venerdì 23 febbraio 2018

Ogni colore che sei


Non so se vi è mai capitato di ascoltare alla radio una nuova canzone e di riconoscere il gruppo musicale dalle primissime note. La contentezza di ritrovare i tuoi begnamini sale alle stelle solo per una manciata di minuti, fino a quando un presentatore incompetente, in modo sbrigativo, senza aggiungere altri particolari, li presenta con un altro nome sgonfiando in un colpo solo le tue certezze restando ammutoliti per il resto della mattinata. Anche quando non c’era la rete, quando le notizie rimbalzavano da una casa all’altra con sistemi impensabili nel mondo attuale, e anche quando riponiamo nel cassetto le comodità della rete si ottiene ciò che si vuole: la certezza di non aver perso il sesto senso. Il gruppo musicale aveva scelto di ritornare dopo una lunga pausa in forma anonima con un nuovo progetto, e poiché è impensabile presentarsi come nuova formazione se non si riesce a mimetizzarsi, una buona fetta del pubblico li aveva riconosciuti: Sylvian, Jansen, Karn e Barbieri, avevano scelto di esibirsi non con il proprio nome ma con un nuovo marchio. I Japan sono ritornati, così si diceva, ma li chiameremo Rain Tree Crow. Impossibile, il progetto sarà pure nuovo, ma è impensabile chiamarli con un altro appellativo, così ci ha pensato l’aspetto commerciale inferiore alle stime e alle aspettative ad abbandonare il nuovo nomignolo; e mentre il progetto Rain Tree Crow è caduto nel dimenticatoio tutti, almeno gli appassionati del gruppo, li menzioniamo sempre come i Japan.

lunedì 12 febbraio 2018

Resurrezione di Lev Tolstoj

Esaminare, commentare e dare un giudizio finale ad un romanzo scritto da uno degli autori più influenti della letteratura russa può essere imbarazzante, può creare forti disagi, e può anche risultare eccessivamente laborioso senza raggiungere quel giusto equilibrio di sintesi previsto in tali tipi di incarichi. Questi ostacoli sono ancora più amplificati se si vuole sfoggiare un piccolo riassunto in un semplice post di poche righe perché si otterrebbe una pesantezza sia nella forma che nel linguaggio, e per il gran numero di personaggi presenti in circa seicento pagine, per l’ambientazione, per le lotte interiori, politiche, economiche e sociali, io lascerei questo difficile compito agi esperti in letteratura russa.
Il libro oggetto del mio interesse si intitola “Resurrezione” ed è stato scritto dal Lev Tolstoj, uno dei più grandi della letteratura mondiale, e se l’elaborato non ha la stessa rilevanza degli altri suoi scritti, per la vastità degli argomenti presi in considerazione non è di semplice lettura.

giovedì 1 febbraio 2018

I demoni del deserto

Alle 5:28 minuti del 5 dey 1383, secondo il calendario iraniano, che corrisponde al 26 dicembre 2003 del calendario gregoriano, in un giorno di festa e di preghiera, un terremoto spazza via un’intera città, la città di Bam. Tra i pochi  sopravvissuti alla calamità naturale c’è un insegnante Agha Soltani e sua nipote Hakimè, e per ricostruire una nuova vita lontani dalla città natia ormai distrutta dal terremoto, scappano e intraprendono un lungo viaggio in solitudine e a piedi verso il sud del paese e verso il mare.
Durante il tragitto, il nonno Agha si rende conto che non è in grado di capire i comportamenti della nipote, si rende conto che non è come tutte le altre sue coetanee, non gioca come loro e non parla come tutti i bambini perché vive un mondo tutto suo inaccessibile agli altri: Hakimè è una bimba silenziosa, la piccola è autistica.