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mercoledì 3 febbraio 2016

Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta

Nel dicembre 1951, un giovanissimo studente argentino, Ernesto Guevara de la Serna, iscritto alla facoltà di medicina e prossimo alla laurea, assieme al suo amico e compagno di studi Alberto Granado, lasciando la propria famiglia e il proprio territorio, parte per alcuni mesi,  fino al luglio 1952, per intraprendere un lungo viaggio alla scoperta dell'America Latina.
 
I due amici attraversano l’Argentina, il Cile, il Perù, la Colombia, e il Venezuela, con una moto sgangherata, soprannominata la Poderosa, con mezzi di fortuna, pochi spiccioli in tasca, del filo di ferro per le emergenze, con uno zaino sulle spalle, con tanta voglia di conoscere e con una buona dose incoscienza giovanile.
 
Non sarà un viaggio comodo. Incontreranno varie difficoltà, iniziando dalla Poderosa che gli obbligherà a fermarsi per più di una volta per ripararla o per un foro alla gomma, o per la rottura del cambio, o del sostegno della forcella, o per le cadute causate dal peso mal distribuito e altro ancora, fino a quando sarà impossibile metterci le mani lasciandoli a piedi per il resto del tragitto, complicando ulteriormente il loro viaggio.
 
A causa "dell'infedeltà" della Poderosa, attraverseranno l’America Latina a piedi, in camion, scroccando passaggi, imbarcandosi come clandestini o pagando i biglietti per il viaggio in modo rocambolesco, situazioni tutti divertenti se non fossero reali perché patiscono la fame, particolarmente il freddo, e in più sono vittime delle zanzare e degli acciacchi, come la febbre, la dissenteria e gli attacchi d’asma per il Guevara.

 
Quando la Poderosa termina la sua corsa, Ernesto Guevara scrive:
 
 fu il nostro primo giorno da scrocconi motorizzati, il successivo si prospettava ben più difficile: diventare scrocconi non motorizzati”…. pag. 43
 
Il futuro rivoluzionario parla di scrocconi ma, leggendo i suoi appunti, constatiamo l’umanità sincera sia dei due giovani argentini che delle persone che incontrano e che sostengono la loro avventura offrendo vitto e alloggio gratis, fino ad accompagnarli a destinazione, anche se, come si può immaginare, non mancano le eccezioni, come quando sono convinti di partire gratis a titolo di favore  in un momento di seria difficoltà economica, invece si accorgono che devono pagare perché l’autista del mezzo non è né sensibile e né disponibile.
 
 
 
 
Chi non ha mai letto il libro, visto la personalità di Ernesto Che Guevara, penserà esclusivamente ad un diario di tipo economico-politico noioso, con qualche stralcio di avventura e con dei bei panorami che l’America Latina offre ai suo viaggiatori.
 
“Latinoamericana” è un libro di tutt’altro genere: c’è grande spazio per la riflessione, l’umanità di comuni cittadini sconosciuti pronti a raccontare e a spiegare i mille aspetti reali dell’America Latina, c’è la voglia di esplorare e conoscere nuove culture non come un turista con la macchina fotografica, e c’è anche l’avventura e la sventura.
 
I due giovani argentini si imbatteranno e affronteranno la dura realtà di cittadini e cittadine lasciati a se stessi dalle istituzioni. I racconti delle persone che incontrano lasciano indelebilmente le loro tracce negli appunti di quello che diventerà il grande Che argentino.
La voglia di sapere e di apprendere porterà i due argentini a parlare e ad ascoltare discorsi su argomenti poco conosciuti.
 
Ernesto Guevara conosce e ci fa conoscere uno strumento musicale, chiamato charango, “fatto con tre o quattro fili di ferro lunghi circa due metri, tesi su due barattoli vuoti e il tutto fissato a un’asse di legno”, e pizzicando le corde riesce ad emettere un suono simile alla chitarra.
 
In cerca di Chunquicamata, un famoso centro minerario del rame, incontrano una coppia di operai cileni che espongono le loro difficoltà durante i  tre mesi di carcere del capofamiglia, mentre lei, la giovane moglie patisce la fame, i figli lasciati da generosi vicini, il loro peregrinare in cerca di un lavoro e parlano dei loro compagni scomparsi ribadendo che fossero stati buttati in mare.
 
In Latinoamericana si analizzano e si approfondiscono l’assistenza sociale inesistente, la situazione degli ospedali e della sanità in genere, carenti sia di medicine che di sale operatorie o di mezzi; le difficoltà dei medici fanno venire la pelle d'oca; oltre a ciò si espone in modo esaustivo il totale abbandono e l’esclusione della popolazione indigente dall’assistenza medica.
 
