Benvenuti nel mio salotto virtuale, un luogo dove posso condividere le mie passioni con chi passa da qui. Si parla di piccole chicche quotidiane, di curiosità lontane e vicine, di storie locali e non solo. Mettetevi comodi e partiamo per un lungo viaggio.

venerdì 13 ottobre 2017

Quasi Grazia

Consigli di lettura. Oppure i consigli della bibliotecaria. Così dovrei intitolare il post. E sì andare in biblioteca, oltre a scoprire libri su libri, apre la mente e gli orizzonti, e quando il consiglio di lettura proviene direttamente dalla tua bibliotecaria, quella che non sbaglia mai, quella che ti consiglia, la parola "delusione" non esiste nel vocabolario. Il caso vuole di passare in biblioteca in un momento di spensieratezza e di veder spuntare un libro dalle mani della bibliotecaria. Questa volta la bibliotecaria mi ha consigliato il libro “Quasi Grazia” di Marcello Fois, un libro o meglio un testo teatrale strutturato in tre parti. Nella prima parte la scrittrice Grazia Deledda lascia la sua terra contro il parere della madre per trasferirsi col marito a Roma, e con i dialoghi, che si sviluppano nella casa natia a Nuoro, tra la scrittrice, la madre, il marito e il fratello, respiriamo ciò che ha rappresentato la partenza e la separazione. Nella seconda parte ci trasferiamo in una camera del Grand Hotel a Stoccolma nel giorno in cui le viene consegnato il prestigioso Premio Nobel per la Letteratura: in questa parte del libro assaporiamo le emozioni della scrittrice, del marito e di un giovane giornalista. La terza parte riguarda un momento triste per la sua vita perché è incentrato in uno studio medico dove le viene diagnosticato un tumore  incurabile: è la parte più delicata di tutto il libro, dove un medico deve trovare le parole giuste per informare il paziente del suo male.

mercoledì 11 ottobre 2017

Via col Vento di Margaret Mitchell

Desideravo leggere il romanzo di Margaret Mitchell da diversi anni, tuttavia c’era sempre quel timore di avere tra le mani un libro sopravalutato dal mondo del cinema e di portarmi dritta verso uno stato di totale delusione. Dopo aver letto la biografia sull’attrice Vivien Leigh scritto da Michelangelo Capua (guarda QUI), con una buona dose di pazienza, dopo aver fatto un bel respiro con un bel sorso d’acqua ho iniziato quest’avventura. E sì, si deve parlare di avventura perché le 872 pagine del volume pubblicato dalla casa editrice Oscar Mondadori, collana Classici Moderni, pesano in tutti i sensi, perché sono scritte con caratteri piccoli e con spazi tra i paragrafi ugualmente fitti tali da stancare la vista, e se prendiamo in considerazione la traduzione la lettura non è stata agevole; inoltre nel libro si scorgono intere frasi pronunciati dagli schiavi tali da farli apparire come persone che non conoscono la propria lingua, situazione inverosimile se sono nati in quel territorio. Escludendo questi particolari, le pagine ti trasportano e ti catapultano verso un mondo ignoto e non visibile alla grande platea cinematografica perché una buona parte del romanzo è stata tagliata forse per esigenze di copione, tralasciando così la parte più autentica e più delicata del romanzo.

domenica 24 settembre 2017

S’Iscraria e S'Iscrarionzu

Artigianalmente, in diversi paesi della Sardegna, si creano dei cestini intrecciando l’asfodelo, la cui tecnica di lavorazione diverge da paese a paese, e tra le varie tecniche spicca quella di Ollolai (NU) diventato il punto di riferimento per gli appassionati del settore. L’origine di quest’arte è antichissima, e fin dai tempi antichi si creavano per contenere alimenti, come il pane, i dolci, la pasta, i cereali e tanto altro, oppure venivano utilizzati in agricoltura ad esempio per pulire il grano, inoltre, alcuni cestini dalle forme particolari, venivano adoperate per pesare le merci.
Con la comparsa di nuovi materiali, come la plastica, a poco a poco i cestini fatti a mano con l’asfodelo hanno perso il loro primato e la loro importanza dal punto di vista del loro impiego, e dopo un periodo buio attualmente si sta rivalutando l’arte de s’iscraria organizzando corsi e mostre.
L’arte di "tessere" l'asfodelo per produrre cestini fatti a mano, si trasmette di madre in figlia, e raramente si vede un uomo che padroneggia questa tecnica, il cui unico compito consisteva nella raccolta de s’iscraria e nella vendita presso i mercatini o per le vie dei paesi limitrofi o in zone più lontane.

