Due storie a confronto, scritte dalla stessa penna, per raccogliere differenze nello stile e paragonare le Voci elaborate nei romanzi prendendo in considerazione la realtà. Le trame sono colme di situazioni drammatiche, utopistiche, di fatti allacciati alla probabilità o meno che si attuino, e in uno specifico caso al desiderio che si attui una fantasia umana. Le due letture lasciano un certo effetto, si inseguono Voci e avvenimenti drammatici carichi di significati, tutti inventati dall’autore per dare uno scossone alla società. La trama s’incolla alla vita reale, ci si domanda come potrebbe mutare l’esistenza umana se ciò che si racconta si dovesse consolidare sul pianeta terra. Il confronto tra i due romanzi, paragonandolo alla realtà inserendo questioni utopistiche registrate nelle pagine, si elabora in solitudine per poi esternarli in famiglia, tra conoscenti, e nel mio caso svilupparli in una seconda sede all’interno di un gruppo di lettura. I contenuti trascritti sono storie imprevedibili carichi di effetti da capogiro in grado di colpire la mente, e mentre si passa da una pagina all’altra le riflessioni inseguono ogni attimo della giornata lontano dai libri.
La particolarità della trama, in ambo i romanzi, riguarda i protagonisti, perché normalmente siamo abituati a elencarli col proprio nome, invece in questo caso ogni figura non ha né un nome né un cognome, e si identificano con specifiche espressioni generiche. Non nominare i personaggi con un nome e cognome è un fatto inusuale, normalmente non accade, e con calma ci si abitua e si identificano con naturalezza.
Un altro aspetto
della scrittura riguardano la punteggiatura, l’utilizzo di frasi lunghe, non
andare a capo quando parlano i protagonisti. Si riportano le Voci dei
personaggi che confabulano senza segnalarlo, lasciando il lettore confuso con un
piccolo sbandamento nelle prime pagine. Le frasi dei
personaggi si fondono col testo, non sempre è facile capire l’alternanza tra
testo e i dialoghi, e si avvertono le conversazioni nel momento in cui si
materializza una lettera maiuscola; la parola scritta con la prima lettera in maiuscolo è il segnale per avvertire che i personaggi stanno parlando.
Le storie hanno la capacità di
estraniare il cervello e staccare la mente dal mondo reale, dal quotidiano, in
un colpo solo la certezza acquisita dal genere umano vacilla, il tempo trascorso
tra le pagine si trasforma in dipendenza, perciò è arduo trascorrere con
tranquillità le pause lontano da quei libri.
La storia impressa nei libri si
appropria della mente di chi legge e ogni attenzione è riservata a quei fatti
raccontati in quelle pagine per giorni interi.
I romanzi scritti dalla stessa
penna, letti in un gruppo di lettura in presenza, sono Cecità e Le intermittenze
della morte di José Saramago, nel primo la metafora suggerisce
l’indifferenza umana, mentre nel secondo si elaborano domande e risposte
indirizzate a madre natura, in entrambi i casi si inseguono quesiti non
elaborati al punto giusto nel quotidiano, ed entrambi fanno frullare alla mente
una serie di interrogativi.
1° libro: Cecità
In un’ipotetica città si
materializza una strana epidemia: il genere umano all’improvviso diventa cieco.
Inspiegabilmente le persone perdono la vista, e, contro ogni certezza, il morbo,
invece di ordinare agli occhi di vedere col classico colore nero, stabilisce
che i malati debbano vedere tutto bianco. Incomprensibilmente i malati vedono
il mondo col colore bianco, non riescono a condurre una vita libera, non
possono accedere alle cure perché nessuno conosce la malattia, nessuno può
accudire i ciechi perché sono tutti disabili, esclusa una persona. Le regole
stabilite da madre natura e dagli esseri umani muta radicalmente, la
naturalezza nei gesti si interrompe, non si può camminare con disinvoltura, gli
spostamenti in macchina sono banditi, è impossibile esercitare qualsiasi attività,
chi studia deve interrompere, non si può leggere, i medici sono impossibilitati
a seguire i pazienti perché a loro volta in automatico si trasformano in
pazienti. La sopravvivenza è in bilico, se nessuno può lavorare si interrompono
tutti i servizi. All’inizio, per contenere la malattia il Governo, senza
stabilire un piano, decide di rinchiudere i primi pazienti in una struttura
priva di servizi, ammassano i malati in uno stabile, in un ex manicomio; ma
presto si scopre che lo stratagemma non serve a nulla. Per stabilire un ordine
e impedire che i contagiati e i malati possano contaminare le guardie, si
adottano dei piani antidemocratici. Lo stabile non può contenere tutti i pazienti,
sono troppi, ogni ora ci sono nuovi casi, i malati predispongono un piano per
sopravvivere, ma all’interno della struttura la libertà di azione e di
movimento è stata annullata. I guardiani dell’ex manicomio a loro volta
diventano ciechi, e in assenza di una figura che guidi i prigionieri, anche se
si adottano azioni antidemocratiche, si materializza l’ingovernabilità e il
caos. Se i guardiani non possono vedere, si annullano i più elementari servizi,
come la possibilità di mangiare. Senza i guardiani, i malati rinchiusi aprono
le porte dell’ex manicomio, scappano, ma sono ciechi, non possono vedere la
strada e i luoghi che calpestano. Tra mille difficoltà, raggiungono dei luoghi strategici, ma vivere in
libertà è impossibile. Gli ex prigionieri scoprono che, mentre erano rinchiusi, tutti
i cittadini hanno perso la vista, e tutti vivono in un mondo senza regole,
senza una guida, senza un Governo. L’istinto animalesco s’impadronisce degli
esseri viventi, non c’è spazio per la bontà, ognuno applica una propria regola.