Il Guevara ci riporta una beffa, un pugno nello stomaco indirizzato ai comuni cittadini che non si possono permettere l’assistenza sanitaria privata: dato che gli ospedali gratuiti scarseggiano, c’è sempre un cartello che dice “perché si lamenta del servizio se lei non contribuisce al sostentamento di questo ospedale?”; e a pag. 62 scrive:
 
nella miniera di Chunquicamata gli operai vittime di incidenti sul lavoro o ammalati usufruiscono di assistenza medica in cambio di una somma di 5 escudos cileni al giorno, però i ricoverati estranei alla miniera devono pagare fra i 300 e i 500 al giorno
 
In “Notas de viaje”, tradotto in italiano “Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta”, ci sono appunti e note che il Che riassume in forma di narrativa, presi in un periodo storico della sua vita in cui non era ancora entrato nei libri di storia, ma era semplicemente Fuser, così lo soprannominava l’amico Alberto Granado.
 
 
In Latinoamericana leggiamo aneddoti poco conosciuti, esperienze che entreranno nel suo bagaglio istruttivo e che faranno da base nelle sue future lotte perché testimone oculare di ingiustizie sociali appartenenti ad un mondo attraversato da culture e strutture sociali diverse.
 
Nel libro riporta degli episodi poco gratificanti per un intero Stato civile, in alcuni casi, tali fatti, li apprende attraverso i racconti delle persone incontrate durante il viaggio, in altri invece sono stati visti e vissuti dallo stesso Guevara e dal Granado: sono i soprusi dei potenti e le ingiustizie dei più deboli, come i lebbrosi o minatori, solo per accennarne alcuni.  
 
Nei suoi appunti c’è anche spazio per degli episodi divertenti vissuti tra una pausa e l’altra, tra un chilometro e l’alto, durante lo svago o incontri felici, come ad esempio la storia del vino. Per ogni viaggio racconta come sono riusciti a procurarsi il cibo, pur non avendo molto denaro, e di come e perché sono fuggiti per non esser acciuffati quando hanno combinato le marachelle: e sì hanno combinato dei guai all’insegna del linciaggio, almeno così hanno immaginato alcune scene. C’è anche lo spazio per notizie curiose poco conosciute, come l’emozione di scrutare l’oceano, la sua passione per il calcio, inoltre, attraverso le lettere indirizzate alla madre in cui racconta tutto ciò che hanno visto, veniamo a conoscenza anche di una parte più intima del personaggio .
 
 
Alcune frasi da non dimenticare:
 
Non è questo il racconto di gesta impressionanti, ma neppure quel che si direbbe semplicemente un racconto un po’ cinico; per lo meno, non vuole esserlo. E’ un segmento di due vite raccontate nel momento in cui hanno percorso insieme un determinato tratto, con la stessa identità di aspirazioni e sogni” … pag. 17
 
“ci siamo separati dalla coppia che stava per andarsene alla miniera di zolfo sulla Cordigliera; un luogo dove il clima è dei peggiori e le condizioni di vita così difficili che nessuno chiede il libretto di lavoro né quali siano le idee politiche” … pag. 55
 
sabato 14 giugno1952, io tizio qualsiasi, ho compiuto ventiquattro anni, vigilia del trascendentale quarto di secolo, nozze d’argento con la vita, che non mi ha trattato male, dopotutto” … pag. 110
 
 
 
Scheda del libro:
Titolo: Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta;
Autore: Ernesto Guevara de la Serna, noto come Che Guevara;
Lingua originale: spagnolo;
Titolo originale: Notas de viaje;
Traduzione: Pino Cacucci e Gloria Corica;
Editore: Feltrinelli;
Collana: Universale Economica del 1993;
Pagine: 128;
Genere: autobiografia.
 


4 commenti:

  1. Ciao Ignazia,
    ho letto l'articolo, che ho trovato piuttosto interessante. Acquisterò il libro al più presto, anche perchè la figura del Che, ha sempre suscitato il mio interesse e non vedo l'ora di andare a Cuba prima che l'atmosfera di un tempo svanisca per sempre. Hasta la vista

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    1. Ciao carissima. Leggilo al più presto, troverai anche le lettere indirizzate alla madre, l’introduzione e la fine del libro scritte dal padre nel quale spiega i preparativi e che cosa ha significato per il figlio partire alla scoperto dell’America Latina non come turista ma con il sentimento di imparare e sondare il terreno prima di diventare medico; e poi conoscerai meglio il suo collega d’avventura Alberto Granado. Hasta la vista

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  2. Il libro deve essere molto bello! Io ho visto il film - documentario, mi era piaciuto tantissimo, soprattutto perché mi ha fatto scoprire una parte della vita di Che Guevara che non conoscevo, prima che diventasse il rivoluzionario amatissimo e controverso che segnò un'epoca.

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    1. Finalmente sono riuscita a spuntarlo dalla lista dei libri da leggere, era in cima ai miei pensieri eppure non lo leggevo mai. Le pagine sono poche e intense e si trovano spunti per la riflessione. Equilibrato nel descriverci ciò che hanno vissuto in questi mesi intensi, suscita curiosità per come hanno gestito situazioni delicate perché privati delle comodità, e con pochi spiccioli in tasca sono riusciti ad attraversare un Continente immenso. Il Guevara del libro è molto giovane con una voglia matta di conoscere il mondo. Per sua stessa ammissione il viaggio lo cambierà più di quanto credesse. Ciao

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