all’altra le riflessioni inseguono ogni attimo della giornata lontano dai libri. 

La particolarità della trama, in ambo i romanzi, riguarda i protagonisti, perché normalmente siamo abituati a elencarli col proprio nome, invece in questo caso ogni figura non ha né un nome né un cognome, e si identificano con specifiche espressioni generiche. Non nominare i personaggi con un nome e cognome è un fatto inusuale, normalmente non accade, e con calma ci si abitua e si identificano con naturalezza. 

Un altro aspetto della scrittura riguardano la punteggiatura, l’utilizzo di frasi lunghe, non andare a capo quando parlano i protagonisti. Si riportano le Voci dei personaggi che confabulano senza segnalarlo, lasciando il lettore confuso con un piccolo sbandamento nelle prime pagine. Le frasi dei personaggi si fondono col testo, non sempre è facile capire l’alternanza tra testo e i dialoghi, e si avvertono le conversazioni nel momento in cui si materializza una lettera maiuscola; la parola scritta con la prima lettera in maiuscolo è il segnale per avvertire che i personaggi stanno parlando.

Le storie hanno la capacità di estraniare il cervello e staccare la mente dal mondo reale, dal quotidiano, in un colpo solo la certezza acquisita dal genere umano vacilla, il tempo trascorso tra le pagine si trasforma in dipendenza, perciò è arduo trascorrere con tranquillità le pause lontano da quei libri.  

La storia impressa nei libri si appropria della mente di chi legge e ogni attenzione è riservata a quei fatti raccontati in quelle pagine per giorni interi.

I romanzi scritti dalla stessa penna, letti in un gruppo di lettura in presenza, sono Cecità e Le intermittenze della morte di José Saramago, nel primo la metafora suggerisce l’indifferenza umana, mentre nel secondo si elaborano domande e risposte indirizzate a madre natura, in entrambi i casi si inseguono quesiti non elaborati al punto giusto nel quotidiano, ed entrambi fanno frullare alla mente una serie di interrogativi.

 


1° libro: Cecità 

In un’ipotetica città si materializza una strana epidemia: il genere umano all’improvviso diventa cieco. Inspiegabilmente le persone perdono la vista, e, contro ogni certezza, il morbo, invece di ordinare agli occhi di vedere col classico colore nero, stabilisce che i malati debbano vedere tutto bianco. Incomprensibilmente i malati vedono il mondo col colore bianco, non riescono a condurre una vita libera, non possono accedere alle cure perché nessuno conosce la malattia, nessuno può accudire i ciechi perché sono tutti disabili, esclusa una persona. Le regole stabilite da madre natura e dagli esseri umani muta radicalmente, la naturalezza nei gesti si interrompe, non si può camminare con disinvoltura, gli spostamenti in macchina sono banditi, è impossibile esercitare qualsiasi attività, chi studia deve interrompere, non si può leggere, i medici sono impossibilitati a seguire i pazienti perché a loro volta in automatico si trasformano in pazienti. La sopravvivenza è in bilico, se nessuno può lavorare si interrompono tutti i servizi. All’inizio, per contenere la malattia il Governo, senza stabilire un piano, decide di rinchiudere i primi pazienti in una struttura priva di servizi, ammassano i malati in uno stabile, in un ex manicomio; ma presto si scopre che lo stratagemma non serve a nulla. Per stabilire un ordine e impedire che i contagiati e i malati possano contaminare le guardie, si adottano dei piani antidemocratici. Lo stabile non può contenere tutti i pazienti, sono troppi, ogni ora ci sono nuovi casi, i malati predispongono un piano per sopravvivere, ma all’interno della struttura la libertà di azione e di movimento è stata annullata. I guardiani dell’ex manicomio a loro volta diventano ciechi, e in assenza di una figura che guidi i prigionieri, anche se si adottano azioni antidemocratiche, si materializza l’ingovernabilità e il caos. Se i guardiani non possono vedere, si annullano i più elementari servizi, come la possibilità di mangiare. Senza i guardiani, i malati rinchiusi aprono le porte dell’ex manicomio, scappano, ma sono ciechi, non possono vedere la strada e i luoghi che calpestano. Tra mille difficoltà, raggiungono dei luoghi strategici, ma vivere in libertà è impossibile. Gli ex prigionieri scoprono che, mentre erano rinchiusi, tutti i cittadini hanno perso la vista, e tutti vivono in un mondo senza regole, senza una guida, senza un Governo. L’istinto animalesco s’impadronisce degli esseri viventi, non c’è spazio per la bontà, ognuno applica una propria regola. La cattiveria fa da padrona, i saccheggi sono impuniti, come impossessarsi delle case altrui. La società è ingovernabile, la tirannia si impossessa degli uomini, ma l’incapacità di non vedere non ha accecato la speranza. Gli esseri umani aspettano che madre natura inverta il sistema, si attende che il morbo muti in meglio. All’improvviso il bianco sparisce e si materializzano le forme delle cose, ma il genere umano non è più lo stesso.

