lunedì 2 febbraio 2026

Dov’è Anna? Sceneggiato del ’76

Oggi registro le Voci di uno sceneggiato andato in onda nel 1976, catalogato come un mito, capace di incollare in massa una marea di telespettatori davanti alla tv. Ho sempre sentito parlare dello sceneggiato RAI “Dov’è Anna?”, ma io non ricordo di averlo visto. Ne ho sempre sentito parlare con opinioni più che positive, così l’ho cercato e trovato; l’ho visto in un paio di serate. La recitazione e le immagini sono lentissime, in alcuni casi rilassano per l’assenza di schiamazzi, anche se la scena è impregnata di drammaticità, la calma degli atteggiamenti è la regola, i rumori di sottofondo e la musica sono tenui quasi assenti, impercettibili se paragonati allo stile dei film attuali; in sostanza ci dobbiamo scordare i ritmi delle miniserie dei giorni nostri. Lo sceneggiato è in bianco e nero, le ambientazioni sono quelli tipici di un Italia semplice degli anni Settanta, si riconoscono gli appartamenti arredati con divani, tavoli, cucine tipici di quel periodo, si individuano le utilitarie senza le cinture di sicurezza non più in circolazione se non tra i collezionisti, in più si identifica la moda dallo stile inconfondibile con pantaloni a campana, con i classici capi colorati, senza trascurare le acconciature voluminose e ondulate.

domenica 1 febbraio 2026

Il Tenente Colombo

Oggi si parla di una serie tv senza tempo. La logica di ogni puntata prevede sempre lo stesso schema, all’inizio conosciamo l’assassino e come si sono verificati i fatti che hanno determinato l’omicidio, conosciamo la vittima e le varie fasi del delitto in ogni particolare. Solo dopo che si consuma l’omicidio spunta chi deve occuparsi del caso, e attraverso i suoi ragionamenti, aggiungiamo ulteriori tasselli, alcuni sconosciuti e altri necessari per chiudere il cerchio. Il tenente che si occupa dell’indagine non è uno qualsiasi uscito chissà da quale scatola, è il Tenente Colombo, un uomo semplice, dall’aspetto trasandato per avere sempre lo stesso permeabile sgualcito e sbiadito dalla vecchiaia, non solo, porta sempre la stessa camicia, la stessa giacca e naturalmente non sostituisce la cravatta. L’aspetto dell’abbigliamento trae in inganno, la maggior parte delle persone non lo identifica a prima occhiata come un poliziotto, qualcuno pensa che sia travestito per un indagine e altri sono increduli sulla sua professione. Oltre al solito abbigliamento, ha anche la stessa macchina con parecchi acciacchi, con gli sportelli che cigolano, con la carrozzeria con le rughe del tempo che passa.

La duchessa

La Voce cinematografica di oggi è tratta dal libro “Georgiana. Vita e passioni di una duchessa nell’Inghilterra del Settecento” di Amanda Foreman, esattamente si parlerà di un film britannico in costume dal titolo La duchessa. È un film ambientato nel Settecento, e racconta la biografia della duchessa del Devonshire Lady Georgiana Spencer, entrata nella storia per aver rotto gli schemi di corte e per aver vissuto una vita familiare complessa dettata da principi rigidi. Le protagoniste femminili del film respirano a pieni polmoni le convenzioni sociali con regole rigide e ruoli marginali, perché alle donne non era consentito prendere decisioni e vivere in libertà. E mentre le donne del Settecento non riescono a emergere in aroma di libertà, Georgiana Spencer si caratterizza come una donna controcorrente. Considerata dai suoi contemporanei come una donna carismatica, vive liberamente in società, si schiera politicamente, si interessa in prima persona su varie tematiche, diventa un abile attivista esprimendo il proprio pensiero in totale autonomia, ama il gioco e le feste. In poco tempo imprime nella società il proprio timbro diventando un esempio di eleganza.