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sabato 11 aprile 2026

Riabbracciare Parigi

Mia lavora come interprete di lingua francese-russa, si direbbe che conduca una vita normale, ha un compagno e degli amici che l'amano e non ha problemi economici. In una comunissima sera si vede col compagno in un ristorante per la classica cena, interrotta però da una telefonata perché il tipo lavora in un ospedale; c’è un’urgenza e deve scappare. Per tornare a casa, Mia prende la moto e strada faccenda si materializza un intenso temporale, quindi ne approfitta per fare tappa in un ristorante per bere un bicchiere di vino. Il destino è contro di lei, perché nel ristorante entrano degli uomini armati fino ai denti con l’intenzione di seminare morte tra tutte le persone presenti. Mia, per scampare alla morte, si nasconde sotto un tavolo, e da questo momento in poi la sua vita muta radicalmente, non sarà più la stessa, tutti la guardano in modo diverso, l’ascoltano con occhi diversi, tutti sono distanti come i familiari e gli amici. 

Dopo la sparatoria, gestito da un gruppo di terroristi ben equipaggiati e determinati a seminare morte, Mia cerca con tutte le forze di riprendersi, cura la ferita che ha all’addome e si rifugia dalla madre, ma sa che deve reagire. Decide di ritornare a Parigi dove tutto è incominciato, si iscrivi a un’associazione che ha il compito di occuparsi delle vittime, incontra personalmente le vittime, installa un’amicizia con un uomo ferito alla gamba il quale si scoprirà che era il festeggiato della serata drammatica, e conosce una ragazza che ha perso i suoi cari. Conoscere le persone che hanno vissuto il suo stesso dramma è un punto di partenza, ma non sarà semplice, infatti qualcuna l’accusa di aver chiuso una porta a chiave e di non aver consentito a nessuno di entrare. Quella donna l’accusa ingiustamente davanti a tutti di essersi barricata in una stanza, e questo comportamento ha impedito a delle persone di salvarsi; col passare del tempo la donna si scusa, perché sollecitando la memoria si accorge del suo errore; non era Mia a chiudersi a chiave in quella stanza impedendo a delle persone di salvarsi ma l'accusatrice. Perdere la memoria per un grave disturbo mentale causato dal terrore può portare ad accusare persone innocenti, Mia capisce e la perdona. Piano piano affiorano nella mente di Mia alcuni attimi di quella drammatica serata, si ricorda che cosa accadde. Si ricorda che stava bevendo il vino, che c’era un gruppo di persone allegre che festeggiavano un compleanno, che si era sporcata le mani e che aveva bisogno di lavarle. Ricorda i rumori delle armi e le urla e come riesce a salvarsi. Si ricorda che in un ripostiglio, un uomo sconosciuto, un cuoco del ristorante, le tiene la mano per sostenerla e per darle coraggio. Mia inizia ad indagare per trovare quell’uomo gentile che l’ha sorretta nel momento più buio della sua vita, lo vuole ringraziare per tutto quello che ha fatto, ma non riesce a trovarlo, nessuno sa dove sia. Un giorno lo rintraccia e scopre che è un clandestino, per questo motivo era scappato subito dopo la sparatoria; nell’incontro i due si abbracciano, e lei finalmente lo ringrazia. 

Buona parte delle Voci del film riavvolgono il nastro della memoria di una donna, ogni attimo è dedicato alla ricostruzione di una serata scombussolata da un attacco violento. La protagonista è affetta da un grave trauma che le impedisce di ricordare che cosa accadde una sera mentre in un bar sorseggiava tranquillamente il vino e osservava le persone che festeggiavano in allegria e che non conosceva. 

Nella sua vita c’è il prima e il dopo, il prima si riferisce alla sua vita come interprete di lingua russa, il dopo è determinata dalla continua ricerca di sé stessa e dalla ricostruzione della memoria, e soprattutto capire che cosa è accaduto in pochi e pochissimi istanti quando un gruppo armati spara all’impazzata tra i clienti presenti nel bar uccidendo senza un fine logico.

Il film Riabbracciare Parigi è un film drammatico, è capace di apre le coscienze per aver affrontato il problema che affligge chi ha vissuto in prima persona un attacco terroristico. Aver visto la morte in faccia, genera un trauma incalcolabile, un disturbo mentale che impedisce di vivere normalmente, per cui la base della trama è una storia sull’amnesia e sulla ricerca delle tessere per ricostruire pochi istanti. 

