In una piccola cittadina, a Hardborough, c’è un vecchio edificio abbandonato da ristrutturare, umido e infestato da strane apparenze, quelli che tutti riconoscono come i fantasmi. La casa si chiama Old House, e proprio qui, in questo rudere edificio, Florence Green, una minuta donna, trasforma la passione per i libri in un lavoro: decide di aprire una libreria. Nel piccolo paesino c’è chi non tollera la sua presenza a Old House, ma Florence Green è determinata, non si fa piegare dai maligni; il suo non è un capriccio. Dopo aver perso il marito, vuole invertire il suo destino, non può e non vuole vivere come una vedova triste e opaca, intende diventare indipendente, dare una svolta alla sua vita.
Il suo intuito si rivela
geniale, perché vendendo libri, può investire i suoi risparmi facendoli
fruttare e allo stesso tempo può dare prestigio a una cittadina noiosa, senza
un futuro, piatta, circondata da paludi e molto ventosa, definibile un luogo
dimenticato da tutti.
L’attività della libraia si
rivela difficile da programmare, inizialmente sorgono una serie di difficoltà
con la banca per ottenere il finanziamento, in seguito, con le ripetute e sleali
incursioni da parte di chi non vuole accettare una libreria a Hardborough, si
moltiplicano i disagi.
Il rudere Old House stava per piombare
nell’abisso, e misteriosamente, quando Florence prende l’iniziativa di
intraprendere la carriera di libraia, c’è chi brama per accaparrarselo per i
propri interessi. Ad esempio, la signora Gamart, pur di affossare l’idea di
Florence, s’inventa delle diavolerie, brama contro la tipa alla luce del sole,
escogita una furbizia ideando un progetto per aprire un centro culturale a Old
House, e quando perde la partita, architetta una serie di strattagemmi fino ad
arrivare in Parlamento.
La libreria ha serie difficoltà a
decollare, ma appena si solleva la serranda, Old House si trasforma da luogo
declassato in un centro culturale, i clienti affollano il nuovo negozio, e gli
affari vanno a gonfie vele. Old House non è il classico negozio, si vendono
libri di ogni genere, e in più è stato aperto anche un servizio col quale i
clienti, con una piccola sottoscrizione, possono prendere in prestito dei
libri. Florence non propone ai suoi clienti i soliti libri, si spinge oltre,
sperimenta e propone ciò che altri vorrebbero censurare, infatti espone in
vetrina “Lolita”, e il romanzo si rivela un successone.
I risultati sono sorprendenti e per
mandare avanti la libreria, Florence assume una ragazzina che si divide tra la
scuola e il negozio.
I clienti hanno esigenze di ogni
tipo, e tra di loro spicca un uomo solitario e proprietario terriero. Un
affezionato cliente acquista regolarmente dei libri, una vera stranezza, perché
per la piccola cittadina è uno strano tipo che non socializza, è sempre
rinchiuso in casa, per poi scoprire che è di tutt’altra pasta; non è un vedovo
ma un uomo anziano separato e amante dei libri.
La vetrina della libreria è un’attrazione
per il piccolo paesino, e quando si forma una lunga fila e sostano diverse
persone per ammirare i nuovi arrivi, i maligni, quelli che vorrebbero il
fallimento di Florence, mettono il bastone fra le ruote, ma falliscono.
Per far fallire la libreria, i
maligni escogitano di tutto, setacciano i punti deboli di Florence, del luogo,
dei libri che si espongono in vetrina, e tra una lamentela e l’altra trovano
una falla, perché l’aiutante è minorenne e non potrebbe lavorare in una
libreria.
