Benvenuti nel mio salotto virtuale, un luogo dove posso condividere le mie passioni con chi passa da qui. Si parla di piccole chicche quotidiane, di curiosità lontane e vicine, di storie locali e non solo. Mettetevi comodi e partiamo per un lungo viaggio.

domenica 31 luglio 2016

La Santa Anoressia di Rudolph M. Bell

Le impressionanti analogie tra la moderna anoressia nervosa e il processo di santità di tante figure d’eccezione da Chiara d’Assisi a Caterina da Siena da Francesca Romana a Veronica Giuliani in un affascinante racconto
 
È l’introduzione del libro “La Santa Anoressia” di Rudolph M. Bell, pubblicata direttamente nella copertina. Prima di iniziare il viaggio percorso dallo scrittore, è d’obbligo avvisare il lettore che il contenuto non è indirizzato esclusivamente ai religiosi o alle persone non credenti: la religione o l’appartenenza ad un credo non è lo scopo del saggio.
Bell, studiando il comportamento di alcune donne e partendo dal significato del digiuno nel medioevo fino ai giorni nostri, mette in evidenza il problema dell’anoressia nei vari periodi storici, inoltre mette in relazione il disturbo alimentare legandolo alla cultura nel periodo in cui si sta vivendo, e quindi per ogni periodo storico nota un mutamento nella giustificazione e nella percezione del digiuno. Mentre nell’anoressia “moderna” si guarda l’aspetto fisico e la magrezza come sinonimo di bellezza, in altri periodi storici il digiuno era visto come un conflitto tra il mondo esterno e il disagio interiore, tra ciò che non appare e la consuetudine dei costumi in ambienti culturalmente chiusi al mondo femminile, dove non si potevano esprimere concetti come, ad esempio, l’autonomia femminile. In alcuni periodi storici, il digiuno era visto come un filo diretto tra la donna e Dio, e tra lo spirito e Cristo. Nei vari casi, alla base c’è ugualmente un disturbo alimentare, dominato da significati, culture e da situazioni sociali differenti che li accomunano sotto diversi fini. Nel Medioevo chi digiunava indebolendo il fisico e la mente, veniva classificata o come una “strega” o come una Santa, e quindi c’era alla base il misticismo; mentre in altri periodi storici la parola anoressia era legata all’isteria. Nel nostro tempo, senza approfondire il problema e le varie casistiche legate all’anoressia (non è o scopo del post), si considera la magrezza come parte della salute del corpo.

mercoledì 27 luglio 2016

Ricostruzione scenica: il pozzo

Dopo una piccola pausa, ho ripreso in mano l’uncinetto e sono riuscita a realizzare il pozzo per abbellire il presepe o per impreziosire in modo simpatico una mensola o una libreria.
Leggendo lo schema, la creazione del pozzo con un semplice uncinetto e con del cotone, può apparire a molti come un'utopia o un lavoretto senza senso pieno di insidie, eppure con piccole rimanenze di cotone, con poche ore e con una buona dose di pazienza, ed  eliminando la fretta, si può tranquillamente ottenere un buon risultato.
Lo schema non è frutto della mia fantasia, ma l’ho recuperato dal sito La Torre di Cotone quando dovevamo creare con le nostre mani il presepe con l’uncinetto. Ogni settimana dovevamo realizzare un personaggio o un’ambientazione ma, per una serie di motivi, non sono riuscita ad ultimarlo in tempo assieme a tutti i partecipanti, così con tranquillità, quando ho un po’ di tempo, cerco di recuperare il tempo perso.
I consigli del sito sono stati proficui sotto tutti i punti di vista, come ad esempio per assembrare i mattoni per il muretto ci suggerisce: “per dare l’idea di un muretto a secco ho deciso di cucire solo la parte posteriore del mattone”. Il risultato finale non spicca nella foto, ma dal vivo, se lo guardiamo in lontananza, appare come un muretto a secco, e non è piatto e privo di significato come potrebbe sembrare senza provare a cucire  i mattoni.

venerdì 15 luglio 2016

La capanna della Natività fatta a mano con l'uncinetto

Il presepe creato interamente a mano con l’uncinetto si sta arricchendo.
Il progetto ideato dal sito “La Torre di Cotone” e iniziato nel 2015, oltre ai personaggi principali, prevede anche la realizzazione della capanna per la natività. Eseguire il lavoro non è stato semplice e veloce, e durante tutto il periodo di lavorazione ho affrontato diversi ostacoli determinati dalla grandezza della capanna, dalla quantità del cotone da acquistare fino all’assembramento delle parti.
La capanna è costituita dalla base (ho immaginato l’interno coperto dall’erba), il tetto e le colonne.
Il primo ostacolo che ho affrontato è stato quello di chiarire il dilemma delle dimensione della capanna perché, contando i giri e i punti dello schema, mi sono accorta che era troppo piccola per ospitare tutti i personaggi della natività; così, prendendo appunti ho aumentato tutti i giri: per la base si prevedevano 13 giri invece ne ho lavorato 21, per il tetto ho lavorato 22 giri anziché 15, per le colonne sono passata dai 33 giri previsti dallo schema ai 50 per non coprire i visi con il tetto.
Il grattacapo più grave che ho incontrato è stato la lavorazione del tetto perché, per stare dritto, dovevo irrobustirlo immergendolo nell'acqua mischiato con la colla per poi darle la forma: non l’avevo mai sperimentato in prima persona e prima di iniziare l’operazione mi sono documentata. Inoltre, dopo il trattamento anche se stava dritto, il tetto tendeva a pendere davanti e per eliminare il difetto, all’ultimo momento, ho dovuto lavorare un’altra colonna e poi, così come è stato preventivamente suggerito dal sito, ho avvolto la parte che cedeva con il filo di ferro zincato.
Un altro problema che ho dovuto affrontare riguarda l’assembramento delle colonne. All’inizio non ho seguito il suggerimento e ho cucito le colonne direttamente alla base imbottendole come da prassi, ma ho dovuto cambiare strategia e mettere in atto il consiglio dell'amministratrice del sito perché con il peso del tetto (e sottolineo in assenza di vento) tendevano a cascare da una parte all’altra della base; e per eliminare gli ostacoli, ho seguito passo dopo passo tutti i suggerimenti del sito: “inserire all’interno di ciascuna colonna una striscia di cartoncino arrotolato su sé stessa, in modo che all’interno rimanga un foro dove poi andremo ad inserire uno spiedino”.

martedì 5 luglio 2016

XIII edizione del Festival Letterario di Gavoi

La XIII edizione dell’Isola delle Storie si è conclusa, e nel momento in cui si pronuncia la parola fine, si pensa immediatamente alla prossima edizione.
Quest’ultima edizione è stata dedicata a Pinuccio Sciola scomparso prematuramente; mentre nelle magliette rosse dei volontari, questa volta, c'era scritto una frase famosissima di Antonio Gramsci “Odio gli Indifferenti”.
Questa edizione verrà ricordata a lungo per un imprevisto non calcolato da tutti noi tale da farci pensare al peggio: la pioggia. E si, non è stata invitata e all’improvviso è apparsa creando piccole pozzanghere nei tendoni. Ma noi non ci siamo allarmati più di tanto: è comparsa all’improvviso ed è andata via senza creare disagi, in altre parole si è affacciata, ha creato scompigli per un po’ ed è partita verso altre destinazioni. Anche i musicisti non si sono preoccupati: hanno continuato a suonare fino a quando qualcuno ha suggerito di sospendere lo spettacolo fino alla “partenza” della pioggia.