sabato 23 settembre 2017

Heroes

 
I, I wish you could swim
Like the dolphins, like dolphins can swim
Though nothing,
nothing will keep us together
We can beat them, for ever and ever
Oh we can be Heroes,
just for one day
I, I will be king
And you, you will be queen
Though nothing will drive them away
We can be Heroes, just for one day
We can be us, just for one day

giovedì 7 settembre 2017

Al Museo Nivola

In alcuni casi la vicinanza ad un luogo non è sinonimo di velocità, e per  poter gestire il poco tempo libero spesso creiamo problemi inesistenti, come quando si deve prendere la decisione di visitare uno dei musei più esclusivi della Sardegna. La data da fissare si rimanda con la solita scusa “il museo è dietro l’angolo, c’è sempre tempo”, e il giorno fatidico è in continuo spostamento per anni. La solita frase è l’eterna giustificazione determinata non dall’indifferenza ma dalla vicinanza al luogo; sì, è incredibile, più il luogo da visitare è vicino, e più si scelgono mete lontane. Per schiacciare la solita scusa c’è una medicina molto efficace: non  fissare un giorno  preciso e partire  immediatamente verso la meta tanto desiderata quando si presenta l’occasione. Nel mese scorso, ad agosto, alla solita domanda “quando andiamo al museo?”, senza fissare una data, senza aspettare e senza rimandare ulteriormente, abbiamo preso la macchina e siamo partiti per visitare un museo barbaricino molto speciale.
Il museo in questione si trova in un piccolo centro della Sardegna, in provincia di Nuoro, ai piedi del Monte Gonare.

mercoledì 30 agosto 2017

Agnolotti o cannelloni?

Da un po’ di tempo non sto più trascrivendo le ricette nel Taccuino virtuale, ed è opportuno rimediare con un classico dei classici, con un primo piatto da gustare per le occasioni importanti o per passare una piacevole serata. Il post nasce dopo aver sentito per l’ennesima volta una frase "che cosa si cucina? Agnolotti o cannelloni?" Se abbiamo della ricotta fresca e spinaci o bietole la risposta è semplice e va in automatico senza scervellarsi: accontentiamo tutti cucinandoli entrambi. L’impasto che si può preparare con questi semplici ingredienti è ottimo sia per cucinare gli agnolotti che i cannelloni. Abbiamo un unico impasto per due primi piatti. È un classico della cucina, e come ogni ricetta locale, per ogni luogo e ogni famiglia ci sono delle varianti.
La base principale del ripieno è la ricotta che deve essere di pecora, fresca di giornata e morbida, e per eliminare eventuali presenze di siero si può mettere un piccolo peso posto sopra il nostro ingrediente, o meglio lasciamo la ricotta nel suo cestino con i fori e in cima posiamo un piatto con un peso, e lo lasciamo pressare in questa posizione per circa un paio di ore. Nel frattempo lessiamo le bietole o gli spinaci in abbondante acqua salata, li scoliamo, li lasciamo intiepidire, li sminuzziamo (oppure possiamo spezzettarli anche prima della cottura)  e li strizziamo per eliminare l’acqua in eccesso.

domenica 27 agosto 2017

Il lato positivo

Pat Solitano è un uomo affetto da disturbo bipolare con gravi alterazioni dell’umore, e  dopo aver massacrato di botte l’amante della moglie, trascorre otto mesi in un ospedale psichiatrico. Appena dimesso dall’istituto ritorna a casa dai suoi genitori con l’umore tipico di chi rivuole riprendere in mano la propria esistenza. Pat è determinato a riabilitare la propria reputazione e, ricostruendo il suo modo di vivere liberandosi dal suo passato, riorganizza la sua vita, legge, fa jogging tutti i giorni, e non ha intenzione di sprecare neanche un attimo del suo tempo. Più di ogni cosa insegue il suo tarlo fisso, vale a dire riconquistare la fiducia della moglie infedele, la quale però non ne vuole saper nulla. La malattia di Pat sarà il suo tallone di Achille, le tensioni nervose e le crisi isteriche sono all’ordine del giorno creando mal di pancia alla famiglia e ai vicini di casa; in un primo momento è tranquillo, e in un baleno distrugge i progressi raggiunti con tanta fatica, e ciò è un problema perché la strada per la casa di cura è dietro l’angolo. Pat non riesce a controllarsi, basta sentire una canzone che già è sull’orlo di una crisi isterica, fino a quando conosce Tiffany ad una cena, una donna anch’essa con disturbi della personalità causati dalla perdita del marito, con cui potrà scambiare idee e stili di vita. Pat e Tiffany si alleano e assieme cercano di superare le difficoltà quotidiane aiutandosi reciprocamente: Pat aiuterà Tiffany a mettere su un balletto per una gara alla quale la tipa spera di non lasciarsi sfuggire, e Tiffany aiuterà Pat a rappacificarsi con la moglie. La complicità di Pat e Tiffany sono la medicina per combattere le ossessioni interiori di entrambi, quotidianamente si scontrano verbalmente senza peli sulla lingua, si rappacificano e  si comprendono pur parlando lingue diverse.