"Il
piano: percorrere 8000 km
in 4 mesi. Metodo: l'improvvisazione. Obiettivo: esplorare il continente
latino-americano fino ad ora conosciuto solo attraverso i libri. Veicolo: la
Poderosa; una Norton 500 del '39 che cade a pezzi. Pilota: Alberto Granado; il
mio Alberto, Mial, amico di generosa corporatura, 29 anni, biochimico,
autoproclamatosi "scienziato errante". Sogno del pilota: concludere
il viaggio il giorno del suo 30esimo compleanno. Co-pilota: il sottoscritto.
Ernesto Guevara De La Serna, El Fuser. 23 anni, laureando in medicina, studi
sulla lebbra, patito di rugby e occasionalmente asmatico. L'itinerario: prima
verso Sud, da Buenos Aires alla Patagonia, e poi il Cile. Quindi a Nord, lungo
le Ande, la colonna vertebrale del continente, fino a Machu Picchu, e da lì al
Lebbrosario di San Pablo nell’Amazzonia peruviana. Destinazione finale: la
penisola di Guajira, in Venezuela. Cose che ci accomunano: inquietudine, grandi
ideali, e un insaziabile amore per i viaggi"
I diari della
motocicletta è un film d'avventura e allo stesso tempo drammatico del 2004, dove possiamo sbirciare in prima fila un mondo sconosciuto seguendo il lungo
viaggio intrapreso dal giovane Ernesto Guevara De La Serna, uno studente di
medicina, in compagnia del suo amico Alberto Granado, un biochimico. Guardare il film è un modo semplice per conoscere e scoprire, in un colpo solo, i lati nascosti dell’America Latina
esplorati soltanto dai libri. Grazie al cinema noi spettatori iniziamo a conoscere con la mente di un viaggiatore
fuori dal comune, e non come comuni turisti, la dura realtà della popolazione
incontrata dai due personaggi lungo tutto il continente tra l’Argentina, il Cile, il Perù, la Colombia e il Venezuela.
Il lungo viaggio doveva durare solo quattro mesi, invece a causa di svariati imprevisti durò quasi il doppio, prima in compagnia della Poderosa, la sgangherata motocicletta, e poi con mezzi di fortuna, come l’autostop o a piedi: la prima tappa risale alla fine del 1951 e l'ultima si concluse nel mese di luglio dell'anno successivo. Il viaggio tracciato dai due amici iniziò con i problemi causati dalla Poderosa, diventata famosa perché aveva come caratteristica particolare quello di rallentare il percorso, fino a mollarla del tutto in mezzo la strada per proseguire con altri mezzi.
La sfiga della motocicletta può essere letta come una fortuna e non come una sciagura, perché da questo momento, scombinando tutti i piani, i nostri giovani avventurieri scoprirono in prima persona i lati più genuini dell’America Latina direttamente dai racconti delle persone incontrate lungo il percorso: per le strade, in camion e nei villaggi, per non parlare dei luoghi in cui si "sceglieva la merce lavoratori", le Voci raccolte erano incentrati su scambi di idee che avevano come base la povertà, le difficoltà, i soprusi e le ingiustizie della popolazione locale. Soprattutto con le tappe in Machu Picchu e nel lebbrosario di San Pablo, il futuro rivoluzionario incominciò ad analizzare con occhi diversi il sistema economico e politico di queste terre.
Il lungo viaggio doveva durare solo quattro mesi, invece a causa di svariati imprevisti durò quasi il doppio, prima in compagnia della Poderosa, la sgangherata motocicletta, e poi con mezzi di fortuna, come l’autostop o a piedi: la prima tappa risale alla fine del 1951 e l'ultima si concluse nel mese di luglio dell'anno successivo. Il viaggio tracciato dai due amici iniziò con i problemi causati dalla Poderosa, diventata famosa perché aveva come caratteristica particolare quello di rallentare il percorso, fino a mollarla del tutto in mezzo la strada per proseguire con altri mezzi.
