martedì 5 marzo 2024

Magistrate finalmente. Le prime giudici d’Italia.

Il lungo cammino della parità di genere fece dei lenti progressi, non mancarono i bastoni tra le ruote sempre pronti a ostacolare la presenza delle donne nella magistratura, in un Paese intriso di pregiudizi profondi. Nonostante la carta costituzionale preveda la parità tra uomini e donne in campo lavorativo, una norma impedì l’ingresso delle donne nella magistratura. Esattamente la L. n° 1176, art 7 stabiliva “Le donne sono ammesse, a pari titolo degli uomini, ad esercitare tutte le professioni e a coprire tutti gli impieghi pubblici, esclusi soltanto, se non vi siano ammesse espressamente dalle leggi, quelli che implicano poteri pubblici giurisdizionali o l’esercizio di diritti e di potestà politiche, o che attengono alla difesa militare dello Stato secondo la specificazione che sarà fatta con apposito regolamento”. 

Otre a questo articolo ce ne fu un altro che impedì l’accesso delle donne in magistratura, perché una norma del 1941 prevedeva esplicitamente che le funzioni giurisdizionali potevano essere esercitate soltanto dai cittadini italiani, di razza italiana, di sesso maschile e iscritto al Partito Nazionale Fascista”. 

Questi due articoli furono la base per escludere le donne dalla magistratura, e per poterli abrogare ci furono delle dure battaglie non soltanto in Parlamento, ma anche all’interno della stessa magistratura; esclusi alcuni, gli stessi magistrati (tutti uomini) impedirono con ogni mezzo l’applicazione della parità di genere sancito dalla Costituzione italiana.

Abbiamo dovuto aspettare il 1960 per avere un po’ di respiro, quando furono dichiarate incostituzionali le norme che impedirono l’accesso delle donne in tutti gli uffici pubblici, e quindi in magistratura. E per attuare la sentenza della Corte Costituzionale, abbiamo aspettato altri tre anni, perché solo il 9 febbraio del 1963 si stabilì che “La donna può accedere a tutte le cariche, professionali ed impieghi pubblici, compresa la Magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge”, e ancora “ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge sono abrogati (….) è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato”.

Questa data si deve sempre ricordare, perché aprì finalmente le porte della Magistratura alle donne, e fu una conquista sudata e meritata. Subito dopo la promulgazione della rivoluzionaria norma, molte donne fecero la domanda per il concorso vincendolo. Un vero trionfo.

Il libro Magistrate finalmente: le prime giudici d’Italia di Eliana di Caro delinea i punti centrali della lunga battaglia per ottenere un diritto costituzionale. Il saggio è un susseguirsi di notizie relative ai vai passaggi che si dovettero compiere per abrogare le leggi incostituzionali e per eliminare i comportamenti e i ragionamenti misogini.

Oltre a questo, nel libro c’è una breve biografia delle prime donne magistrate, le prime che riuscirono a vincere il concorso e le prime che riuscirono a penetrare in questa delicatissima professione considerata da più parti esclusivamente di tipo maschile.

 


Scheda del libro:

Titolo: Magistrate finalmente

Sottotitolo: Le prime giudici d’Italia

Autrice: Eliana di Caro

Casa editrice: Il Mulino

Genere: saggio

Anno: 2023

Pagine: 152

Prezzo di copertina: € 15,00


3 commenti:

  1. Le donne sono in grado di fare tutto, e meglio, ormai. Celebrare messa no, lì non gliela possono fa'.. ;)

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    1. Ciao. Se analizziamo l'argomento prendendo in considerazione un solo elemento, visto il vasto materiale spalmato in vari secoli, al di là di questioni normative o sociali, si può considerare come un problema strettamente legato al potere.

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    2. Io direi strettamente legato al maschio.

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