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martedì 18 agosto 2015

Al museo archeologico cabrarese

Da un giorno all'altro, da un minuto all'altro, senza ripensamenti, ho deciso di rivedere il museo archeologico di Cabras nella Penisola del Sinis.

Sono passati più di dieci anni dall'ultima volta  che l'ho visitato, e questo mi ha consentito di rivedere le varie sezioni con più calma e con più attenzione, comunque anche se una parte la conoscevo già, e anche se prima della visita ci avevano anticipato che in tutto questo periodo ha subito delle variazioni grazie ai nuovi ritrovamenti, ho constatato che avevo dimenticato molti aspetti.
 
E’ opportuno rivisitare il museo perché custodisce un importante patrimonio archeologico proveniente da una vasta area della Penisola del Sinis, per questo motivo il percorso è suddiviso  in sezioni non solo in base alla cronologia, ma anche in base al territorio comunale.
 
Al museo Civico di Cabras si possono vedere diversi reperti archeologici provenienti da:
 
- Tharros, la città punica-romana fondata dai Fenici tra il VIII e il VII A.C.: particolari le urne cinerarie in terracotta e le stele;
 
- I Giganti di Monte’ E Prama, un guerriero, due arcieri e 3 pugilatori: spettacolari, si entra in sala in punta di piedi, in silenzio, si guardano intensamente tutte le statue, in particolare affascinano gli occhi del pugilatore perché,  formati da due cerchi, furono creati in un epoca in cui non esisteva il compasso;

- Sa Osa, è stato interessante leggere che cosa hanno scoperto: le ossa di animali, semi, ceramiche decorate e strumenti in ossidiana e in osso;
 
- Cuccuru is Arrius: bellissime le statuine femminili e la collana di conchiglie;
 
- Il relitto di Mal di Ventre: curiose le attrezzature, le ancore e i lingotti in piombo.  

Questo è il Link del Museo: http://www.museocabras.it 
 
 
Dopo il museo scappatella a S. Salvatore di Sinis, frazione del Comune di Cabras, un singolare villaggio: per le caratteristiche del luogo, sembra di essere in Messico e non in Sardegna, girarono diversi film western all’italiana.






Piccola sorpresa: a S. Salvatore pensavo di non vedere nessuno perché più di dieci anni fa era disabitato, invece questa volta era pieno di turisti che girovagavano per le vie della frazione cabrarese, e mi hanno portato fortuna perché ho potuto visitare il sotterraneo della chiesa, normalmente chiuso al grande pubblico, ed eccezionalmente aperto forse per la loro presenza.
Nella chiesa di S. Salvatore si trova una chiesa sotterranea, dove fu ricavato un pozzo sacro ipogeico per il culto dell'acqua, e si può accedere percorrendo una breve e ripida scalinata che porta ad una piccola stanza, dal quale si diramano piccoli vani scavati nella roccia: è l’Ipogeo di S. Salvatore.
All'interno dei vani si possono ammirare diversi graffiti di epoche diverse, sono dei semplici  disegni di navi, di animali, di pesci e di figure umane, e varie iscrizioni con le lettere dell'alfabeto latino, greco e anche arabo.
Una signora del luogo ha spiegato che l'Ipogeo è di origine nuragica, e fu un santuario pagano per divinità romane, poi cristiane e anche arabe.


Il pozzo

L'altare e un pozzetto protetto da una lastra di vetro

Figure femminili

Un vano


Un leone

Al centro l'alfabeto greco e in alto a sinistra un pesce

L'auriga in gara in segno di vittoria
 

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