L’istante vissuto drammaticamente, dove la morte è stato concepito per un omicidio di massa, è individuato da un prima e da un dopo, prima si guarda un gruppo di clienti seduti al bar che applaudono per un compleanno e una donna che con naturalezza si sposta (o no) in bagno per lavarsi le mani, il dopo è composto da quei rumori terrificanti dettati delle armi puntate sulle persone presenti seminando morte e terrore.

L’amnesia è uno degli elementi che si deve sbrogliare, si cerca di ricostruire la mente che ha cancellato un istante della propria esistenza, e per riempire il vuoto si usa ogni mezzo, come ritornare nel luogo della sparatoria e incontrare le persone che sono sopravvissute.

Il film ben inquadra i due momenti del prima e del dopo, e i colori scelti nella pellicola sono in grado di seguire i progressi delle vittime. Il colore predominante è il blu, il giallo, il verde, mischiato al nero con una spruzzatina di colori sfuocati, tutte tinte azzeccate per elaborare meglio lo stato mentale della protagonista.

La storia è ben condita con una sceneggiatura che ben inquadra i dilemmi dei sopravvissuti, e le inquadrature sono ben equilibrate capaci di aprire la mente di chiunque osserva ciò che accade, sempre tenendo a mente il prima e il dopo della vita dei sopravvissuti e di una comunissima donna.

L’intonazione delle Voci è ben nutrita anche con un’ottima colonna sonora, un elemento capace di aiutare a esprimere al meglio i sentimenti delle vittime che devono riprendersi la propria vita interrotta dagli attentatori.

Le Voci sono dettate dai ritmi scanditi dal prima e dal dopo, in prima linea c’è la voglia di ritrovare sé stessa e soprattutto conoscere chi ha sostenuto e soccorso i presenti, si cerca di trovare chi tenendo per mano uno sconosciuto è riuscito ad alleviare e sopportare quegli istanti drammatici dove la vita è appesa a un filo, dove la decisione di vivere o morire e determinata dal caso elaborata dalla mente di un gruppo di uomini che hanno deciso di spargere a caso del sangue innocente.

Il film è basato prevalentemente sul dramma personale di una donna vittima di un atto terroristico, non c’è la folla, non si vedono i particolari di quell’istante e non si sentono schiamazzi da parte delle vittime, il sangue che scorre non è visibile con azioni veloci con schizzi di sangue che saltano da una parte all’altra, con urla e strilli. Le Voci raccolte in quel ristorante non sono visibili come in un classico film dell'orrore, tutto si intuisce dagli sguardi, dalle frasi e dalle azioni dei clienti-sopravvissuti, le urla che si sentono sono ben calibrate capaci di spostare l'attenzione sullo stato psicologico dei personaggi.

Il regista e lo sceneggiatore hanno calibrato le Voci inquadrando le vittime, lasciando in second'ordine gli attentatori. 

La donna presente in quel bar, dopo un’accurata analisi, si ricorda che un uomo le teneva la mano mentre sparavano, ed è determinata a trovarlo per ringraziarlo. La vittima sa che la vita non sarà più come prima, lo legge negli sguardi dei familiari e degli amici, ma ugualmente vuole rivedere quell’uomo che l’ha salvata dalla pazzia. Lo cerca dappertutto, fino a quando lo trova e capisce perché era scomparso, capisce che chi le teneva la mano vive una vita intensa fatta di drammi personali amplificati dalla tragedia di una comunissima sera di lavoro in clandestinità.

 

Le Voci tratte dal film:

 . Ti rendi conto? Prima le persone si confidavano con me, mi raccontavano la loro vita, mi faceva piacere, invece ora è tutto al contrario come se fossi diventata un’attrazione. Anche tu mi parli in modo diverso

. Io? No, per niente

. Invece si, come se dovessi trattarmi con riguardo

. Sì, non me ne rendo conto, e comunque non puoi impedire alla gente di pensare a te e a quello che ti è successo

 

 

. Abbiamo camminato a lungo senza una meta. Era bello per lui sapermi viva da qualche parte e io provavo la stessa cosa per lui. Eravamo vivi. Io ero viva “Grazie per avermi tenuta la mano”

 













Scheda del film:

Titolo: Riabbracciare Parigi

Titolo originale: Revoir Paris

Regia: Alice Winocour

Genere: drammatico

Anno: 2022

Durata: 102 mi.

Interpreti: Virginie Efira (Mia), Benoit Magimel (Thomas), Maya Sansa (Sara)

 

Annotazione 1: le Voci tratte dal film le ho sbobinate per il Taccuino.

Annotazione 2: immagini prelevate dalla rete tramite il motore di ricerca Google.

 

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