 

Scheda del libro: Titolo: Cecità; Titolo originale: Ensaio sobre a cegueira; Autore: Josè Saramago; Genere: romanzo; Casa editrice: Feltrinelli.

 


2° libro: Le intermittenze della morte 

In un Paese, misteriosamente la Morte non lavora più, improvvisamente nessuno muore, si decreta l’immortalità. Tutti esultano, finalmente sono liberi di campare senza pensare alla Morte. Dopo l’euforia, emergono i problemi, perché la Morte ha stabilito di rendere immortali gli uomini senza eliminare le pene della vita. Tutti si ammalano come prima, e non è possibile invocare la Morte per eliminare la sofferenza perché è stata soppressa la morte. La società perde i pezzi della certezza. Se non c’è più la morte, spuntano in massa le prime vittime. Le pompe funebri smettono di lavorare, e per impedire che falliscono il Governo decreta che tutti gli animali, gli unici scampati all’immortalità, obbligatoriamente debbano essere tumulati. Le compagnie assicurative sono allo sbando totale, gli assicurati uno a presso all’altro stralciano il contratto, così interviene lo Stato per tamponare il problema escogitando dei contratti utopistici. Le case di riposo sono in totale crisi, perché la società invecchia e non muore, e le famiglie sono costrette ad affidarle alle strutture che stanno esplodendo. Gli ospedali non riescono a gestire la grande quantità di malati, chi entra è condannato a non uscire, stanno letteralmente scoppiando, i macchinari non sono sufficienti per tutti i pazienti intubati, c’è solo una certezza: le persone che si ammalano gravemente non possono lasciare il letto per fare spazio ad altri pazienti. La religione è la vittima numero uno, perché se la morte è stata annullata in automatico spariscono le certezze, non si può più evocare la salvezza dell’anima, la resurrezione è bandita, per cui la perdita dei fedeli è fuori controllo. Le persone che stanno peggio sono i malati, e soprattutto i familiari che devono seguirli, perché dal punto di vista umano ed economico la situazione è ingestibile. Senza la morte tutto il sistema creato dall’uomo crolla, ma c’è uno spiraglio. Col passaparola, si scopre che fuori dal perimetro del Paese la Morte continua a lavorare, per cui si organizzano i viaggi della morte per interromper le sofferenze dei malati. La gestione dei viaggi della morte è affidata ai familiari del malato, clandestinamente si trasportano gli agonizzanti fuori le mura del “Paese dell’immortalità”, si organizzano i funerali e la tumulazione in terre sconosciute, e per identificare il luogo esatto della sepoltura si lasciano dei segnali. Qualcuno si accorge che i viaggi della morte sono redditizi, e in poco tempo affiora la mafia, organizzano il lavoro in prima persona sostituendosi ai familiari dei malati con una differenza: hanno il compito di gestire l’ultimo viaggio dei malati, compreso la tumulazione, disinteressandosi totalmente di identificare il luogo della tomba, per cui nessun familiare può conoscere con esattezza dove possono trovare i loro cari. Finalmente, un giorno, la Morte decide che è arrivato il momento di lavorare e di ripristinare la morte, però stabilisce di svolgere il suo compito seguendo una logica mai presa in considerazione. Decide di comunicare al malcapitato la data e l’ora del decesso con una lettera scritta di suo pugno inserita dentro una busta viola. Tutto fila liscio, la Morte consulta lo schedario delle vittime, scrive le lettere, invia la busta viola otto giorni prima della data stabilita e registra i nomi dei deceduti. In base ai calcoli della Morte, chi riceve la busta viola ha tutto il tempo materiale per salutare i cari, di pareggiare i conti, di pagare i debiti, ma non aveva misurato la furbizia del genere umano. Le persone che ricevono la busta viola, sapendo di dover morire, si disinteressano del prossimo, non pagano i debiti lasciandoli agli eredi. Un giorno, una busta viola, indirizzata a un violoncellista, ritorna indietro, così la Morte la rispedisce per tre volte, e per tre volte consecutive ritorna al mittente. La Morte ci vuole vedere chiaro del perché la busta viola non arriva al destinatario, così decide di scomodarsi e di consegnarla personalmente. L’incontro col violoncellista sorprende la Morte, instaura una forte amicizia, per un po' di tempo si gode la vita, e per la prima volta si addormenta dimenticando di inviare le buste viola per un giorno intero.

 

Scheda del libro: Titolo: Le intermittenze della morte; Titolo originale: As intermitências da morte Scrittore: Josè Saramago Genere: romanzo; Casa editrice: Feltrinelli.


1 commento:

  1. Ho letto entrambi i libri anni fa e di entrambi ho ricordi abbastanza inquietanti. In ogni caso, Saramago con queste opere riesce a fare riflettere chi legge sulla natura umana e i suoi lati più oscuri.

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