La sfiga della motocicletta può essere letta come una fortuna e non come una sciagura, perché da questo momento, scombinando tutti i piani, i nostri giovani avventurieri scoprirono in prima persona i lati più genuini dell’America Latina direttamente dai racconti delle persone incontrate lungo il percorso: per le strade, in camion e nei villaggi, per non parlare dei luoghi in cui si "sceglieva la merce lavoratori", le Voci raccolte erano incentrati su scambi di idee che avevano come base la povertà, le difficoltà, i soprusi e le ingiustizie della popolazione locale. Soprattutto con le tappe in Machu Picchu e nel lebbrosario di San Pablo, il futuro rivoluzionario incominciò ad analizzare con occhi diversi il sistema economico e politico di queste terre.
I diari della
motocicletta è un film biografico, drammatico ed avventuroso, ed è tratto
dai libri “Latinoamericana” di Ernesto Guevara De La Serna, detto il Che, e “Un
gitano sedentario” di Alberto Granado.
Con la pellicola ripercorriamo il lungo viaggio che fecero i due compagni lungo tutto il continente latinoamericana con pochi spiccioli in tasca e con una grandissima voglia di esplorare con spensieratezza, e allo stesso tempo con la consapevolezza di incontrare lungo il tragitto difficoltà inimmaginabili e non calcolabili anticipatamente, lasciando a casa i ricordi letti sui libri.
Con la pellicola ripercorriamo il lungo viaggio che fecero i due compagni lungo tutto il continente latinoamericana con pochi spiccioli in tasca e con una grandissima voglia di esplorare con spensieratezza, e allo stesso tempo con la consapevolezza di incontrare lungo il tragitto difficoltà inimmaginabili e non calcolabili anticipatamente, lasciando a casa i ricordi letti sui libri.
Il personaggio centrale
della pellicola, Che Guevara, è impersonato dall’attore Gael Garcia Bernal, un
elemento da non sottovalutare perché ho notato un lato positivo e negativo
nella scelta di questo attore. Ognuno di noi ha impresso nella mente il viso,
il carattere e le scelte del grande rivoluzionario, e vederlo con un’altra
faccia in un corpo diverso ci può spingere ad analizzare con più attenzione il
viaggio interiore del giovane uomo senza mischiare congetture già radicalizzate nella
nostra memoria. Il negativo sta nel non riconoscere il nostro personaggio,
mentre l’aspetto positivo lo estraiamo dal negativo perché ci consente di
rivedere con più scioltezza situazioni conosciute o familiari, valer a
dire riconoscere una parte della sua giovinezza elaborata leggendo il libro Latinoamericana scritto da Ernesto Che Guevara.
Brano del film …
Alberto: guarda che sei
ancora in tempo per venire a lavorare con me a Capo Blanco, puoi venire dopo la
laurea. Ti aspetto.
Ernesto: non lo so. Vedi Mial,
nel tempo che abbiamo trascorso viaggiando è cambiato qualcosa, qualcosa a cui
dovrò pensare molto seriamente. C’è tanta ingiustizia.
Scheda del film
Titolo: I diari della
motocicletta
Titolo originale: Diarios
de motocicleta
Regia: Walter Salles
Sceneggiatura: José
Rivera
Musica: Jorge Drexler,
Gustavo Santaolalla
Genere: biografico,
drammatico, avventura
Supervisione artistica: Gianni
Minà
Produttore esecutivo: Robert
Redford
Durata: 126 minuti
Anno: 2004
Personaggi: Gael Garcia
Bernal (Ernesto Che Guevara),
Rodrigo De La Serna (Alberto Granado)
Doppiatori: Massimiliano
Alto (Ernesto Che Guevara),
Patrizio Cigliano (Alberto Granado)
Ernesto Guevara De La Serna, chiamato anche Che Guevara, nacque il 14 giugno 1928, quindi, oggi avrebbe compiuto 90 anni.
Nel Taccuino avevo annotato la recensione del libro Latinoamericana di Ernesto Guevara De La Serna, leggi QUI
Annotazione: il post inizia con la trascrizione delle Voci del
giovane Ernesto Guevara pronunciate e interpretate dall'attore Gael Garcia Bernal.
un racconto di viaggi, mi ha fatto venire in mente il libro di A. Tabucchi - Viaggi e altri viaggi: "un luogo non è mai solo quel luogo: quel luogo siamo un pò anche noi. E un giorno, per caso, ci siamo arrivati"
RispondiEliminaInteressante citazione. Peccato non averlo letto. Alla prima primissima occasione si leggerà. Grazie del suggerimento e del commento. Ciao
Elimina