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lunedì 12 febbraio 2018

Resurrezione di Lev Tolstoj

Esaminare, commentare e dare un giudizio finale ad un romanzo scritto da uno degli autori più influenti della letteratura russa può essere imbarazzante, può creare forti disagi, e può anche risultare eccessivamente laborioso senza raggiungere quel giusto equilibrio di sintesi previsto in tali tipi di incarichi. Questi ostacoli sono ancora più amplificati se si vuole sfoggiare un piccolo riassunto in un semplice post di poche righe perché si otterrebbe una pesantezza sia nella forma che nel linguaggio, e per il gran numero di personaggi presenti in circa seicento pagine, per l’ambientazione, per le lotte interiori, politiche, economiche e sociali, io lascerei questo difficile compito agi esperti in letteratura russa.
Il libro oggetto del mio interesse si intitola “Resurrezione” ed è stato scritto dal Lev Tolstoj, uno dei più grandi della letteratura mondiale, e se l’elaborato non ha la stessa rilevanza degli altri suoi scritti, per la vastità degli argomenti presi in considerazione non è di semplice lettura.
Il romanzo, forse per sottolineare la differenza tra le classi sociali, com’era di moda in quel periodo, contiene alcuni brani pronunciati in lingua francese, ed in alcuni casi si ricorre direttamente a termini espressi in lingua russa perché non traducibili in italiano oppure riferiti a comportamenti o circostanze ormai superati dal nostro tempo, e oltre a ciò alcune parole sono di difficile pronunciabilità o mai uditi, come le varianti dello stesso nome, i termini usati quando si descrive il vestiario, o le misure di capacità o di superficie o monetarie. Anche se “Resurrezione” è colmo di particolari espressi con vocaboli sconosciuti, e se il tomo è di circa 600 pagine, si può ugualmente affrontare la lettura e lo consiglio a tutti, anche ai lettori distratti perché descrive particolari argomentazioni di tipo economico, psicologico e filosofico non visibili a occhio nudo nelle diverse trasposizioni cinematografiche, e tali vicende si possono proiettare nel nostro mondo anche se in forma diversa, come: le disparità di trattamento tra i ricchi potenti e i poveri in difficoltà economica, l'ipocrisia del clero  e della fede, la corruzione, il giudizio e la punizione della società e della giustizia, i problemi creati dall'ingiustizia sociale, la situazione carceraria, norme penali caotiche e distorte applicate in modo poco trasparente, la distribuzione della ricchezza e della terra.
Tempo di lettura? Io ho impiegato circa un mesetto.
 
  
 
 
Se per la particolarità del romanzo ho scelto di non sviluppare un riassunto, lasciando al lettore il piacere di scoprire il contenuto in tutta la sua interezza, credo che sia utile elencare e trascrivere nel Taccuino alcuni vocaboli, non tanto per la singolarità del significato che essi rappresentano, ma perché si tende a dimenticarli una volta letti e posto il libro nello scaffale: iniziamo da Aršin, una vecchia misura di lunghezza corrispondente a 71 cm; poi Brodni, una particolare calzatura dei contadini siberiani; Inorodec si riferisce alle etnia non russa soprattutto centroasiatiche e siberiane; inoltre c’è la parola Kursistka per chi frequentava corsi di istruzione superiore riservate alle donne ai tempi dello Zar; e chi era condannato ai lavori forzati in Siberia si usava la parola Kàtorga; mentre per chi spacciava alcool in carcere c’è la parola Majdanščik; con il vocabolo Òbščestvennik si indicava chi era condannato da una sentenza emanata non dal magistrato ma su istanza giudiziaria espressa  da un gruppo composto da contadini; infine per il capo della polizia locale ai tempi dello Zar si diceva Stanovòj.
 
 
 
Frasi da non dimenticare:
 
La Màslova doveva scegliere tra l’umiliante posizione di cameriera, nella quale certo ci sarebbero state persecuzioni da parte degli uomini e occulte fornicazioni temporanee, e una posizione assicurata, legalizzata con una fornicazione continua, pubblica, permessa dalla legge e ben pagata: lei scelse quest’ultima … pag. 14
 
Ora gli era chiaro come il sole che la causa principale dell’indecenza del popolo, che il popolo aveva sempre capito e rilevato, consisteva nel fatto che i proprietari terrieri gli avevano tolto quella terra che era il suo unico mezzo di sostentamento. Ed era anche perfettamente chiaro che i bambini e i vecchi morivano perché non avevano il latte, e non avevano il latte perché non avevano la terra su cui far pascolare il bestiame e raccogliere grano e fieno … pag. 283
 
I detenuti gli sottoponevano svariate richieste. Lui li ascoltava con calma, osservando un impenetrabile silenzio, e non ne inoltrava mai nessuna, giacché tutte le richieste erano in disacorto con quanto previsto dalla legge … pag. 345
 
A Panovo la terra era stata ceduta ai contadini col patto che questi dovevano corrispondere un fitto per le necessità della comunità contadina, ma per dare valore legale a questa transazione, bisognava stendere e firmare gli atti relativi … pag. 402
 
La gente che viveva in carcere si era ben resa conto che, a giudicare da quanto veniva fatto loro, tutte queste norme morali di rispetto per il prossimo predicati dai maestri di morale e dai preti, in realtà venivano tradite, e quindi neanche loro erano tenuti a rispettarle … pag. 540
 
 
 
Scheda del libro
Titolo: Resurrezione
Autore: Lev Tolstoj
Traduttore: M Rita Leto e Antonio M. Raffo
Editore: Mondadori, del 1991
Collana: Oscar classici
Genere: romanzo
Pagine: XXXIX, 596
 


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