I guai non finiscono con
l’allontanamento dell’assistente, perché la perfida signora Gamart riuscirà a
far emettere una singolare norma ai danni di Florence. Il nipote della signora
Gamart è membro del Parlamento, e con gli intrighi politici ottiene l’approvazione
di una legge fatta su misura ai danni della libraia, nella quale si stabilisce
che, se un edificio è stato abbandonato per almeno cinque anni ed è d’interesse
storico e culturale, può essere requisito dal Comune; gli articoli della nuova
legge dello Stato calzano a pennello al caso di Old House. Con la nuova normativa,
approvata definitivamente dal Parlamento, si mettono i sigilli al sogno di Florence,
la quale aveva un unico desiderio: vivere in serenità e far aprire le porte
della cultura in un insignificante e inesistente paesello.
“La libreria” di Penelope Fitzgerald è un romanzo pubblicato alla fine
degli anni settanta, la trama è ambientata in un immaginario
piccolo paese, e la storia narrata si consuma nel giro di un paio di mesi tra
la fine degli anni cinquanta e gli inizi degli anni sessanta. Il titolo del
romanzo potrebbe trarre in inganno, perché anche se una donna è una libraria e ha
aperto un’attività commerciale nella quale la lettura è il personaggio
immateriale, la storia non scandisce esclusivamente i ritmi di un negozio, dove
i libri sono in primo piano. Sì, come in ogni negozio si sentono le Voci della
proprietaria quando deve incoraggiare o sconsigliare ai clienti ad acquistare
un libro, si sentono le Voci degli acquirenti contenti o scontenti, si
avvertono quegli attimi dedicati alla selezione della merce da ordinare e da
scartare, si sentono i rumori quando spostano i libri negli scaffali, ma non
sono gli unici elementi del romanzo.
Nel romanzo c’è lo spazio per
l’ingiustizia, per il potere nelle mani di pochi da sfruttare per eliminare un avversario, e la
norma scritta e approvata in Parlamento è un esempio. Ogni personaggio ha una
Voce da segnalare, c’è chi è ancorato alle vecchie abitudini e chi vuole dare
uno scossone alla vita con un’attività commerciale, e poi ci sono quelli che si
alleano per l’uno o per l’altro. In ogni pagina si respira una realtà che si
ripete in ogni epoca storia, come la nostra, si parla ancora una volta della
paura dei libri e della cultura, entrambi capaci di rendere le persone libere.
Si respira anche la consapevolezza che un’attività commerciale possa modificare
i ritmi di un luogo, qualcuno crede che possa recare danno alla propria
posizione, o modellare in meglio o in peggio le proprie abitudini, per cui
ognuno reagisce a modo suo con il chiacchiericcio, con la curiosità, seminando
odio, oppure semplicemente si sfrutta una nuova opportunità.
“La libreria”, pur avendo una trama ben strutturata, in alcuni casi
si rischia di inceppare la lettura, ci si perde in alcuni passaggi con superflue
descrizioni che allungano il tempo necessario per finire il libro. In breve, a seconda
di come prende piega la lettura, ci si smarrisce. I personaggi hanno qualcosa
da dire, invece, in alcune scene, le loro Voci sono incomplete e sfuggenti, e
in alcuni casi le Voci s’interrompono per proseguire verso altre direzioni; per
cui, avrei voluto conoscere meglio alcuni aspetti, e invece si stimola l’immaginazione.
In alcune scene, perdevo il filo, chissà, forse non ho azzeccato il periodo, o forse dovevo rinviare la lettura. Nella mia mente avevo le Voci cinematografiche, vedevo la figura della libraria con le sembianze dell’attrice. Nel romanzo non riuscivo a inquadrare alcuni soggetti, la figura della libraria poteva essere ambigua, piatta, forte o delicata, oppure distante o capace nel coinvolgere i clienti; tutto questo non era importante perché, per me, nel romanzo, il personaggio principale era diversa. Non la riconoscevo, perché per me Florence non era un personaggio di carta, ma era viva con il corpo di Emily Mortimer. E in questi casi la concentrazione svanisce.
