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martedì 26 novembre 2013

La speculazione edilizia

Il mese di agosto del 2013 è ancora impresso nella nostra memoria. Non possiamo dimenticare il fuoco appiccato dai piromani, la distruzione del paesaggio sardo, ettari di bosco bruciati in poche ore e l’evacuazione di intere famiglie e della colonia penale. Con il cambio della stagione, dopo il fuoco, è arrivata la pioggia, però non per annaffiare i nostri campi, ma per annientare interi territori: la vita di esseri umani e degli animali, case, esercizi commerciali, imprese, agricoltura, strade, ponti, tutto. Le nuvole hanno scaricato in poco tempo una quantità di acqua pari a sei mesi di pioggia e tutti ci chiediamo se è da considerare come un evento eccezionale. La risposta dei geologi e dei climatologi è sempre la stessa, c’è un collegamento diretto tra:
cemento, fuoco, disboscamento, un uso sconsiderato del territorio, costruzione di case, di ponti, di strade in luoghi non adatti, territorio fragile, cambiamento del clima.
Il mio intento non è analizzare l’argomento, ma dopo il cataclisma che ha investito alcuni territori della Sardegna, circa 70 comuni, è doveroso ricordare l’intenzione dell’attuale amministrazione regionale di stravolgere in peggio il Piano Paesaggistico Regionale, il Ppr del 2006 n. 82, considerato in Italia fra i più avanzati perché valuta il territorio, il paesaggio della Sardegna, come un bene pubblico non negoziabile. L’esecutivo di centro destra della Regione Sardegna ha approvato “in via preliminare” l’atto di aggiornamento e di revisione del Ppr. Leggendo i documenti si capta l’intenzione di aprire nuovamente le porte al cemento. L’opinione pubblica si deve indignare di fronte a simili iniziative. 
 
Gli argomenti approfonditi prima e dopo l’esondazione dei fiumi da chi avvalora la necessità di una correzione immediata (in peggio) del Ppr e le frasi di coloro che commentano i fatti dell’alluvione come un destino o un fatto naturale, mi ricordano il libro “La speculazione edilizia” di Italo Calvino.


 
"Si tratta di una storia ambientata in un'ignota località della riviera ligure, nella quale Quinto, un giovane intellettuale che lavora in una grande città del Nord, personaggio che Calvino definisce semiautobiografico, fa ritorno. Siamo nel mezzo degli anni cinquanta, in un'epoca di bassa marea morale e Quinto, in una crisi di pensiero dovuta ai cambiamenti e al malessere sociale e intellettuale da essi causato, si trova a reagire attraverso la repressione delle sue naturali inclinazioni: mettendo in secondo piano il suo impegno intellettuale, si mette in affari, per sentirsi al passo coi tempi; così diventa socio di un impresario di cattiva fama dedito alla speculazione edilizia, collaborando ad ingrigire lo spettacolo paesaggistico della riviera ligure. Questa vicenda è definita dall'autore storia d'un fallimento: Quinto attua un processo di mimesi dello spirito dei tempi corrotti, spinto quasi da un desiderio di fallimento, perché in questo gioco sono sempre i peggiori che vincono" ( Tratto da Wikipedia).


Per approfondire l’argomento sulla speculazione edilizia consiglio due libri:

Il partito del cemento. Politici, imprenditori, banchieri. La nuova speculazione edilizia di Ferruccio Sansa e  Marco Preve, editore Chiarelettere


 
La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l'Italia e il suo futuro di Garibaldi, Massari, Preve, Salvaggiulo, Sansa, editore Chiarelettere

Immagini tratte dal web

2 commenti:

  1. Certo! Un bene pubblico è PUBBLICO...e in questo caso deve essere intoccabile. Questi partiti più ci mettono le mani più l'ambiente si sporca.Ma io dico che l'ambiente si ribellerà anche al cemento,perchè un cataclisma naturale non si ferma di fronte a nulla.La natura è autonoma,ed è per questo che la voglimo così com'è:intatta,conservata e pronta per essere ammirata

    Lorenzo

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    1. Si. Il suolo della Sardegna è un bene pubblico non negoziabile. Ma a molti non interessa. Troppi interessi economici. Ciao

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