La cattiveria fa da padrona, i saccheggi sono impuniti, come impossessarsi
delle case altrui. La società è ingovernabile, la tirannia si impossessa degli
uomini, ma l’incapacità di non vedere non ha accecato la speranza. Gli esseri
umani aspettano che madre natura inverta il sistema, si attende che il morbo
muti in meglio. All’improvviso il bianco sparisce e si materializzano le forme
delle cose, ma il genere umano non è più lo stesso.
Scheda del libro: Titolo: Cecità; Titolo originale: Ensaio sobre a cegueira; Autore: Josè Saramago; Genere: romanzo; Casa editrice: Feltrinelli.
2° libro: Le intermittenze della morte
In un Paese, misteriosamente la Morte
non lavora più, improvvisamente nessuno muore, si decreta l’immortalità. Tutti
esultano, finalmente sono liberi di campare senza pensare alla Morte. Dopo
l’euforia, emergono i problemi, perché la Morte ha stabilito di
rendere immortali gli uomini senza eliminare le pene della vita. Tutti si
ammalano come prima, e non è possibile invocare la Morte per eliminare la
sofferenza perché è stata soppressa la morte. La società perde i pezzi della
certezza. Se non c’è più la morte, spuntano in massa le prime vittime. Le pompe
funebri smettono di lavorare, e per impedire che falliscono il Governo decreta
che tutti gli animali, gli unici scampati all’immortalità, obbligatoriamente
debbano essere tumulati. Le compagnie assicurative sono allo sbando totale, gli
assicurati uno a presso all’altro stralciano il contratto, così interviene lo
Stato per tamponare il problema escogitando dei contratti utopistici. Le case
di riposo sono in totale crisi, perché la società invecchia e non muore, e le
famiglie sono costrette ad affidarle alle strutture che stanno esplodendo. Gli
ospedali non riescono a gestire la grande quantità di malati, chi entra è
condannato a non uscire, stanno letteralmente scoppiando, i macchinari non sono
sufficienti per tutti i pazienti intubati, c’è solo una certezza: le persone
che si ammalano gravemente non possono lasciare il letto per fare spazio ad
altri pazienti. La religione è la vittima numero uno, perché se la morte è
stata annullata in automatico spariscono le certezze, non si può più evocare la
salvezza dell’anima, la resurrezione è bandita, per cui la perdita dei fedeli è
fuori controllo. Le persone che stanno peggio sono i malati, e soprattutto i
familiari che devono seguirli, perché dal punto di vista umano ed economico la
situazione è ingestibile. Senza la morte tutto il sistema creato dall’uomo crolla, ma c’è uno spiraglio. Col passaparola, si scopre che fuori dal perimetro
del Paese la Morte continua a lavorare, per cui si organizzano i viaggi della
morte per interromper le sofferenze dei malati. La gestione dei viaggi della
morte è affidata ai familiari del malato, clandestinamente si trasportano gli agonizzanti
fuori le mura del “Paese dell’immortalità”, si organizzano i funerali e la tumulazione
in terre sconosciute, e per identificare il luogo esatto della sepoltura si lasciano
dei segnali. Qualcuno si accorge che i viaggi della morte sono redditizi, e in
poco tempo affiora la mafia, organizzano il lavoro in prima persona sostituendosi ai familiari dei malati con una differenza: hanno il compito di gestire l’ultimo viaggio
dei malati, compreso la tumulazione, disinteressandosi totalmente di identificare il luogo della tomba, per cui nessun familiare può conoscere con esattezza dove possono trovare i loro cari. Finalmente, un giorno, la Morte
decide che è arrivato il momento di lavorare e di ripristinare la morte, però stabilisce
di svolgere il suo compito seguendo una logica mai presa in considerazione. Decide
di comunicare al malcapitato la data e l’ora del decesso con una lettera
scritta di suo pugno inserita dentro una busta viola. Tutto fila liscio, la
Morte consulta lo schedario delle vittime, scrive le lettere, invia la busta
viola otto giorni prima della data stabilita e registra i nomi dei deceduti. In
base ai calcoli della Morte, chi riceve la busta viola ha tutto il tempo
materiale per salutare i cari, di pareggiare i conti, di pagare i debiti, ma
non aveva misurato la furbizia del genere umano. Le persone che ricevono la busta viola,
sapendo di dover morire, si disinteressano del prossimo, non pagano i debiti
lasciandoli agli eredi. Un giorno, una busta viola, indirizzata a un
violoncellista, ritorna indietro, così la Morte la rispedisce per tre volte, e per
tre volte consecutive ritorna al mittente. La Morte ci vuole vedere chiaro del
perché la busta viola non arriva al destinatario, così decide di scomodarsi e
di consegnarla personalmente. L’incontro col violoncellista sorprende la Morte,
instaura una forte amicizia, per un po' di tempo si gode la vita, e per la
prima volta si addormenta dimenticando di inviare le buste viola per un giorno
intero.
Scheda del libro: Titolo: Le intermittenze della morte; Titolo originale: As intermitências da morte Scrittore: Josè Saramago Genere: romanzo; Casa editrice: Feltrinelli.
Ho letto entrambi i libri anni fa e di entrambi ho ricordi abbastanza inquietanti. In ogni caso, Saramago con queste opere riesce a fare riflettere chi legge sulla natura umana e i suoi lati più oscuri.
RispondiEliminaHo letto cecità in pieno lockdown e la somiglianza tra eventi narrati e fatti reali ha reso la lettura particolarmente avvincente ma piuttosto stressante. Sebbene sia un libro che mi è rimasto impresso nella sua angosciante verosimiglianza non ricordavo la mancanza di nomi dei personaggi, segno che la lettura scorreva bene anche senza.
RispondiEliminamassimolegnani