Sì, dal libro di Penelope
Fitzgerald è stato tratto un film diretto da Isabel Coixet, l’avevo visto in
tv, e spinta dalla curiosità recentemente ho recuperato il libro, ma la lettura
non è stata produttiva; non riuscivo a slegare i due canali, quella della
scrittura e quella delle immagini, e tra i due sono più affezionata al film.
Il titolo del film è stato
modificato in “La casa dei libri”, e
guardandolo si può constatare con più enfasi gli elementi rilevati sulla carta.
Si da più slancio in alcune figure, come l’assistente, una ragazza che non ama
leggere ma è costretta a lavorare in una libreria, oppure gli amici e i clienti
della libraria hanno un corpo e un carattere più acceso e vivo, e anche il
cliente affezionato è più consistente e più incisivo.
La libraria è stata interpretata
dall’attrice Emily Mortimer, l’ho trovata eccellente e adatta a questo ruolo, e
con lei, rispetto al personaggio di carta, ho assimilato meglio la sua storia,
e con il suo sguardo, i movimenti del corpo si osserva meglio ciò che accade in
quel paesello, dove i libri sono l’oggetto dei malumori.
Nel film, la libreria appare come
un luogo per socializzare, dove le persone s’incontrano, invece nel romanzo ho percepito
freddezza nei rapporti umani.
Voglio trascrivere un appunto,
con la lettura non ho perso tempo, perché la scrittura è l’impronta delle Voci
originali, e le pagine hanno completato il quadro di una storia bellissima
ammirata col film. In conclusione, in questo caso, forse aveva ragione una mia
amica quando mi disse “Per me prima si legge il libro e dopo si può vedere il
film, non il contrario”. Il mio sbaglio nell’affrontare la lettura è uno: non
si può leggere un libro pensando al corpo e alla testa dei personaggi
interpretati da attrici e attori, ogni canale ha proprie regole, e non sempre
si sposano perfettamente.
Scheda del libro:
Titolo: La libreria; Scrittrice:
Penelope Fitzgerald; Genere: romanzo; Titolo originale: The bookshop; Traduttore:
Masolino D’Amico; Casa editrice: Sellerio; Anno:1999; Pagine: 180; Prezzo di
copertina: € 12,00; Segni particolari: finalista del premio "Booker Prize".
Scheda del film:
Titolo: la casa dei libri; Titolo
Originale: The bookshop; Regia: Isabel Coixet; Genere: drammatico; Anno: 2017; Durata:
112 min; Interpreti: Emily Mortimer (Florence Green), Patricia Clarkson (Violet
Gamart), Bill Nighy (Edmund Brundish); Segni particolari: al Premio Goyal vince le statuette Miglior Regista, Miglio sceneggiatura non originale, Miglior film e colleziona altre candidature.
Ciao Innassia, non conoscevo questo libro né il film. A volte è capitato anche a me di vedere prima il film e poi, incuriosita, di leggere il libro. Ad esempio, prima ho visto Stand by me e poi ho letto il libro di Stephen King da cui è tratto... Uno dei pochi casi in cui il film è stato all'altezza del romanzo.
RispondiEliminaUn abbraccio 😘
Ciao @Fra. Capita spesso di non riconoscere il romanzo dopo aver visto il film, e viceversa; in alcuni casi non si riconoscono reciprocamente.
EliminaCiao Fra, sono d'accordo con la tua amica: è meglio leggere prima il libro e poi vedere il film. In tal modo vivi in prima persona la storia come è stata pensata dallo scrittore. Così puoi immaginare i personaggi senza che la memoria fotografica ti ricordi il volto dell'attore. Il film, secondo me, non è sempre fedele al libro e spesso anche il finale viene cambiato. La forma scritta mi gratifica sicuramente di più. Un abbraccio:)
RispondiEliminaCiao @AquilaReale.
EliminaÈ vero. Ogni sceneggiatore elabora la storia rendendola irriconoscibile, e spesso il finale è distante anni luce.